MADE IN

Nasce l’Index per il Made in Italy, dal fashion alla meccanica

di Filomena Greco

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(Stefano Capra)


2' di lettura

Si chiama Italian Index Identity. È un indicatore di “italianità” nato in seno al Comitato «Made in» dei Giovani imprenditori di Confindustria e grazie all’esperienza di Italian Identity, presentato a margine dell’assise di Torino organizzata in conclusione del mandato del presidente uscente Marco Gay. Ha come partner tecnici RINA Services – società del Gruppo attiva nella classificazione, test, ispezione e servizi di certificazione – e Agroqualità Spa, società di certificazione specializzata nel settore agroalimentare, oltre al sistema delle Camere di Commercio. E promuove il «saper fare» italiano.

Al centro, il tema della battaglia a vantaggio dell’autentico Made in Italy tanto nel settore agroalimentare, tra i più esposti, che nei comparti della meccanica. Cinque le industry individuate, in sostanza le quattro A della manifattura italiana – Abbigliamento, Arredamento, Automazione industriale e Agroalimentare – a cui si aggiunge il sistema della cultura e del turismo. Circa 200 le aziende mappate nel quadro dell’iniziativa nata dalla collaborazione tra giovani industriali promotori di «Mappiamo l’Italia» e l’esperienza dell’Organismo Italian Identity. Con una attenzione tutta centrata sulla filiera.

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«L’obiettivo – spiega Marco Masselli, consigliere del GGI dell’Unione Industriale di Torino, sostenitore dell’iniziativa e fondatore dell’organismo Italian Identity – non sarà soltanto tutelare il prodotto, ma trovare e riunire tutti i professionisti del saper fare italiano. Insieme e coesi si può davvero fare la differenza all’estero».

L’indice punta dunque a sostenere e promuovere il saper fare italiano sui mercati internazionali valorizzando le eccellenze. Dal punto di vista tecnico-scientifico, la membership alla community dell’Index è soggetta a un controllo iniziale, a campione, e a verifiche periodiche da parte del Comitato Italian Identity Index, sulla base di una matrice di risck based con un audit, indipendente e di terza parte. «Non è stato semplice, ma abbiamo creato una community molto attiva – racconta Marco Camuccio, vice presidente di Italian Identity –all’interno della quale abbiamo inserito aziende e professionisti determinati a Made in Italy dall’Italian Sounding».

Le aziende con più informazioni certificate verranno riconosciute come più qualificate e saranno anche le più visibili. Ogni azienda avrà una sua scheda dove potrà aggiungere tutte le informazioni utili a dare più visibilità a impresa e prodotti. Una operazione di brand identity che fa leva su un indice verificato: il simbolo dell’’Italian Identity non viene apposto sui singoli prodotti o sul packaging e non rappresenta una certificazione di qualità classica. «È piuttosto un sigillo con cui si afferma di essere parte attiva di una rete di networking che produce nel rispetto della tradizione italiana» chiarisce Camuccio.

Brand connect

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