meccanica

Profilmec, multinazionale tascabile nata in un garage come Apple

di Carlo Andrea Finotto


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2' di lettura

Storia di un’azienda nata in un garage e che si è imposta a livello internazionale. Non è la Apple di Steve Jobs e Steve Wozniak, ma un’azienda meccanica piemontese, specializzata in tubi e profilati in acciaio. Non new economy, quindi, ma piena old economy, nel senso migliore del termine: una di quelle realtà “nascoste” del made in Italy, nate grazie all’ingegno e all’intraprendenza di un imprenditore e cresciute grazie alla perseveranza. Una di quelle realtà capaci di superari i confini prima regionali e poi nazionali, imponendosi come una realtà internazionale.

Prima di diventare un gruppo da 300 milioni di fatturato con una crescita del 6% rispetto all’esercizio 2017, la Profilmec, “classe” 1961, era davvero un “prototipo ante litteram” di una startup nata in un garage. Infatti, l’avventura dell’azienda destinata a diventare una “multinazionale tascabile” inizia proprio in un garage di corso Roma a Moncalieri, alla periferia di Torino, dove, ricorda il fondatore Giuseppe Bottanelli, «spesso la troncatrice volante della prima profilatrice si bloccava e il tubo continuava a uscire alla velocità di 20 metri al minuto, e uno degli operai doveva metterselo in spalla e trasferirsi in strada perché all’interno non c’era lo spazio, mentre un altro provvedeva a fermare il traffico».

La storia imprenditoriale di Bottanelli è una sorta di romanzo d’altri tempi. Classe 1937, bresciano della Val Camonica – il territorio degli antichi Camuni – prima di approdare all’acciaio e alla meccanica ha fatto di tutto: dal fattorino al venditore di libri, da importatore di cotone dall’America a costruttore di barche; senza contare le “parentesi” come pilota di elicotteri e di auto in importanti gare automobilistiche. Per non farsi mancare nulla il fondatore della Profilmec si è occupato anche di trasporti: aerei e su gomma. Una passione che torna, quest’ultima, visto che il primo impiego di Giuseppe Bottanelli è, appena dopo la licenza media, nella ditta di trasporti fondata dal padre Giovanni e dallo zio Antonio.

Siamo all’inizio del “boom economico”, quello vero. Il futuro patron della Profilmec lavora e studia alle scuole serali per diplomarsi e si ripromette «di diventare indipendente, imprenditore». Così è stato. Parafrasando Adriano Celentano, quel “ragazzo ne ha fatta di strada”. Dal garage di Moncalieri a un gruppo con 500 dipendenti e otto stabilimenti, che esporta il 59% della produzione, in particolare in Germania (quasi il 20%), Francia (8,5%) e Spagna (7,5%). Un gruppo che è stato chiamato dalla Fiat dell’Avvocato a fornire i paraurti della 500, quella “originale”, che ha messo in auto l’Italia.

Oggi, a oltre 80 anni, Giuseppe Bottanelli continua a presentarsi in ufficio alle 7 del mattino e pensa a «raddoppiare il fatturato». Come? «Grazie alla trasversalità dell'acciaio – il gruppo spazia dall’automotive all’arredamento, da biciclette e motocicli a giocattoli –, al reciproco scambio di informazioni con i potenziali clienti. Sono queste – dice Bottanelli – le armi vincenti che, abbinate a un aumento sensibile del valore del marchio, ci consentiranno di restare protagonisti in un contesto globalizzato».

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