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Natalia Goncharova, dalla Russia contro ogni convenzione

di Nicol Degli Innocenti


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Natalia Goncharova (1881- 1962). Harvest: Angels Throwing Stones on the City 1911 ( © ADAGP, Paris and DACS, London 2019)

3' di lettura

C'è tutta la Russia nella grande mostra che Tate Modern dedica a Natalia Goncharova, la prima retrospettiva in Gran Bretagna per un'artista che ha sempre voluto celebrare, preservare e interpretare le tradizioni e l'estetica del suo Paese.
Nata nel 1881, lo stesso anno di Picasso, si considerava sua pari, con lo stesso rispetto per l'arte “primitiva”, la stessa versatilità e capacità di evolvere come artista e sperimentare con stili, tecniche e materiali diversi. Cresciuta in una famiglia aristocratica nelle campagne di Tula, che poteva vantare Alexander Pushkin tra gli antenati, la Goncharova ha iniziato il suo percorso artistico rendendo omaggio alle forme stilizzate delle icone tradizionali e ai colori forti dell'artigianato folkloristico russo.

Goncharova, tutta la Russia in una mostra

Goncharova, tutta la Russia in una mostra

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Quando da studentessa di arte a Mosca ha conosciuto le opere di Cézanne, Gauguin, Derain e Picasso acquistate da collezionisti russi come Ivan Morozov, è stata fortemente influenzata dalla loro arte ma senza mai abbandonare la sua estetica russa. La Goncharova si è portata la Russia dentro anche a Parigi, dove come tanti altri emigrati russi ha passato gran parte della sua vita fino alla morte nel 1962.

La rivoluzione
Come artista dell'avanguardia è stata contrastata dalle autorità e censurata sia prima sia dopo la Rivoluzione. Nel 1910 la polizia aveva sequestrato una serie di nudi e l'aveva processata per pornografia, nel 1912 le sue opere religiose, ispirate dalle stampe popolari o “lubok”, erano state rimosse e accusate di blasfemia. Nel 1913 era diventata celebre anche all'estero per una gigantesca mostra a Mosca con oltre 800 opere. Nel 1914 aveva creato una serie di litografie dal titolo Immagini mistiche della guerra, fondendo immagini moderne come gli aerei con immagini tradizionali come gli angeli, i cavalieri dell'Apocalisse e la Vergine Maria che piange i caduti.

Contro ogni convenzione
Per tutta la vita l'artista ha respinto ogni convenzione, sia nell'arte che nell'abbigliamento (scioccando i benpensanti con abiti aperti sul seno nudo dipinto) che nella vita privata (ha vissuto tutta la vita con l'artista Michail Larionov senza mai sposarsi). Ha voluto infrangere le barriere tra arte e design, lavorando come stilista di abiti, disegnando stoffe, ricami, tappeti, carte da parati e copertine di libro, e creando scenografie e costumi per il celebri Balletti Russi di Sergej Djagilev.
Il grande impresario era un ammiratore della Goncharova: “L'artista progressiva più famosa è una donna. I giovani di Mosca e di San Pietroburgo si inchinano davanti a lei”, scrisse Djagilev.
Per seguire i balletti in tournée in Europa la Goncharova e Larionov lasciarono la Russia nel 1915 senza sapere che a causa della rivoluzione e della guerra civile il loro viaggio sarebbe diventato un esilio permanente. Vissuta a Parigi nella comunità di esuli russi, gran parte delle sue opere – 170 delle quali sono in mostra – appartengono alla galleria Tret'jakov di Mosca.
Dopo Tate Modern la retrospettiva si trasferirà in Italia, a Palazzo Strozzi a Firenze, a partire dal 28 settembre. “La nostra mostra sarà un poco diversa da quella londinese perché arricchiremo la parte sul futurismo approfondendo il tema dei rapporti della Goncharova con i futuristi italiani,” spiega Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi.
Marinetti aveva visitato Mosca e San Pietroburgo nel 1914 per tenere una serie di conferenze e diffondere il suo messaggio. La Goncharova lo aveva criticato come uomo, accusandolo di disprezzare le donne, ma già anni prima era rimasta colpita dalle sue idee sull'arte. Come altri artisti dell'avanguardia russa aveva condiviso l'interesse dei futuristi per la velocità, l'energia, il dinamismo e il ritmo pulsante del movimento, delle macchine e della città. L'influenza del futurismo si vede in quadri come “Macchina dinamo”, “Il ciclista”, “Aeroplano sopra un treno” o “Fabbrica futurista”.
Con Larionov aveva creato uno stile chiamato “luchizm” o “raggismo”, basato sull'intersecarsi e infrangersi dei raggi di sole su un oggetto e focalizzato sulla luce più che sulla rappresentazione, diventando una delle prime artiste a dipingere composizioni astratte.
Natalia Goncharova
Fino all'8 settembre 2019
Tate Modern, Londra
www.tate.org.uk @Tate#NataliaGoncharova

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