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Superbonus, salta il tetto Isee di 25mila euro per le villette

Intesa tra governo e maggioranza anche sull’accesso all’Ape sociale degli edili con 32 anni di contributi. Verso una proroga di tre mesi dello stop di Cosap e Tosap per bar e ristoranti

di Marco Mobili e Marco Rogari

Manovra: bollette in 10 rate contro i rincari, torna il bonus tv

5' di lettura

Nessun voto: su un qualsiasi articolo e neppure su un qualsiasi emendamento. La manovra è stata varata dal governo l’ormai lontano 28 ottobre: da allora il Parlamento non si è ancora mai minimamente pronunciato sul testo. Eppure le lancette corrono veloci. La data del 31 dicembre che segna lo spartiacque dall’esercizio provvisorio si avvicina a grandi passi. Maggioranza e governo, solo dopo settimane di incontri e trattative, alla fine dell’ennesima tornata di riunioni, hanno raggiunto l’intesa per approvare emendamenti riformulati sul superbonus e su Ape sociale. Si va verso una proroga di tre mesi dello stop di Cosap e Tosap per bar e ristoranti, mentre è ancora sul tavolo l’aumento a 10mila euro del bonus mobili.

In Parlamento ancora nessun voto sulla manovra

La Camera vedrà transitare il testo per non più di 2 o 4 giorni, tra il 27, o il 28, e il 30 dicembre e sarà chiamata a un compito meramente notarile apponendo il sigillo finale senza poter in alcuno modo modificare l’articolato.

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Superbonus, salta tetto Isee

L’intesa raggiunta dopo settimane di trattative sulla riconfigurazione del superbonus del 110% si tradurrà lunedì 20 dicembre nella riformulazione degli emendamenti presentati in commissione Bilancio al Senato. L’intesa raggiunta prevede la possibilità di accedere al 110% per la riqualificazione energetica o la messa in sicurezza delle singole unità familiari fino al 31 dicembre 2022. Proroga che non sarà più vincolata al limite reddituale dei proprietari, ormai noto come tetto Isee di 25mila euro introdotto dal governo nel disegno di legge di bilancio. Non solo. Il limite dei lavori da rispettare scende dal 60% al 30% e il vincolo temporale diventa il 30 giugno 2022. Così come chiesto dal Movimento 5 Stelle gli interventi agevolati con il 110% sulle villette non saranno più vincolati all’abitazione principale.

Ape sociale, per gli edili accesso con 32 anni di contributi

Come anticipato dal Sole 24 Ore, maggioranza e governo hanno perfezionato l’intesa per approvare un emendamento riformulato con cui sarà consentito ai lavoratori del settore dell’edilizia di accedere all'Anticipo pensionistico sociale (Ape sociale) con 32 anni di contributi, e non più 36, e 63 di età anagrafica. La Commissione tecnica sui lavori gravosi, presieduta da Cesare Damiano, aveva suggerito di abbassare la soglia contributiva a 30 anni. E in questa direzione andavano le proposte di modifica presentate originariamente dal Pd e altre forze politiche e le richieste dei sindacati. Ma, alla fine, il compromesso è stato raggiunto sui 32 anni mentre l'età anagrafica resta quella prevista per l'utilizzo dell’Ape sociale: appunto, 63 anni. Soddisfazione è stata espressa dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Dote da 150 milioni per misure settoriali

Il Senato invece, dove il provvedimento è di fatto in naftalina da novembre, deve ancora decidere se «regalarsi» il via libera come strenna natalizia o come viatico di un buon Capodanno, in attesa che maggioranza e governo decidano su quali cartelle (esattoriali) puntare per l’atteso rinvio dei pagamenti. Ma a condizionare la tempistica è anche il gettone da garantire ai singoli gruppi parlamentari per puntare sui propri ritocchi mirati (qualcuno a palazzo Madama le definisce maliziosamente «mini-mance»): sul piatto ci sarebbero 150-160 milioni prelevati dalla dote complessiva per il restyling (già lievitata dai 600 milioni iniziali) che fin qui non sono riusciti a soddisfare gli appetiti dei partiti. E forse non c’è da sorprendersi visto il periodo all’insegna delle abbuffate.

La tabella di marcia in formato elastico

Un aggiornamento continuo. È quello della tabella di marcia al Senato ormai in formato «elastico». Secondo il calendario originario la commissione Bilancio avrebbe dovuto concludere i lavori al più tardi il 20 dicembre per consentire al testo di approdare lo stesso giorno o quello successivo in Aula e ottenere il via libera il 21 o il 22 dicembre. A causa del perdurante impasse la «deadline» per la conclusione dei lavori è stata più volte posticipata. Il «toto-voto» indica ora la data del 23 dicembre per il sì di palazzo Madama, ma viene considerato molto probabile un ulteriore rinvio al 24 o al 27 dicembre prima di consegnare la manovra alla Camera già chiusa e «impacchettata» per essere consegnata alla Gazzetta Ufficiale.

Cartelle e nuove esenzioni

A rallentare, fino a quasi bloccarlo del tutto, il cammino della manovra a Palazzo Madama sono state anzitutto le tensioni tra maggioranza e governo per la composizione del puzzle finale delle modifiche.

Come il braccio di ferro tra il centrodestra, Forza Italia in testa e Pd sulla questione del nuovo rinvio per le cartelle esattoriali, con i Dem che hanno minacciato di ridiscutere tutto l’accordo sulla ripartizione del fondo taglia tasse da 8 miliardi nel caso in cui la proroga fosse scattata immediatamente rimettendo in discussione i saldi di finanza pubblica già fissati per il 2021. Ma a fare da freno ai lavori in commissione è stata anche la decisione di diversi ministeri di introdurre, senza quasi preavviso, alcuni interventi in sospeso, come le misure anti-delocalizzazione, il patent box e la stabilizzazione dei magistrati onorari, nel «corpaccione» della Manovra da oltre 200 articoli, che aveva già imbarcato in corso ben due decreti (quello anti-frodi sui bonus edilizi e il Dl con cui sono stati aperti gli spazi fiscali per far salire a 3,8 miliardi la dote complessiva contro il caro-bollette).

Voti senza dibattito e confronto

Eppure molti dei correttivi proposti dal Governo arrivati in Senato già chiusi con tanto di «bollino» della Ragioneria propongono temi ad alta sensibilità politica su cui il dibattito in commissione ormai è di fatto precluso. Basti pensare alla nuova curva dell’Irpef che sulla carta promette a tutti i contribuenti un taglio delle tasse. Ma così non sarà, quasi certamente, per quei contribuenti dei grandi comuni in crisi come per esempio Napoli. L’emendamento depositato dal Governo con la nuova Irpef introduce pochi commi dopo anche la possibilità per i i sindaci con i bilanci in dissesto di utilizzare la leva fiscale con l’aumento delle addizionali all’Irpef senza alcun limite. Addio così ai risparmi promessi.

L’incognita maxiemendamento

Il finale del film della Manovra al Senato è già scritto: un unico maxiemendamento su cui il governo porrà la fiducia. Ma rimane ancora un po’ di «suspanse» su come si arriverà a questo finale. Il copione originario prevede il maxiemendamento rimanga assolutamente fedele al testo uscito dalla commissione Bilancio con tutti i correttivi approvati. Ma un ulteriore allungamento dei tempi potrebbe costringere la commissione ad abbassare la saracinesca senza dare mandato di riferire in Aula ai relatori: il presidente della stessa Commissione, Daniele Pesco (M5S), che ha «inventato» per l’occasione un’inaspettata triade della quale fanno parte i due vicepresidenti, Erica Rivolta e Vasco Errani. A quel punto il governo avrebbe mano libera con il sostanziale obbligo di recuperare i propri emendamenti depositati alla «Bilancio» con il «bollino» della Ragioneria generale dello Stato.


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