MANIFATTURA

Nasce a Bologna il primo modello di credito per la filiera industriale 4.0

di Ilaria Vesentini


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(Bloomberg)

3' di lettura

«Da tempo cercavamo uno strumento per diffondere le tecnologie 4.0 lungo la filiera. Perché non sono i champion ad avere problemi di ascolto e credito per finanziare lo sviluppo digitale, bensì le Pmi subfornitrici, tassello chiave per la nostra competitività. Oggi ce lo abbiamo». Così Sonia Bonfiglioli, presidente del gruppo bolognese Bonfiglioli (leader nella meccatronica), presenta il primo progetto concreto di un nuovo modello sistemico per finanziare lo sviluppo di filiere manifatturiere 4.0, di cui si è fatta promotrice assieme a BNL-Gruppo BNP Paribas e Porsche Consulting al fine di supportare investimenti di medio-lungo termine in tecnologie digitali da parte dei subfornitori.

«Questo è solo il primo step di un percorso che segna un nuovo modo di fare credito e un nuovo rapporto tra banca e piccola impresa organizzata in filiera: diventiamo partner mirati e veloci che offrono un sostegno sia finanziario sia consulenziale di lungo periodo alla Pmi per permette un upscale e rendere quindi più forte e resiliente tutto il tessuto territoriale. Ed è un percorso che si può estendere a tutte le filiere e a tutto il Paese», sottolinea Regina Corradini D’Arienzo, responsabile divisione Corporate banking di BNL-Gruppo BNP Paribas- che ha stanziato 2 miliardi di euro per il piano “Filiere 4.0” e che assicura «non lasceremo fuori nessuno, dal grande al piccolo fornitore».

«È un progetto pilota molto importante perché riguarda uno degli elementi cardine del nostro contesto territoriale, cioè la filiera. Anche in chiave futura la nostra capacità competitiva è strettamente correlata alla capacità di gestire il tema filiera. Le aziende più piccole, che pure sono parte della filiera, non sono supportate dal punto di vista finanziario e faticano a trovare risorse per investimenti digitali: poter avere una certificazione di filiera mirata aiuta enormemente l’iter in quanto consente di avere un rating elevato», rimarca il presidente di Confindustria Emilia, Alberto Vacchi, assicurando il sostegno dell’associazione al progetto.

«A differenza della trasformazione lean o dell’internazionalizzazione dove rileva la capacità della singola impresa di cambiare paradigma, sul 4.0 la singola azienda non può far nulla se non è parte di un ecosistema all’interno del quale si dialoga e si marcia tutti alla stessa velocità e noi oggi in Emilia abbiamo catene del valore e dinamiche economiche ideali per fare da modello nel Paese», aggiunge Bonfiglioli. Che nel ruolo di champion capofila della filiera meccatronica ha messo a disposizione di Porsche Consulting tutto il suo parco fornitori in Italia per una mappatura e una scrematura, al fine di individuare le Pmi pronte al salt0 4.0 dal punto di vista industriale, finanziario e di potenzialità digitale.

Sul 4.0 la singola azienda non può cambiare paradigmase il suo ecosistema non marcia alla stessa velocità

«Abbiamo analizzato 180 fornitori strategici di Bonfiglioli, con 15mila addetti sul territorio nazionale e un fatturato complessivo di 4 miliardi - spiega Giulio Busoni, partner di Porsche Consulting - e fatto un assessment di quelli “industria 4.0 ready” per maturità tecnologica, digitalizzazione potenziale, cultura aziendale. BNL a sua volta ha misurato la capacità finanziaria dei fornitori e alla fine siamo arrivati a un primo panel di dieci fornitori, divisi in due gruppi». BNL sta iniziando ora a finanziare i piani di sviluppo 4.0 delle prime cinque Pmi.

La sfida 4.0 per le coop industriali
Nel frattempo sempre nel Bolognese, ma a Imola nella sede del colosso meccanico Sacmi, anche il sistema cooperativo ha affrontato il tema della sfida digitale, in occasione dell’assemblea nazionale delle Coop industriali dal titolo “Il 4.0 è la locomotiva d’Italia”, alla presenza dei ministri Giuliano Poletti (Lavoro) e Carlo Calenda (Attività produttive). Parola d’ordine «governare il cambiamento», per trasformare la rivoluzione digitale in una reale occasione di crescita non solo per l’impresa ma per il lavoro. «Il nostro sistema manifatturiero cooperativo vale in Italia 540 imprese, 20mila addetti, 5 miliardi di giro d’affari e sta trainando il cambiamento all’interno di un area Lavoro del mondo Legacoop che conta invece quasi 3mila imprese, 200mila occupati e 18 miliardi di giro d’affari», spiega Maurizio De Santis, responsabile nazionale delle Cooperative industriali. Un sistema che ha già al centro l’“operaio imprenditivo” capace di fare proprio il cambiamento, in quanto socio-lavoratore. «Ma bisogna passare dal concetto di Industria 4.0 a quello di Impresa 4.0 perché la rivoluzione non ha confini settoriali e l’interconnessione non riguarda solo la fabbrica ma i sistemi di lavoro - precisa De Santis - così bisogna estendere temporalmente gli incentivi del Piano 4.0 perché i processi di transizione richiedono tempo». Il Movimento cooperativo italiano chiede una rappresentanza nella Cabina di regia di Industria 4.0 al pari di Confindustria e Rete Imprese Italia ed è pronta a fare la propria parte per la creazione di uno o più Digital Innovation mirati alla cooperazione».

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