Bisturi e selfie

«Naso nuovo e meno pancia»: tra i maschi italiani è boom di ritocchi estetici

Nell'Italia quinta al mondo per trattamenti estetici (dopo Usa, Brasile, Giappone, Messico), cresce il numero di ritocchi maschili: un naso nuovo, meno pancia, via le rughe

di Chiara Palmerini


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3' di lettura

Articolo tratto da IL Magazine

Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e ritoccati. Con quasi un milione di procedure ufficiali (ma pare che debba stimarsi tre volte tanto il sommerso che sfugge alle statistiche), l'Italia è il quinto Paese al mondo per numero di trattamenti cosmetici, chirurgici e non. Ci superano Stati Uniti, Brasile, Giappone e Messico, ma per ricorso al botulino antirughe siamo terzi, quarti per punture e riempimenti a base di acido ialuronico.

Sono i dati più aggiornati, riferiti al 2017, della Società internazionale di chirurgia plastica estetica (Isaps), l'unica che monitora globalmente questo settore. Nel 15 per cento dei casi, i pazienti che si presentano alla porta del chirurgo estetico sono maschi. Per alcuni trattamenti, come la blefaroplastica che risistema palpebre cadenti e borse sotto gli occhi, la percentuale sale al 22 per cento, e addirittura al 26 nel caso di interventi per il rimodellamento della mandibola. Altri dati, da incrociare con questi: l'intervento per la ginecomastia (la riduzione del tessuto ghiandolare e adiposo nelle mammelle), esclusivamente maschile, è aumentato del 3 per cento, la rinoplastica, altro intervento in cima alle preferenze, dell'11 per cento, la liposuzione dell'8 per cento.

Nell'era dei selfie, anche se magari si continua a farlo di nascosto o ci si pone il problema di come giustificare eventuali lividi e cambiamenti improvvisi, il ricorso a bisturi o a punturine per sembrare più giovani e migliorare l'aspetto è all'ordine del giorno.

Gli uomini sono meno diretti, anche con se stessi. Se vogliono rifarsi il naso, l'alibi è quasi sempre: “Mi devo operare perché non respiro bene”, e per molti altri interventi sono spesso indecisi e quasi in imbarazzo»


«In Italia, negli ultimi dieci anni, la popolazione di pazienti maschili è aumentata del 9 per cento per gli interventi chirurgici, e del 13 per cento per i trattamenti non invasivi», dice Pier Francesco Cirillo, presidente della Associazione italiana chirurgia plastica estetica (Aicpe). «Se prima non si prendeva neppure in considerazione l'idea, ora è diventato normale voler correggere certi difetti: il naso troppo grosso, le maniglie dell'amore, le palpebre pesanti», conferma Marco Klinger, professore di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all'Università di Milano e responsabile dell'unità operativa di chirurgia plastica all'Humanitas di Rozzano (Milano).

A dettare il tipo di richiesta è l'età. La correzione del naso è un desiderio soprattutto dei più giovani. Tra i 40 e i 50 anni si vuole porre rimedio al grasso sui fianchi e sulla pancia, mentre soprattutto dopo i 50 aumentano le richieste di trattamenti anti-età. «Molto richiesto il laser per eliminare macchie, capillari, rughe superficiali, e poi il botulino e le infiltrazioni di acido ialuronico», osserva Valerio Cervelli, direttore dell'unità di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

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Che tipo di pazienti sono gli uomini dal bisturi facile? «Non sono i nostri pazienti ideali», scherza Cirillo. «Una donna tende a rivolgersi al chirurgo plastico quando ha già intenzioni e desideri chiari. Gli uomini sono meno diretti, anche con se stessi. Se vogliono rifarsi il naso, l'alibi è quasi sempre: “Mi devo operare perché non respiro bene”, e per molti altri interventi sono spesso indecisi e quasi in imbarazzo». «In realtà non c'è via di mezzo», risponde Klinger «C'è il perfezionista pragmatico, che segue scrupolosamente tutte le indicazioni, per risolvere il problema presto e bene, e quello maniacale». Del resto ironizza (ma non troppo) Cervelli: «Non è un mistero che la chirurgia estetica sia il braccio armato della psichiatria».

I riferimenti estetici sono però chiari e condizionati da ruoli, professioni, immaginario televisivo e social. «Oggi è piuttosto superata una fisicità legata al volume muscolare, ma si insegue il corpo sportivo, performante, come quello degli atleti: muscoli allungati e definiti, elasticità e agilità», spiega Viviana Fabozzi, formatrice della Federazione italiana fitness. «Le discipline più adatte per ottenerla sono il functional training e il calisthenics, una forma di ginnastica a corpo libero». È l'ideale greco della bellezza e della forza. Praticamente irraggiungibile, se non si è sportivi di professione. Ma, tra la scrivania e il divano, almeno ci si prova.

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