Il vertice

La Nato: le ambizioni militari cinesi una minaccia all’ordine internazionale

Il vertice dell’Alleanza Atlantica in pressing anche su Mosca: la crescita delle sue attività militari minaccia la «regione Euro Atlantica» e contribuisce all’instabilità

dal nostro corrispondente Beda Romano

Nato, Biden: ci sono nuove sfide, la Russia e la Cina

3' di lettura

BRUXELLES - Su pressione degli Stati Uniti, la Nato ha deciso di guardare oltre il continente europeo, verso la regione dell'Indo-Pacifico, e in particolare verso la Cina. Dopo un lungo negoziato i Paesi membri dell'organizzazione militare hanno spiegato lunedì 14 giugno che il gigante asiatico riflette «sfide sistemiche». La presa di posizione giunge mentre l'alleanza atlantica si propone di aumentare il proprio bilancio in un contesto internazionale particolarmente incerto.

La strategia Nato per il prossimo decennio

In un comunicato alla fine della prima riunione in presenza dei capi di Stato e di governo dal dicembre 2019, la Nato ha tratteggiato la sua strategia per il prossimo decennio. Entro la fine del 2022 metterà a punto un nuovo concetto strategico, l'iniziativa 2030. Dopo gli anni di Donald Trump, il quale aveva definito «obsoleta» l'organizzazione militare, il nuovo presidente Joe Biden ha ribadito la centralità della Nato nella politica estera americana.

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«Le ambizioni della Cina e il suo comportamento assertivo sono sfide sistemiche all'ordine internazionale basato sulle regole, così come alle aree rilevanti per la sicurezza dell’Alleanza», si legge nel comunicato. «Siamo preoccupati da queste politiche coercitive (…) La Cina sta rapidamente rafforzando il suo arsenale nucleare (…) È poco trasparente nella sua modernizzazione militare. Siamo preoccupati per la frequente mancanza di trasparenza e l’uso della disinformazione».

Compromesso sulla Cina

Il verboso comunicato – 45 pagine, 79 punti – è stato oggetto di accesi negoziati diplomatici. A conferma del fatto che la Cina è diventata agli occhi degli Stati Uniti una minaccia per la loro supremazia, Washington avrebbe voluto che la Nato definisse il Paese asiatico un avversario. Molti Paesi europei hanno frenato. La stessa opzione di considerarlo un concorrente è stata bocciata. Il risultato è che, nel comunicato, Pechino è ritenuto una sfida sistemica.

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, la Germania è stato il Paese che più ha chiesto maggiore equilibrio, anche sottolineando che il Paese asiatico non è solo una minaccia, ma anche una opportunità. La stessa cancelliera Angela Merkel, a vertice concluso, ha chiesto «equilibrio» in questo frangente. «L’ascesa militare della Cina è ovviamente un problema. Ma ciò non significa che possiamo dimenticare tutti gli obblighi dell'alleanza nel nostro vicinato».

La minaccia della Russia

Mentre gli Stati Uniti hanno fatto della Cina il nuovo avversario, forse anche per dare sfogo alle pulsioni nazionalistiche che sopravvivono nella società americana anche dopo l'uscita di Donald Trump dalla Casa Bianca, i Paesi membri della Nato, in particolare quelli dell'Europa occidentale, sono ben consapevoli del fatto che il Paese asiatico è un loro importante partner economico. «Non bisogna esagerare» la minaccia cinese, ha osservato ancora la cancelliera Merkel. «Vediamo che la Russia e la Cina stanno cooperando sempre più, sia politicamente che militarmente. Questo rappresenta una nuova dimensione e una seria sfida per la Nato», ha spiegato in una conferenza stampa il segretario generale dell'alleanza atlantica Jens Stoltenberg. In questo senso, l'organizzazione militare ha ribadito le critiche accese alla Russia, parlando di «azioni aggressive» e dicendosi preoccupata dalla strategia nucleare di Mosca.

Nel suo intervento durante il vertice, il premier italiano Mario Draghi ha assicurato che «una Ue più forte anche nel campo della sicurezza e della difesa» è un «positivo contributo, basato sulla complementarità, che l’architrave europeo può fornire per rafforzare ulteriormente la Nato». Ha poi aggiunto: «Vorrei sottolineare a tutti i nostri alleati non appartenenti all’Unione che questo è ciò che inequivocabilmente intendiamo per autonomia strategica della Ue».

Come detto, l'alleanza atlantica ha deciso di dotarsi di un nuovo concetto strategico per il prossimo decennio (si veda Il Sole 24 Ore del 12 giugno). In questo contesto il segretario generale Stoltenberg ha preannunciato un aumento del bilancio comune dell'organizzazione, sia in campo civile e militare che in quello infrastrutturale (la maggior parte della spesa militare è gestita separatamente dai Paesi membri).

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