le date essenziali

Nascita, caduta e ripresa: la cronaca di un progetto difficile

(AFP)

2' di lettura

L’Alluvione del 1966
Venezia rischiò di sparire

Il 4 novembre 1966, mentre l’Arno straripava e allagava Firenze, nelle stesse ore l’acqua alta raggiunse un livello mai più toccato, 196 centimetri. L’Adriatico in tempesta sconvolse le antiche protezioni costruite nel ’700 dalla Serenissima e infuriò in laguna, mentre i fiumi in piena rovesciavano acqua e fango. Le perdite economiche furono altissime, innumerevoli i beni culturali e artistici colpiti, ma soprattutto la città cominciò a spopolarsi. Oggi nel centro storico abitano meno di 50mila veneziani.

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La legge speciale del 1973
La salvaguardia della città

A partire dal 16 aprile 1973, quando fu approvata la Legge Speciale che avviò il processo di salvaguardia, la città di Venezia è stata al centro dei progetti per proteggerla dall’inquinamento e dall’acqua alta. È degli anni ’80 la prima forma compiuta di Progettone, cioè un sistema di dighe mobili a scomparsa che potessero chiudere fuori dalla laguna l’acqua alta. I lavori furono affidati a un consorzio di imprese, il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato. Ne seguirono anni di spese dissolute e generose

Il via ai lavori del 2003
Lavori faraonici

Il 14 maggio 2003 il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, inaugurò l’apertura dei cantieri. Per una decina d’anni il Consorzio Venezia Nuova ha gestito in modo molto generoso il flusso di denaro pubblico finché non è stato interrotto nel 2014 dalle inchieste giudiziarie. Il Consorzio è stato posto sotto la vigilanza diretta dei commissari dell’Autorità anticorruzione e della Prefettura di Roma, d’intesa con il Provveditorato alle opere pubbliche e, dove necessita, con il consiglio della Procura.

L’ultimo miglio
L’opera quasi completa

Sono state completate le paratoie alle bocche di porto di Punta Sabbioni, Chioggia e Malamocco e si stanno posando le ultime 11 paratoie per San Nicolò. In tutto saranno 78 paratoie a scomparsa. Perché il Mose funzioni manca la parte impiantistica, che già fra un anno consentirà di sperimentare le prime difese dall’acqua alta.
C’è una similitudine forte con l’aeroporto di Berlino Schönefeld, che con una spesa di 1,5 miliardi di euro doveva essere consegnato nel 2005 ma finora sono stati spesi 5,5 miliardi e non è ancora funzionante.

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