oltre gli stereotipi

Nasce Uoman, marchio inclusivo e senza taglie che fa anche formazione al femminile

Numeri aboliti, sono gli stili personali a orientare gli acquisti. E si può anche accedere a corsi di formazione, che magari porteranno a un lavoro. I fondatori di Uoman raccontano la filosofia e le ambizioni di un marchio nato per emancipare il modo di vestirsi

di Chiara Beghelli


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3' di lettura

«Inclusività»: è questa forse oggi la parola più potente nel mondo della moda. Determina crisi come quella di Victoria’s Secret, con le sue sfilate di modelle dai fisici talmente perfetti da sembrare alieni, oppure successi, come quello di SavagexFenty, linea di lingerie apprezzatissima proprio perché include anche i fisici molto più terrestri. Reali. Diversi, molteplici. Unici.

Per questo, quando la famiglia Gangarossa (che gestisce i negozi di Piazza Italia e Doppelganger, ma ha nella sua lunga esperienza anche collaborazioni con Benetton e Max Mara) ha pensato di lanciare un nuovo marchio di abbigliamento femminile, ha voluto immediatamente eliminare l’elemento più uniformante: le taglie. Ed ecco che Uoman, questo il nome del marchio, è il primo che propone delle silhouette, degli stili, ma senza numeri.

«Volevamo proporre qualcosa di diverso - commenta Barbara Tirotti, direttrice creativa di Uoman -, mettere la donna al centro, riconoscerle la libertà di sentirsi bene con ciò che preferisce. Ci sono persone che, pur magre, amano vestirsi comodamente, e persone dal fisico più morbido che amano capi attillati. Uoman dà a tutte la possibilità di vestirsi secondo come ci si sente meglio».

I fit sono cinque, come cinque sono le lettere che danno vita a Uoman, ognuna l’iniziale di un nome femminile (Ulla, Olga, Margò, Altea, Nora). Non essendoci taglie, anche il personale di vendita delle boutique è stato formato in modo specifico, «con una particolare attenzione alla capacità empatica e quella di comunicare», spiega G uido Gangarossa, 31 anni, che ha il ruolo di cfo del marchio, basato fra Catania e Roma. Personale che indicherà alle clienti anche la postazione social, pensata per ogni negozio, in cui farsi ritrarre con l’outfit scelto, immagine che verrà postata sul sito di Uoman e sui suoi canali social per 48 ore.

Il negozio Uoman a Catania

Ma non è solo questo l’aspetto più innovativo di Uoman, e forse neppure il più importante: «Abbiamo dato vita alla Fondazione Uoman che organizzerà appuntamenti formativi con professionisti dedicati alle donne, per dar loro dei suggerimenti che potrebbero diventare spunti lavorativi, o solo per alimentare degli hobby - prosegue Giuliano Gangarossa, direttore commerciale del marchio -. Ogni acquisto fatto nei nostri negozi, a prescindere dall’importo, darà diritto a un pass per seguire un primo corso formativo nella città dove si trova la boutique. Per accedere agli altri bisognerà effettuare più acquisti per un certo importo. Quello che vogliamo fare è valorizzare la fidelizzazione, non solo delle nostre clienti, ma anche di chi collabora con noi. E in ogni caso, per ogni acquisto effettuato, 10 centesimi saranno devoluti alla Fondazione, per alimentare i suoi progetti».

Un progetto lodevole anche alla luce degli ultimi dati sull’occupazione femminile in Italia: secondo la Fondazione Openpolis, con il 52,5% l’Italia è al penultimo posto in Europa (subito prima della Grecia) per i livelli di occupazione femminile, con una media di 66,5 occupate ogni 100 donne tra 20 e 64 anni. E al Sud questo divario è ancora più ampio.

I prezzi delle creazioni (che comprendono abbigliamento e accessori come scarpe e bijoux) saranno accessibili, coerentemente con l’obiettivo di inclusività di Uoman: «Chiaramente per poterlo fare lavoriamo anche con produttori all’estero, ma l’anima e lo stile sono del tutto italiani. E non risparmiamo sulla qualità, cercando di usare il più possibile fibre naturali», prosegue Tirotti . «Per i prezzi, abbiamo scelto di evitare le formule con i “virgola 99” e di proporre invece cifre chiare e piene», nota Giuliano Gangarossa.

Uoman ha appena inaugurato la sua prima boutique, su Corso Italia a Catania. Ed è imminente anche la prima apertura a Roma, in Piazza Cola di Rienzo. «Abbiamo già in programma anche inaugurazioni a Busto Arsizio e a Siracusa, ma anche a Milano, per arrivare a cinque entro gennaio», dice Guido Gangarossa. Gli obiettivi sono molto ambiziosi: «Puntiamo a 60 negozi entro i prossimi cinque anni, distribuiti su tutto il territorio italiano, da Nord a Sud: anche questa per noi è inclusività. Entro lo stesso periodo vorremmo portare il fatturato a 40 milioni di euro e abbiamo intenzione di assumere 200 persone».

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