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Nato allargata a Finlandia e Svezia e difesa comune Ue: 2 progetti in conflitto?

La Russia spinge i Paesi neutrali verso l’Alleanza atlantica. Per qualcuno il fenomeno si sovrappone con i tentativi di Bruxelles di razionalizzare le spese militari

dal nostro corrispondente Beda Romano

Consiglio Atlantico Finlandia: verso Nato, ma insieme con Svezia

3' di lettura

La Nato potrebbe presto estendere ulteriormente il suo raggio d’azione, accogliendo due nuovi paesi. La Finlandia si è già espressa ufficialmente, la Svezia potrebbe seguire da qui a poco. Qui a Bruxelles, dove hanno sede sia l’Alleanza atlantica che l’Unione europea, i sentimenti sono contrastanti. C’è chi saluta la prospettiva di una rafforzata cooperazione tra le due organizzazioni e chi insiste perché si prosegua comunque sulla strada di una difesa europea.L’arrivo di Svezia e Finlandia rappresenterebbe il nono allargamento della Nato.

Quanto è cresciuta la Nato

Dal 1949, il numero di paesi membri dell’organizzazione militare è salito da 12 a 30. In un libro recente (Not One Inch, Yale University Press, 2021), M.E. Sarotte studia le radici della nuova Guerra Fredda russo-americana, ricordando tra le altre cose che «la robusta politica della porta aperta» fu voluta dall’amministrazione Clinton e sancita in un vertice a Washington nel 1999. Il processo di allargamento è regolamentato dall’articolo 10 del Trattato del Nord Atlantico. L’adesione avviene per consenso degli alleati. La Turchia ha rumoreggiato in questi giorni sull’arrivo di Finlandia e Svezia e ha quindi eventualmente potere di veto. Prima del benestare definitivo, il Paese in questione partecipa al piano d’azione in vista dell’adesione, un programma che deve servire a valutare se il Paese-candidato è in grado di rispettare obblighi e impegni legati alla partecipazione alla Nato.

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Il punto di vista dei Paesi baltici

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha promesso a Helsinki e a Stoccolma un iter «senza ostacoli e veloce» (Ankara permettendo). D’altro canto, sia la Finlandia che la Svezia già collaborano con l’organizzazione militare. Spiega Benoît d’Aboville, ex ambasciatore francese alla Nato, a Praga e a Varsavia: «Il partenariato dei due paesi con l’Alleanza atlantica è attivo da tempo. Soprattutto la collaborazione con i Baltici è molto spinta». Su Twitter, il presidente estone Alar Karis si è fatto portavoce del sentimento di molti nell’Europa del Nord: «Sostengo pienamente il passo storico compiuto dalla Finlandia», ha scritto giovedì. «È una buona scelta per la Finlandia e per la stessa sicurezza regionale». In un contesto nel quale il Mar Nero è diventato terra di contesa con la Russia, il rafforzamento del fianco Nord è salutato con soddisfazione dagli esperti militari.

Con l’adesione della Finlandia e della Svezia, si rafforzerebbe la sovrapposizione tra Nato e Ue. Dei 27 Paesi europei, solo quattro non sarebbero membri dell’alleanza atlantica: Malta, Cipro, Irlanda e Austria. Chi crede alla cooperazione tra le due organizzazioni sostiene che questo aspetto sia positivo. Lo stesso presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha definito la recente scelta finlandese «un passo storico che molto contribuirà alla sicurezza europea».

Vantaggio o svantaggio per la difesa comune Ue?

Altri osservatori si chiedono se l’ulteriore allargamento della Nato a Paesi della stessa Ue non indebolisca le ambizioni comunitarie nel campo della sicurezza e della difesa. Quanto è compatibile il tanto in voga concetto di sovranità europea con una attiva cooperazione tra Ue e Nato? Dopotutto quest’ultima è dominata dagli Stati Uniti (addirittura lo strumento di adesione va presentato a Washington, secondo il Trattato del Nord Atlantico).

L’ex premier belga e attuale eurodeputato liberale Guy Verhofstadt rimane ottimista: «Capovolgerei le prospettive e noterei che in fondo l’arrivo di Finlandia e Svezia rafforza il pilastro europeo della Nato. Peraltro, sarebbe irresponsabile abbandonare il progetto di difesa europea. Tra le altre cose, non possiamo escludere che alla Casa Bianca torni un Donald Trump, per esempio. C’è di più: solo la difesa europea permetterebbe di abolire le duplicazioni nella spesa militare».

Attualmente i Ventisette spendono ogni anno in questo campo circa 200 miliardi di euro, quanto la Cina, quattro volte più della Russia, un terzo degli Stati Uniti. Vi è spazio per razionalizzare il settore in una prospettiva europea. Significativa in questo senso è stata la scelta di acquistare in comune armi da inviare in Ucraina, così come è stata significativa la nascita di un fondo comunitario per finanziare investimenti in sicurezza.

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