Oltre le Doc

Nasce il comitato dei Super Tuscans per tutelarne storia e valore

Unione tra 16 produttori chiantigiani per preservare e valorizzare l’esperienza storica dei vini toscani di qualità, anche attraverso un accordo con Intesa Sanpaolo

di Silvia Pieraccini

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2' di lettura

I rossi “supertuscan” rialzano la testa, per ricordare al mercato che sono stati loro – negli anni Settanta e soprattutto Ottanta del secolo scorso – a imboccare per primi in Toscana la strada dell'alta qualità, catturando l'attenzione degli operatori mondiali del settore e contribuendo alla rinascita del vino italiano.

La rivoluzione partì dal territorio del Chianti Classico, perché è lì che i produttori scelsero di rinunciare a utilizzare la Doc esistente, con i suoi vincoli di varietà di uve e di affinamenti, scommettendo su “vini da tavola” che puntavano all'eccellenza, e che avevano un prezzo di gran lunga superiore ai vini della denominazione (a Bolgheri invece, dove nacque il prezioso Sassicaia, all'epoca non esisteva alcuna Doc). Fu la stampa anglosassone, verso la metà degli anni Ottanta, a coniare il nome “supertuscan” dando riconoscimento e valore a un fenomeno che oggi appare un po' dimenticato.

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È anche per questo che i 16 produttori chiantigiani che per primi crearono questi vini si sono uniti in un’associazione – Comitato Historical Super Tuscans, il cui fondatore d’onore è Piero Antinori, presidente Paolo Panerai, vicepresidente Davide Profeti – che vuol preservare e valorizzare quell’esperienza, per farla diventare storia. E vuol tornare a promuovere i vini ’supertuscan’ grazie a un accordo con Banca Intesa Sanpaolo che assicurerà consulenza e servizi finanziari.

Alcuni dei fondatori di Historical Super Tuscan

I 16 soci fondatori dell’associazione (produttori di ’supertuscan’ prima del 1994, quando nacque l’Igt Toscana sotto cui oggi si presentano al mercato) sono San Felice, Antinori, Montevertine, Castello di Monsanto, Castellare di Castellina, Isole e Olena, Badia a Coltibuono, Querciabella, Castello di Fonterutoli, A&G Folonari, Riecine, Felsina, Castello di Volpaia, Castello di Ama, Castello di Albola e Brancaia.

Tra i ’supertuscan’ creati da queste aziende ci sono nomi come il Tignanello (1971, Antinori), le Pergole Torte (1970, Montevertine), Concerto (1981, Castello di Fonterutoli), L’Apparita (1985, Castello di Ama), Brancaia il Blu (1988, Brancaia).
L’associazione, presentata a Firenze, si dichiara aperta all'ingresso di altri produttori. «L’obiettivo è far conoscere questa storia unica – ha detto Panerai – i ’supertuscan’ non sono una denominazione di legge ma una denominazione di mercato e hanno stimolato la modifica del disciplinare del Chianti Classico che ha consentito di affiancare ai vitigni locali i vitigni internazionali».

La storia dei supertuscan è frutto di un’intuizione dell’enologo Enzo Morganti, che per primo comprese la necessità di puntare all'alta qualità e decise che poteva farlo solo rinunciando alla Doc Chianti Classico e al suo rigido disciplinare, accollandosi il rischio di fare un vino da tavola (seppur con le uve provenienti dai vigneti Doc). L'idea si concretizzò nel 1968 con il lancio del Vigorello della tenuta San Felice. Il resto è storia, quella che l'associazione vuole cristallizzare e raccontare ai giovani.

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