ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Ferdinando Natali

Natali (Unicredit): «Investire al Sud oggi conviene di più»»

I finanziamenti, il responsabile per il Sud continentale dell'istituto di credito traccia il quadro di un Mezzogiorno in ripresa ma prevede un rallentamento

di Vera Viola

Il credit manager.Ferdinando Natali, siciliano, da luglio è il responsabile per il Sud di UniCredit Italia con il compito di coordinare la rete di Campania, Puglia, Calabria e Basilicata

4' di lettura

«Non è mai stato conveniente come adesso investire al Sud; il Mezzogiorno è la vera grande opportunità per una crescita stabile e duratura di tutto il Paese». Ne è profondamente convinto Ferdinando Natali – da pochi mesi responsabile per il Sud (Campania, Puglia, Calabria e Basilicata) di UniCredit Italia – che precisa: «Tra Pnrr, altri incentivi come Bonus, decontribuzione, Resto al Sud, ci sono numerose opportunità da cogliere».

Risorse disponibili, quante? 

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Partiamo da 2,4 miliardi del Pnrr destinati al Turismo, poi abbiamo il Fondo rotativo su cui Unicredit è pronta a partire con i finanziamenti. Il Pnrr resta la più valida opportunità che abbiamo per avviare una nuova fase per il Mezzogiorno, a cui è assegnato il 40% dei fondi, in quanto favorisce le transizioni digitale ed ecologica del sistema produttivo. Poi ci sono le Zes, finalmente operative, con 600 milioni solo per le infrastrutture. La nostra banca ha predisposto un plafond di un miliardo per sostenere gli investimenti in queste aree. Ci stiamo ponendo come partner finanziario di riferimento per le imprese che vogliono investire nelle otto Zes meridionali. E ancora...

Cos’altro?

C’è l’edilizia privata che è ripartita anche grazie ai Bonus edilizi. Poi, è vero, c’è stato il blocco delle cessioni dei crediti che si spera di superare nell’evoluzione del nuovo contesto normativo. Senza dubbio, la decontribuzione e il credito d’imposta sono stati due importanti fattori di attrazione degli investimenti. Tanto che si calcola abbiano prodotto 1 milione di nuovi posti di lavoro. Ma su questi è necessario un intervento urgente.

Ci chiarisca.

Sono entrambi in scadenza il 31 dicembre. Pertanto, visto che è noto che sono stati strumenti molto efficaci, è necessario che la proroga venga disposta con urgenza. Ci sembrano incoraggianti alcune rassicurazioni degli ultimi giorni.

E le imprese, sono pronte a cogliere queste opportunità? 

In parte ciò è avvenuto. Ma le potenzialità sono molto maggiori. In generale bisogna far ripartire la domanda per investimenti per una ripartenza del Sud che sia duratura nel tempo e per favorire nuova occupazione.

Quindi lei riscontra che, nonostante la pandemia, nonostante la guerra di Ucraina, il caro energia e il caro materiali, il Mezzogiorno nel 2022 cresce?

Vedo una forte ripresa del turismo, in quasi tutte le regioni, con la Campania in testa. E registro l’interesse di grandi gruppi a investire in questo settore, sopratutto a Napoli. Turismo, cultura e agroalimentare rappresentano un triangolo d’oro del Sud d’Italia. Devo dirle che, a mio parere, al turismo e alla cultura bisognerebbe dedicare un piano molto aggressivo che punti a colmare le lacune dell’offerta ricettiva . Il dato da cui partire è chiaro: il Sud è il luogo più ambito per le vacanze, ma l’Italia occupa solo il quinto posto in Europa per l’incoming straniero.

Ma non basta il turismo a creare sviluppo e occupazione.

È così. Ma è anche vero che i segnali positivi ci arrivano anche dal manifatturiero. Ci sono imprese eccellenti, piccole e sopratutto medie che sono diventate campioni nazionali. L’aerospazio, l’agroalimentare, il fashion, dimostrano vivacità grazie a una domanda in crescita sia in Italia che all’estero, e grazie anche agli investimenti realizzati. Anche in innovazione, in ricerca...oltre che in rigenerazione. Ciò è testimoniato anche dall’ incremento degli impieghi bancari.

Ce ne parli.

Ecco, le nostre erogazioni nel Mezzogiorno sono cresciute nel 2022. Solo per le imprese abbiamo già erogato in nove mesi circa 1 miliardo nel Sud Continentale, di cui circa il 60% in Campania, in crescita del 7,5%; in Puglia in crescita del 19%. Abbiamo già supportato diverse aziende del Sud per investimenti sulle infrastrutture portuali e per la realizzazione di gallerie ferroviarie nell’ambito dei lavori Pnrr sulla tratta dell’alta velocità Napoli-Bari, ma anche per la riqualificazione energetica di strutture alberghiere del territorio o per interventi di efficientamento della rete idrica.

E per il futuro, la Banca come si pone verso questa parte del Paese?

Continueremo a sostenere le eccellenze e a perseguire un forte radicamento sul territorio. Come abbiamo fatto diventando quest’anno nuovo main sponsor del Teatro San Carlo: investiamo nel Teatro lirico d’Europa che è un vanto del nostro Sud nel mondo. Questa è una partnership che ci riempie di orgoglio. Abbiamo investito anche nel campus di San Giovanni a Teduccio con l’obiettivo di dare slancio alla migliore innovazione del Sud, per dare nuove opportunità ai founder, alle start-up e alle tecnologie nate dal territorio. Abbiamo accompagnato 51 emissioni di Minibond nel Sud, con una prevalenza di Basket Bond Puglia che ha superato il tetto dei 100milioni e 17 emissioni del nostro Bond food Mezzogiorno in collaborazione con Sace e Nativa. Anche in questi casi ricevendo una significativa risposta dalle imprese meridionali.

Come immagina il 2023?

Temo che il vento possa cambiare. L’attuale scenario internazionale e gli effetti sui rincari dei prezzi delle matrie prime rischiano di interrompere la ripartenza post pandemica che il sistema produttivo del Paese e del Sud avevano intrapreso. Il Mezzogiorno è più esposto allo shock e rischia di subire i danni maggiori. Secondo un recente Studio previsionale della Svimez, infatti, l’aumento dei prezzi di energia e gas rischia di tradursi, per le imprese meridionali, in un aumento della bolletta annuale di 8,2 miliardi. I sistemi produttivi del Mezzogiorno soffrono di più perchè fatti di imprese più piccole che fanno meno uso di economie di scala. E anche per la presenza di settori energivori. Si percepisce anche un calo dei consumi. Ma sono ottimista perchè penso che gli strumenti di incentivazione e sostegno adottati, la risposta delle imprese e gli investimenti pubblici legati al Pnrr possano bilanciare tali effetti negativi.

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