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Nato ed Enea lanciano Dexter il “cane elettronico” anti terrorismo

di Davide Madeddu

3' di lettura

Un mix di sensori, scanner, strumenti all’avanguardia e un software che lavora da remoto, per individuare, senza controlli invasivi, chi porta con se armi o esplosivi. La rivoluzione sul campo della sicurezza delle persone mette assieme tecnologia, digitalizzazione e innovazione e punta tutto sulla prevenzione. Sono i punti di forza di Dexter (Detection of Explosives and firearms to counter Terrorism) progetto finanziato dalla Nato nell'ambito dello “Science for Peace and Security Programme” coordinato per quanto riguarda l’aspetto tecnico-scientifico dall’Enea. Una sorta di ‘Guardian Angel' hi-tech nato tre anni fa e che oggi coinvolge un centinaio di scienziati ed esperti di 11 organismi di ricerca, tra cui Fraunhofer, Tno e Onera, di quattro paesi membri Nato (Italia, Francia, Germania, Olanda) e quattro nazioni partner (Serbia, Ucraina, Finlandia e Corea del Sud). A maggio il test alla stazione Anagnina della metro A di Roma.

«Il programma, che nasce all’interno del programma con cui la Nato supporta l'innovazione per accrescere la sicurezza della popolazione e dei cittadini è alle fasi conclusive - chiarisce Luigi De Dominicis responsabile del Laboratorio Diagnostica e Metrologia dell'Enea e del progetto Dexter - e a ottobre sarà presentato a Bruxelles».

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A far partire il piano che ha poi portato alla predisposizione del programma Dexter «gli attentati a Bruxelles e a San Pietroburgo».

Il sistema, che come sottolinea il ricercatore, «è in continua evoluzione» è costituito da una vera e propria rete in cui tutti gli elementi sono collegati. «Possiamo dire che è formato da una pluralità di tecnologie - argomenta -: tutte sono connesse tra loro e cooperano per raggiungere il risultato finale, ossia identificare e tracciare gli eventuali elementi di pericolo». Il sistema integra, in un’unica infrastruttura, «tecnologie radar e di spettroscopia ottica con una rete di sensori gestiti in modalità centralizzata, algoritmi di machine learning e sistemi di intelligenza artificiale che consentono agli operatori della sicurezza un intervento immediato riducendo il rischio di perdite umane, danni alle infrastrutture e disagi».

Una sorta di «cane elettronico in grado di svelare gli elementi pericolosi». Basti un esempio: «Ci sono degli strumenti che riescono a fare una radiografia che penetra sin sotto i vestiti individuando una eventuale detenzione di armi». In caso di un individuo con armi, esplosivi o altri oggetti per offendere si colora la parte del corpo sospetta e scatta l'alert. «A quel punto inizia la procedura perché il software che da remoto controlla l'intero sistema - aggiunge - trasmette in tempo reale l'immagine alla centrale di controllo. Il tutto senza interferire in alcun modo con lo svolgimento della normale attività del luogo dove viene individuato il potenziale aggressore». Quindi la trasmissione della fotografia del sospetto agli addetti della vigilanza del settore dove è stato individuato. «L'immagine arriva direttamente sugli occhiali speciali che gli uomini della sicurezza indossano. A quel punto sono in condizioni di intervenire per prevenire azioni violente».

Quanto ai tempi: «tutto avviene nel cosiddetto tempo reale». Il progetto traccia un nuovo corso per la tutela della sicurezza di passeggeri o cittadini, come sottolinea il responsabile del progetto: «A oggi, la prevenzione dalle minacce terroristiche si basa soprattutto sulla perquisizione a campione dei passeggeri ‘in loco' - conclude -. Grazie a questo insieme di tecnologie, invece potremo disporre di un sistema altamente affidabile ed efficace, testata e validata in collaborazione con la Polizia di Stato».

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