VERSO LE REGIONALI

Nasce il correntone Di Maio per blindare Conte e frenare Casaleggio

La tregua per rafforzare il premier e l’asse con il Pd, resta il nodo delle elezioni regionali

di Manuela Perrone

M5s, Di Maio: serve leadership forte, legittimata da voto

La tregua per rafforzare il premier e l’asse con il Pd, resta il nodo delle elezioni regionali


4' di lettura

I fatti: Luigi Di Maio, tornato nelle piazze, nel ruolo di tessitore di un patto tra le correnti per stabilizzare il Movimento e blindare la premiership di Giuseppe Conte. Davide Casaleggio sempre più isolato e inviso ai parlamentari, con i suoi fedelissimi che lavorano sotto traccia per la leadership di Alessandro Di Battista. E infine una schiera di circa 50 deputati governisti sul piede di guerra, che attraverso il capogruppo Davide Crippa (che però smentisce di essere stato “ambasciatore” e grida al «tentativo di dividerci») hanno lanciato un ultimatum al capo politico reggente, Vito Crimi: «Il Movimento ha bisogno di una direzione chiara, già prima del voto del 20 e 21 settembre. Se non arriverà, siamo pronti a creare un gruppo autonomo». Naturalmente a sostegno dell’esecutivo.

La visita romana di Casaleggio

Il M5S è una polveriera pronta a esplodere. La visita romana di Casaleggio non ha fatto che esacerbare gli animi. Mercoledì il presidente dell’Associazione Rousseau (nonché Ceo della Casaleggio Associati) si è chiuso nelle stanze della comunicazione M5S alla Camera per vari colloqui (anche con Crimi e Di Maio), ma senza neppure incontrare il direttivo. Uno sgarbo che ha suscitato proteste e irritazione. Ieri in un bar non lontano da Palazzo Chigi il figlio del cofondatore del Movimento ha avuto un lungo colloquio con Massimo Bugani, numero uno del Movimento in Emilia Romagna e capo staff di Virginia Raggi in Campidoglio. Altro passaggio che ha insospettito, letto come la prova di un piano per lanciare Di Battista alla guida del M5S.

L’attivismo di Di Maio

Ma ci sono tutti gli altri con cui fare i conti. Di Maio, innanzitutto. È l’ex capo politico quello che più di ogni altro si sta spendendo per promuovere il Sì al taglio dei parlamentari in vista del referendum, pronto a intestarsi la vittoria (mentre la prevista ennesima performance non brillante alle regionali sarà scaricata prevedibilmente su Crimi e sui vertici territoriali). La base sta rispondendo. A Galatina, in Puglia, la piazza era piena nonostante l’assenza della candidata governatrice Antonella Laricchia. Un calore che a Di Maio serve per affiancare al profilo istituzionale di ministro degli Esteri, e ai contatti nazionali e internazionali che ne derivano, quello di leader che «ha lasciato il vuoto», come sostengono gli uomini a lui più vicini.

Il cambio di rotta dell’ex capo politico

Il suo cambio di rotta, nelle ultime settimane, è stato evidente: ha indossato le vesti di pompiere quando c’era da spegnere incendi, ma soprattutto ha abbracciato la linea della «leadership collegiale forte» caldeggiata sin dalle prime battute da Paola Taverna, da Roberto Fico, da Roberta Lombardi, dai parlamentari critici di “Parole guerriere” (l’anima fondata da Dalila Nesci che nei giorni scorsi ha chiesto lo stop alla «stagione dei caminetti» e ai blitz su Rousseau) e da tutti i ministri convinti che il futuro del Movimento si giochi nel fronte progressista insieme al Pd, come Stefano Patuanelli e Federico D’Incà. Al tempo stesso, Di Maio ha dovuto suggellare un patto di lealtà con Conte: difendere il premier (il cui sponsor principale è stato sempre Beppe Grillo) per difendere il governo. Tanto più ora che c’è la sfida del Recovery Plan da 209 miliardi da raccogliere.

Lo spettro delle regionali

Si cammina sulle uova, anche perché una sconfitta del Pd alle regionali potrebbe terremotare la maggioranza. I mediatori lavorano a una soluzione per evitare strappi plateali ovvero scissioni: un voto su Rousseau subito dopo le elezioni per far scegliere agli iscritti la forma della leadership, collegiale o singola. Si confida nel successo della prima opzione (dalla quale poi potrebbe nascere la figura di un primus inter pares), richiamo nostalgico dell’ormai defunto Movimento «orizzontale». A quel punto la decisione sul “chi” inserire sarebbe più facile e la squadra potrebbe essere presentata per la ratifica online senza troppi mal di pancia. «Entrerebbero tutti i big», spiega una fonte qualificata. «Taverna, Di Maio, Fico o un deputato a lui vicino come Giuseppe Brescia, Chiara Appendino in rappresentanza del mondo degli amministratori locali, lo stesso Crimi, Stefano Buffagni come voce del Nord». E Di Battista? «Se vorrà. Ma vorrà?». E Casaleggio? «Proverebbe a spingere la socia di Rousseau Enrica Sabatini». Che è già parte di quel «team del futuro» (la squadra dei facilitatori finita presto nel dimenticatoio) rilanciato proprio da Casaleggio mercoledì per minimizzare la necessità di cambiamenti.

Il destino della piattaforma Rousseau

Dallo schema resta però fuori il nodo dei nodi: cosa fare della piattaforma Rousseau, che la maggioranza dei deputati e dei senatori chiede di sottrarre a Casaleggio. La strada di trasformarlo in «fornitore esterno di servizi» si sta scontrando con molti ostacoli pratici. Ed estrometterlo del tutto, secondo chi studia il dossier, è quasi impossibile, per come sono strutturate le scatole cinesi del Movimento. Casaleggio è legato a doppio filo all’Associazione Rousseau dall’atto costitutivo firmato nell’aprile 2016 anche dal padre Gianroberto (rivelato dal Foglio quasi due anni dopo), che affida a Davide il ruolo di plenipotenziario. Casaleggio è anche il cofondatore, con Di Maio allora capo politico, dell’associazione “Movimento 5 Stelle” fondata a dicembre 2017. E lo statuto M5S riconosce Rousseau come lo strumento informatico attraverso cui l’associazione consulta gli iscritti e convoca gli organi associativi. In sintesi: per sganciare Casaleggio bisognerebbe rivoluzionare l’intera architettura Cinque Stelle. Per quello i pontieri sono all’opera per trovare un’intesa, che passi anche per una riduzione dei 300 euro al mese che ogni eletto deve a Rousseau. Sempre più odiati, sempre meno versati.

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