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Nascono i patti territoriali dell’alta formazione delle imprese

La misura del decreto Aiuti prevede 290 milioni di euro per gli anni 2022-2025 per il co-finanziamento alle università

di Claudio Tucci

(Murrstock - stock.adobe.com)

2' di lettura

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 contenente «Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina», cosiddetto decreto Aiuti, nascono i «Patti territoriali dell’alta formazione delle imprese». La misura è pensata per promuovere l’interdisciplinarità dei corsi di studio e la formazione di profili professionali innovativi e altamente specializzati in grado di soddisfare i fabbisogni espressi dal mondo del lavoro e dalle filiere produttive nazionali, migliorare e ampliare l’offerta formativa universitaria anche attraverso la sua integrazione con le correlate attività di ricerca, sviluppo e innovazione.

La misura

Per garantire un co-finanziamento statale a queste iniziative sono stati stanziati complessivamente 290 milioni di euro, di cui 20 milioni nel 2022 e 90 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2025, che verranno ripartiti con un Dpcm.

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Spingere il link tra università e imprese

L’obiettivo principale della norma è incentivare le università a costruire sinergie e aggregazioni e, in forma associata, “stipulare Patti con imprese”, enti o istituzioni di ricerca pubblici o privati, con pubbliche amministrazioni e società pubbliche per realizzare specifici progetti per la formazione di nuove professionalità nei settori e nelle filiere in cui sussiste un'insufficiente presenza di forza lavoro qualificata rispetto alla relativa domanda, con particolare riferimento alle discipline Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) anche integrate con altre discipline umanistiche e sociali.

I progetti

I progetti possono anche prevedere iniziative per sostenere la transizione dei laureati nel mondo del lavoro e la loro formazione continua e a promuovere il trasferimento tecnologico, soprattutto nei riguardi delle piccole e medie imprese. In particolare, possono presentare progetti le università che hanno sede in regioni che presentano parametri inferiori rispetto alla media nazionale in merito al numero di laureati rispetto alla popolazione residente nella Regione interessata dal Patto, al tasso di occupazione dei laureati a tre anni dalla laurea, al numero di laureati in Regione diversa da quella di residenza sul totale dei laureati residenti nella Regione interessata dal Patto.

Messa: offerta formativa più aderente ai bisogni del territorio

«È un nuovo strumento nel solco delle politiche che stiamo mettendo in campo per incentivare una programmazione dell'offerta formativa più aderente ai bisogni del territorio e che sia focalizzata sulla formazione di una classe dirigente orientata all’integrazione tra l’impresa e la pubblica amministrazione», ha detto il ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. «I patti territoriali hanno l’obiettivo di facilitare al massimo il dialogo tra università e contesto territoriale, con l’obiettivo di arginare il fenomeno delle asimmetrie tra differenti aree d’Italia nel sistema della formazione superiore e la conseguente mobilità per studio e lavoro». La misura prevede che i vari progetti, proposti e definiti dalle università che saranno capofila, siano sottoposti alla valutazione di una Commissione composta da cinque membri, due individuati dal ministro dell’università e della ricerca, e gli altri tre indicati uno ciascuno rispettivamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal ministro dell’economia, e dal ministro dello Sviluppo economico.

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