Diario di bordo dell'economia - centro studi tagliacarne

Natalità delle imprese ai livelli pre covid

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Da un punto di vista strutturale il tessuto imprenditoriale della Lombardia presenta diversi aspetti che lo contraddistinguono. Se ne evidenziano un paio. La prima connotazione è la forte diffusione delle imprese in forma di società di capitali che costituivano a fine 2020 il 36,6% del totale. Una quota che dopo quella del Lazio, dove pesa la presenza di molte società pubbliche che hanno la loro sede legale a Roma, è la più elevata fra tutte le regioni italiane. Tale fenomeno non è però uniforme su tutto il territorio regionale. La presenza di questa forma societaria è, infatti, superiore alla media nazionale nella città metropolitana di Milano - dove quasi una impresa su due è costituita in forma di capitale - e nelle province di Bergamo, Brescia, Monza e della Brianza e Varese. Ma è nettamente più bassa in altre province come Sondrio e quelle della fascia padana dove, invece, la diffusione di questa forma giuridica è paragonabile a quella del Mezzogiorno. La seconda caratteristica è data dalla forte presenza di imprenditoria immigrata che, però, si distribuisce anche in questo caso con diversa intensità sul territorio. In particolare, il fenomeno appare molto intenso nella città metropolitana di Milano e nel lodigiano mentre è più flebile a Sondrio e Lecco, con l’area valtellinese che si gioca con Cuneo e Valle d’Aosta la palma di provincia settentrionale con la minore diffusione di imprenditoria etnica. I primi sei mesi del 2021, in termini congiunturali, hanno sancito la ripresa della natalità imprenditoriale, dopo il forte calo registrato nel 2020 avvenuto soprattutto nei mesi del lockdown più duro. Il numero di iscrizioni di impresa nei primi sei mesi si è attestato in Lombardia a quota 32.471, che sebbene leggermente inferiore all’analogo periodo del 2019 (33.670), è decisamente più alto rispetto alle 24.119 aperture del primo semestre del 2020. Si tratta di numeri di deciso spessore la cui forza emerge dal calcolo del cosiddetto tasso di natalità imprenditoriale, che misura quante imprese nascono in un determinato periodo rispetto a quelle registrate all’inizio dello stesso. Questo indicatore evidenzia come la Lombardia abbia conteso, fino all’ultimo, alla Puglia la palma di regione più dinamica soccombendo di strettissima misura (3,43 contro 3,42). E, anche in questo caso, la differenziazione territoriale è un concetto ben presente. Da una parte si evidenzia l’asse territoriale Milano-Monza e della Brianza, che registra performance tali da collocarle nel novero delle dieci province italiane con i più elevati tassi di natalità, tallonate abbastanza da vicino dal polo Varese e Como. Dall’altra parte, va segnalata la debolezza della fascia padana nella quale solo Lodi fa segnare valori di natalità superiori alla media nazionale, mentre le altre province (Pavia, Cremona e Mantova) si collocano tutte al di sotto delle 3 imprese nate ogni 100 esistenti a inizio periodo.

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Il numero delle imprese in Lombardia e il confronto con l'Italia

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