energia

Nasce a Marghera un maxi-deposito per il gas naturale

di Barbara Ganz

(Agf)

3' di lettura

Parlare di sviluppo compatibile e di nuovi investimenti a Marghera è sembrato a lungo un controsenso. Un progetto firmato da due gruppi industriali che qui operano da oltre 50 anni rimette invece quest’area al centro, valorizzandone le potenzialità logistiche, infratrutturali, industriali. Decal Spa e San Marco Gas (sister company di S. Marco Petroli) hanno dato vita alla new company Venice Lng per puntare sul più importante combustibile alternativo al petrolio e ai suoi derivati, il Gnl (il gas naturale liquefatto), energia più pulita e affidabile.

Con un investimento di 100 milioni l’obiettivo è realizzare a Porto Marghera un deposito di stoccaggio costiero, che favorirà l’uso del combustibile da una posizione strategica sia per le rotte di acqua che di terra. All’uso del Gnl al posto dei carburanti tradizionali si devono benefici ambientali su più fronti: dall’eliminazione quasi totale delle emissioni di ossidi di zolfo (- 95%) a un taglio delle polveri sottili Pm10 nell’ordine del 90%. Il progetto di Venice Lng prevede di usare un’area di proprietà di Decal Spa, a fianco all’esistente sito di stoccaggio di oli, lungo il Canale Industriale Sud, su terreni bonificati precedentemente utilizzati per la movimentazione del cemento.

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È prevista l’installazione di un serbatoio a pressione atmosferica con capacità massima di stoccaggio di 32mila metri cubi, realizzato con la migliore tecnologia disponibile (full containment), che sarà alimentato da navi gasiere di piccola e media taglia (massimo 30mila metri cubi); la distribuzione sarà invece garantita attraverso autocisterne e metaniere di piccola taglia (bettoline). Il deposito - per il quale è prevista una fase di cantiere di 2 anni circa, con l’impiego di circa 100 operai specializzati - restituirà un utilizzo a un’area industriale dismessa «con un impatto ambientale- si legge nella presentazione - che può essere considerato minimo e comunque al di sotto dei limiti stabiliti dalla normativa».

«Assumendoci un grande rischio imprenditoriale, investiamo qui i frutti del lavoro delle nostre filiali estere, sapendo che ci vorranno anni prima di andare a regime e avere un ritorno: vogliamo che Porto Marghera sia protagonista della transizione energetica verso combustibili più puliti» afferma Gian Luigi Triboldi, presidente e ad di Venice Lng. Con lui, nella sede di Confindustria Venezia, il presidente degli industriali Vincenzo Marinese ricorda che «quest’area può tornare al centro degli investimenti, come dimostrano i contatti in corso con grandi gruppi cinesi».

Lo studio di fattibilità dell’impianto e i risultati dell’analisi preliminare sugli effetti legati a scenari incidentaliconfermano la «piena compatibilità territoriale del deposito Venice Lng con le aree circostanti ed escludono la possibilità di un “effetto domino”». Il metodo seguito vuole essere quello della condivisione e massima trasparenza «in un dialogo continuo con la comunità - sottolinea Triboldi –. Per questo sto incontrando e continuerò a incontrare gli interlocutori rappresentativi della comunità locale, raccontando loro il progetto ancora prima dell’avvio in autorizzazione al ministero dello Sviluppo economico. Continueremo a farlo anche dopo, durante la procedura di Via, dimostrando che l’impianto adotta i migliori standard tecnologici al mondo per garantire il minor impatto ambientale».

La fase autorizzativa dovrebbe durare circa un anno. Le disposizioni europee – per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti – impongono la creazione entro il 2025 di un sistema di rifornimento Gnl per le navi e per i veicoli pesanti lungo la rete centrale di trasporto transeuropea (Ten-T). Il porto di Venezia è uno dei Porti italiani identificati dall’iniziativa GAINN_IT promossa dal ministero dei Trasporti e per promuovere la diffusione del Gnl nel settore trasporti: «Poter offrire il rifornimento alle navi anche con gas naturale - spiega Pino Musolino, presidente Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale - ci offre un vantaggio competitivo nei confronti dei porti che non hanno ancora progettato questo genere di impianti».

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