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Nasce «Your italian hub» per il made in Italy negli Usa

Il magazine i-Italy che da oltre dieci anni racconta in inglese l'Italia e gli italiani agli americani confluisce in una nuova società di comunicazione integrata con Colavita Group

di Riccardo Barlaam


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3' di lettura

NEW YORK - Un hub con diverse competenze per portare negli Stati Uniti il meglio del made in Italy del food e non solo. È stata presentata all’Ice di New York “Your Italian Hub”, società che nasce dalle costole del magazine i-Italy, il giornale che negli Stati Uniti da oltre 10 anni racconta in lingua inglese l'Italia e gli italiani agli americani.
Una newco che nasce dall’esperienza del network editoriale omonimo e di Colavita Group, tra i maggiori importatori e distributori di prodotti italiani negli Stati Uniti, per offrire un portfolio di servizi personalizzati di comunicazione alle aziende italiane che operano o si affacciano sul mercato americano.
«Con i-Italy abbiamo sempre proposto agli americani un racconto integrato dell'Italia: dei suoi prodotti, della sua cultura, del suo territorio. Negli anni la testata si è evoluta da mezzo di informazione a produttore di comunicazione, raggiungendo centinaia di migliaia di americani che esprimono un forte desiderio di Italia. Oggi portiamo questa esperienza in un contenitore più grande e più ambizioso, che abbiamo chiamato Your Italian Hub», spiega Letizia Airos, direttore responsabile di i-Italy e co-fondatrice della nuova società con gli imprenditori Enrico e Giovanni Colavita, la giornalista Francesca Di Matteo, il consulente d'impresa Paolo Siniscalco e il professor Ottorino Cappelli.
Un centro di professionalità che collaborano per comunicare e promuovere al meglio l'Italia e il made in Italy. Al cuore della nuova società, la comunicazione e l'internazionalizzazione, termini che il direttore dell'Ice-Italian Trade Agency di New York Maurizio Forte definisce un «binomio inscindibile»: «Gli Stati Uniti sono il terzo mercato di destinazione per i prodotti italiani, eppure, fatta eccezione per le zone costiere e forse il Texas, si ha ancora scarsa conoscenza dei prodotti italiani», dice Forte. «Questo perché nell'impostazione tradizionale, con cui operano molte imprese e a volte anche le istituzioni italiane, si parte dalla produzione, poi si passa alla distribuzione e infine si giunge alla comunicazione. Oggi non può essere più così. La comunicazione va messa al centro . Subito dopo la produzione bisogna pensare alla comunicazione».
Dello stesso avviso Giovanni Colavita, ceo di Colavita Usa, che da importatore e distributore di grandi brand italiani individua nella carenza di comunicazione il vero problema delle aziende italiane sul mercato internazionale. “La mia esperienza mi ha mostrato come troppo spesso anche grandi marchi, eccellenze del made in Italy, abbiano difficoltà a posizionarsi bene all'estero. Pensare che essere grandi a casa propria voglia dire essere automaticamente conosciuti altrove, ha portato all'errore più grande: non investire in una corretta comunicazione. Il copia-e-incolla della comunicazione italiana nella lingua straniera crea danni irreparabili”.
E' questa presa di coscienza che ha spinto il Gruppo Colavita a mettersi in gioco in questa nuova sfida di Your Italian Hub, come ha dichiarato il “decano” della famiglia, Enrico Colavita: “Ho sempre creduto che fosse vitale per l'internazionalizzazione delle imprese italiane realizzare una rete capace di presentarsi con una comunicazione studiata su misura per il paese target. Per questo – conclude – assieme ai miei giovani figli e nipoti ho preso la decisione di essere tra i co-fondatori, di Your Italian Hub”.
Spiegano il senso dell'iniziativa le parole del direttore di i-Italy, Letizia Airos che ricordano il cambiamento che con Internet stanno vivendo i media in tutto il mondo: “In questi anni siamo diventati sempre più consapevoli di come sia oggi strategico integrare informazione e comunicazione. E' stata una scelta-non scelta quella di unire il giornale alla newco di comunicazione, perché questo è un processo che attraversa l'editoria in tutto il mondo, condiviso da tutte le testate giornalistiche “tradizionali”, in carta, in video e online. Credo però che questo passaggio, preso con consapevolezza, possa diventare una bellissima ed interessante sfida. In due parole: il futuro”.
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