Rigenerazione

Nasce Edera, il primo centro italiano per l’edilizia «verde»

L’impresa sociale costituita da Ance, Redo e Fondazione Housing Sociale attorno ad una proposta di Thomas Miorin, vuole aprire nuove rotte per la riqualificazione profonda degli edifici per ridurre drasticamente bollette ed emissioni, riqualificare le periferie e rendere più produttivo il comparto delle costruzioni

di Paola Pierotti

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I punti chiave

  • Accelerare la rigenerazione ambientale
  • I partner internazionali
  • Il contesto
  • Cosa succede a Bruxelles

5' di lettura

L’onda verde europea raggiunge il settore delle costruzioni italiano e la filiera risponde organizzandosi, passando dalla competitività alla collaborazione. Si moltiplicano le iniziative, e pubblico e privato fanno squadra. Gli obiettivi? Portare innovazione nel mercato dell’edilizia, accelerare i tempi, far dialogare la filiera integrando imprese di costruzioni e manifattura, gestire con efficienza il processo già a partire dal cosiddetto Design for Manufacturing and Assembly (progettazione per la fabbricazione e l’assemblaggio), fare squadra con i grandi player dell’energia.

Tra i tanti soggetti in campo c’è Cdp, anche con la sua divisione “Infrastrutture e Pubblica Amministrazione” ad esempio sul tema della scuola, con ricadute sulla logistica e la rigenerazione dei quartieri, che studia modelli di efficientamento e affianca le Pa fin dalla fase di progettazione. Audis nei mesi scorsi si era fatta promotore di un progetto con Enel X, Eni Gas e Luce, Tep Energy Solution del gruppo Snam e con alcune amministrazioni comunali, per la riqualificazione di complessi immobiliari pubblici.

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Da anni si contano le iniziative-pilota, come quella promossa da Legambiente “Civico 5.0” tesa a riconvertire 30mila condomini all’anno, fino al 2030, tendendo ad un risparmio annuale di 400 milioni di euro in bolletta per le famiglie, con una media di 620 euro ad unità abitativa, con ricadute dirette sull'emissione di Co2 ma anche sull'incremento dei valori immobiliari fra il 5% e il 15 per cento.

Accelerare la rigenerazione ambientale

Ultima novità, presentato in queste ore (e anticipato sul Sole 24 ore il 21 dicembre 2020) il primo centro italiano nato per accelerare la decarbonizzazione e la rigenerazione dell'ambiente costruito, si chiama Edera ed è un’impresa sociale costituita da Ance, Redo sgr e Fondazione Housing Sociale attorno ad una proposta di Thomas Miorin, che si propone di aprire nuove rotte per la riqualificazione profonda degli edifici in modo da raggiungere tre obiettivi: ridurre drasticamente bollette ed emissioni, riqualificare le periferie e rendere più produttivo il comparto delle costruzioni.

Un’iniziativa in linea con gli obiettivi del Recovery Fund in grado di valorizzare gli investimenti nella riqualificazione del patrimonio pubblico come una nuova politica industriale per l'edilizia.Edera nasce da lontano, capitalizzando altre esperienze (come quelle del Gbc, di Habitech, Rebuild) e, grazie alla spinta decisiva dei soci (capofila è Redo con il 49% delle quote), ha trovato la forza di nascere grazie a Fondazione Cariplo che «ha supportato la sua nascita per la sua intrinseca capacità di abilitare e al contempo accelerare i processi di riqualificazione urbana – afferma Sergio Urbani, direttore generale di Fondazione Cariplo – un ulteriore tassello per continuare nel percorso avviato con l’housing sociale e per contribuire, anche attraverso nuove soluzioni tecnologiche, alla difesa dell'ambiente e delle componenti più fragili della comunità». Si spinge sull’incontro tra manifattura e mondo della produzione edile, «sarà un progetto di ricerca e sviluppo, con un focus sulla digitalizzazione per coordinare il lavoro di tutti – ha commentato Urbani – che diventerà attività di impresa, trovando un equilibrio tra la capacità di generare ricavi e i costi dei progetti. Edera sarà un veicolo no profit, una piattaforma neutra, un programma di innovazione aperto e condiviso».
Thomas Miorin uno dei fondatori e ceo di Edera spiega il modello di business: «saremo un soggetto abilitante, non un costruttore, ma un centro di ricerca che faciliterà le relazioni per trovare nuove soluzioni, creando condizioni per la replicabilità».

Edera si presenta contando di mettere in pipeline dei progetti concreti a stretto giro: «incontreremo – ha detto ancora Miorin – gestori e proprietari di patrimonio immobiliare, proporremo di investire su un pilota, con un extra-costo per sostenere l’innovazione, aggregando via via le imprese che vorranno aderire». L’orizzonte rimane il Pnrr, i 30 miliardi da investire sulla riqualificazione del patrimonio.

I partner internazionali

Due le strade con partner internazionali: quella del retrofitting quando si tratta di intervenire sul costruito, utilizzando il modello della olandese Energiesprong (che in Olanda è nato come programma finanziato dal governo e ad oggi ha riqualificato 7mila alloggi sociali a energia zero e senza costi aggiuntivi per i residenti) e già diffuso in altri paesi europei e internazionali, e quello della piattaforma per incentivare l’offsite, facendosi supportare da Bryden Wood che ha affiancato anche il governo inglese per incentivare l’industrializzazione nei processi edilizi (per incidere fortemente sull'aspetto strutturale che pesa per l'80% in termini di embodied carbon). «Investiremo nella ricerca di soluzioni con l'obiettivo finale della decarbonizzazione – ha aggiunto Miorin – coniugando innovazione con la scalabilità. Il target sono i 16 milioni di alloggi da riqualificare in Italia e l'edilizia residenziale pubblica può essere il primo passo».
«Vediamo in Edera un player capace di introdurre soluzioni sistemiche e replicabili, adatte ai bisogni di una domanda aggregata focus sulle periferie in cui l'attuale valore al mq non consente margini per attivare processi di riqualificazione degli immobili e dei quartieri» conferma l’amministratore delegato di Redo sgr Fabio Carlozzo, proseguendo l’impegno della società che ha portato a termine le prime sperimentazioni concrete del cosiddetto “Progetto 10mila”.
E ancora, «con l’orizzonte del 2050, 30 anni di gestione sono un elemento dell’equazione da tenere sotto controllo».

Il contesto

«Il mercato delle costruzioni sta cambiando – conferma Lorenzo Bellicini, direttore tecnico del Cresme – è un settore che ha un forte problema di produttività: basti pensare che circa il 30-40% del progetto entra in discussione nel momento in cui si realizza, si corregge strada facendo e i costi dell’errore diventano problematici. Non solo – dice – accade che il costo dell’errore sia anche un modello di redditività». Si aggiunga che «la filiera e le leadership sono frammentate, è un mercato di mercato con bassi margini o altri eccezionali a seconda delle fasi del ciclo immobiliare, è urgente trasferire l’innovazione all’interno della filiera» e quindi scaricare a terra parole chiave come digitalizzazione, sostenibilità, economia circolare, resilienza, scienza dei materiali, blockchain o Iot.
Il Recovery Fund e il Pnrr per l’Italia sono l’opportunità, anche per integrare la micro-domanda e le micro-imprese che oggi caratterizzano il mercato. È tempo dell'aggregazione, per fare in modo che i singoli progetti puntuali, pilota e sperimentali, facciano quella che si chiama rigenerazione urbana, interventi diffusi che effettivamente aiutano a raggiungere il target della decarbonizzazione entro il 2050.

Cosa succede a Bruxelles

L’eurodeputato Simona Bonafè ricorda al Sole 24Ore cosa si sta muovendo a Bruxelles nell’ambito della decarbonizzazione del patrimonio edilizio. «Sul fronte delle risorse pubbliche con la nuova flessibilità conseguente alla pandemia si é aperto lo spazio per iniziative come l'ecobonus al 110% in Italia. E considerando le finestre Green di Next Generation Eu e del Recovery Facility, i piani nazionali – racconta l’europarlamentare – hanno lo spazio per prevedere da qui ai prossimi anni iniziative che vanno nella stessa direzione. Sul fronte delle risorse private, molto si sta muovendo a livello legislativo per dare indicatori e soglie con valore legale, al fine di garantire solidità e impatto ambientale degli investimenti».
Sul fronte degli investimenti privati un altro passo avanti importante da parte dell’Ue sta per arrivare con la prossima pubblicazione dell’atto delegato dedicato al contrasto ai cambiamenti climatici, nell'ambito del regolamento per facilitare gli investimenti sostenibili. Simona Bonafè fa riferimento alla cosiddetta Tassonomia. «Gli indicatori e le soglie contenute diventeranno parametri per le imprese di settore quotate in borsa o per le realtà che intenderanno finanziare i propri investimenti sul mercato dei capitali, puntando sulla finestra investimenti sostenibili».
Sul tema è intervenuto, nell’ambito dell'ambito della presentazione di Edera, anche il vicepresidente dell’Ance Piero Petrucco che è anche vicepresidente della Federazione europea dell’industria delle costruzioni (Fiec): «non è un tema fermo a Bruxelles che non ci deve riguardare, per avere accesso alle risorse bisognerà offrire soluzioni e prodotti che siano realmente sostenibili, niente green washing. Da qui si modellerà il sistema degli investimenti per capitalizzare le risorse messe a disposizione dall’Ue».

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