arte & Periferie

Nasce ICA Milano, un nuovo centro per le arti in uno spazio industriale

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli


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Antonio Ottomanelli, Baghdad, Baghdad Zoo n1 - from “Great Baghdad Garden” series 2010-2014, Analog photography, Traditional analog film RA-4 Type Print, 70 x 60 cm Edition of 7 + 1AP, Courtesy of the artist and Montrasio Arte Gallery

5' di lettura

Cresce l'attesa per ICA Milano , il nuovo centro per le arti (Istituto Contemporaneo per le Arti) che inaugura il 24 gennaio in Zona Ripamonti (via Orobia 26), non lontano dalla Fondazione Prada . Abbiamo chiesto al presidente ICA Lorenzo Sassoli de Bianchi e al direttore Alberto Salvadori, già direttore del Museo Marino Marini di Firenze, dell' Osservatorio per le Arti Contemporanee della Fondazione CR di Firenze e curatore delle sezioni Estabilshed Masters e Decades di Miart , di raccontarci che tipo di spazio sarà, con quale programma e con che budget.

Presidente Sassoli, produrrete opere e sosterrete gli artisti?
Certo! ICA Milano nasce da appassionati d'arte: curatori, esperti museali, collezionisti con l'intento di guardare alla cultura non come consumo, ma come produzione. E' un progetto no profit che, a differenza delle tendenze attuali, vuol privilegiare i contenuti rispetto al contenitore, senza “lustrini” ma attento alla sostanza in un'ambientazione volutamente scarna, povera, disadorna per dare forza alla ricerca artistica più autentica e alle opere, che , in molti casi, saranno prodotte.

I fondatori metteranno in mostra opere della loro collezione privata?
Niente di più lontano dalla vocazione di ICA che, ripeto, non sarà un un contenitore espositivo ma un luogo di produzione. Per quanto mi riguarda ho deciso di mettere a disposizione la mia lunga esperienza museale al MAMbo per contribuire a creare un luogo dedicato alle arti, non solo quelle visive, che oltre a sperimentare sia un elemento di aggregazione rivolto particolarmente ai giovani.

E l'aspetto finanziario che sempre più riguarda l'arte contemporanea?
Noi saremo quanto di più lontano dal mercato e dal commercio dell'arte. Ovviamente cercheremo finanziamenti ma solo da chi condividerà lo spirito di ICA volto ad un ecologia delle arti del tutto svincolata dalla speculazione. E' un' iniziativa che crescerà se ci saranno condivisione e partecipazione ma senza nessuna velleità museale o celebrativa. Insomma, un luogo del pensiero e della riflessione iniziando proprio da “Apologia della storia” che è già in sé un manifesto del nostro progetto.

Direttore Salvadori come è nata l'idea del centro?
ICA Milano nasce dall'iniziativa di cinque persone, accomunate dall'amore per l'arte e dalla volontà di dare vita a un progetto che sia condivisibile con la comunità. Insieme abbiamo deciso di iniziare questo progetto. Le persone coinvolte sin dall'inizio sono Lorenzo Sassoli de Bianchi, Enea Righi, Giancarlo Bonollo e Bruno Bolfo assieme ad altri che discretamente ci accompagnano e aiutano fin dai primi passi. È un progetto inclusivo dove tutti possono trovare spazio in termini di aiuto e collaborazione.

    Perché a Milano?
    Milano è il luogo ideale dove costruire un progetto come questo, per la sua anima solidale, intraprendente e imprenditoriale; è il contesto giusto per dare vita a una realtà di relazione tra arricchimento intellettuale e solidarietà. Anche in questo sta il piacere d'essere parte di una grande città come questa, che ha fatto della cultura - che è uno strumento potente per generare sviluppo e senso di appartenenza - un punto fondamentale nel disegno della Milano del presente e del futuro. La pluralità e la cultura sostengono l'idea di una città aperta, limitandone la chiusura e favorendone l'afflato internazionale. L'area dove sorgerà ICA rappresenta tutto questo e noi stiamo piantando un albero che speriamo cresca forte e rigoglioso e ci sembrava giusto farlo in una parte della città dove il terreno appare fertile.

    Dove si troverà il centro e che tipo di spazio occuperà?
    Il centro sorge nel quartiere Ripamonti, un luogo in divenire, come noi. ICA occupa uno stabile industriale degli anni ’30, strutturato su due piani per un totale di 700metri quadri. Abbiamo scelto di non affacciare sulla strada con un ingresso dedicato, bensì di condividere con altri lo spazio di lavoro, per cui ci troviamo all'interno di un cortile dove da anni esistono varie attività commerciali, manifatture, laboratori, un via vai di furgoni e capannoni di stoccaggio merci.

    Quale sarà il profilo del centro?
    ICA è un Istituto dedicato alle arti, per questo sarà animato da un programma di appuntamenti, approfondimenti e iniziative non esclusivamente incentrato sulle arti visive. Cercheremo di analizzare i punti di incontro e le logiche di queste sintonie tra diversi linguaggi, pratiche o ricerche attuate.

    Qual è il programma del primo anno? Qualche esempio di mostre o artisti che saranno esposti?
    Inauguriamo i nostri spazi con la collettiva “Apologia della storia – The historian's craft” che curo insieme a Luigi Fassi, direttore del MAN di Nuoro . La mostra raccoglie l'opera di 13 artisti internazionali di età e generazioni differenti, presentati in Italia raramente (tra cui Yto Barrada, Lothar Baumgarten, James Lee Byars e Ryan Garden, ndr); come rivela il titolo, si ispira a un volume fondamentale di Marc Bloch, figura centrale della cultura moderna. Lo storico francese è stato di ispirazione per generazioni di studiosi, artisti e intellettuali, cui ha mostrato le molteplici possibilità di analizzare e raccontare senza giudicare la realtà che ci circonda. Per me, così come per Luigi, Bloch (insieme a Braudel) è stato una grande passione dei tempi dell'Università e ci siamo ripromessi che un giorno avremo lavorato a un progetto sull'eredità della sua opera. La metodologia formulata da Bloch, la sua particolare visione, sono valide tutt'oggi e, anche inconsapevolmente, generazioni di artisti, studiosi e critici gli sono debitori.
    Successivamente, nel mese di marzo, presenteremo altre due esposizioni. Una monografica dello scultore svizzero Hans Josephsohn e una mostra più piccola sulla storia della Galleria L'Ariete, che costituisce la prima edizione di una serie di appuntamenti dedicati all'approfondimento della vicenda che ha interessato le gallerie italiane, ripercorrendola tramite i loro archivi.
    Inoltre, stiamo mettendo a punto una scuola di filosofia per l'arte, un programma dedicato al cinema, iniziative estive e una serie di progetti inclusivi che coinvolgano anche persone affette da malattie del sistema nervoso e chi se ne prende cura.

    Apologia della storia – The historian's craft, a cura di Alberto Salvadori e Luigi Fassi

    Apologia della storia – The historian's craft, a cura di Alberto Salvadori e Luigi Fassi

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    Avrà una collezione?
    No, siamo un istituto di ricerca e centro di produzione, la collezione non è la nostra mission.

    È prevista una collaborazione con i collezionisti?
    Sì, anche perché la nostra storia, così come la nostra storia dell'arte passata e contemporanea, sono state fatte sempre assieme ai collezionisti che sono parte essenziale del processo creativo. Non vanno letti e visti meramente seguendo un'ottica di carattere economico; il collezionista ha e ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella pratica degli artisti. Inoltre, quasi tutti quelli che sostengono ICA Milano fin dall'inizio sono collezionisti dal un forte senso civico.

    Chi sono i soci sostenitori della fondazione privata?
    I soci della Fondazione ICA Milano sono Lorenzo Sassoli de Bianchi, Enea Righi, Giancarlo Bonollo, Bruno Bolfo e il sottoscritto. Abbiamo inoltre due collaboratrici eccellenti Chiara Nuzzi e Margherita Rossi e fin dall'inizio ci hanno sostenuto diversi amici con cui condividiamo la medesima passione per questo progetto, come Franco Broccardi, Luciano Giorgi, Paola Manfredi, Damiana Leoni, Dallas Studio Design, Ivan Frioni.

    Esiste un consiglio direttivo e se si da chi è formato e la durata?
    Esiste un board costituito dai soci fondatori composto da me, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Enea Righi, Giancarlo Bonollo, Bruno Bolfo, che ha la durata di cinque anni.

    Come si finanzia il centro e qual è il budget a disposizione?
    Al momento, che l'Istituto è agli inizi, si finanzia grazie al mecenatismo di alcune persone, poi abbiamo delle aziende che si sono avvicinate a noi credendo nel progetto e dopo la nostra apertura speriamo che in molti vogliano essere parte di ICA. Il meccanismo è molto semplice: basta scriverci, venirci a trovare, andare sul sito, on line dal 24 gennaio, dove si trovano tutte le modalità di adesione. Il principio è quello che ogni euro che entra esce per attività e niente altro. Il budget al momento è piccolo, ma ICA Milano è progettata per rimanere di dimensioni medio-piccole con un principio ecologico, ossia la dimensione e le attività devono corrispondere alla capacità progettuale e non viceversa.

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