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Nato, l’allarme sui «simpatizzanti»: il fronte Isis oltre i foreign fighters

di Marco Ludovico

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2' di lettura

I «simpatizzanti» di Daesh e Al Qaeda: sono la minaccia più ampia, subdola e sfuggente del radicalismo islamico in Europa. Forze di polizia e intelligence seguono i foreign fighters, cercano di prevenire i «lupi solitari», si infiltrano negli ambienti a maggior rischio per prevenire le azioni dei cosiddetti homegrown terrorists, nati e cresciuti nelle nazioni dell'Occidente. Ma le insidie si moltiplicano e cambiano forme.

Oggi, nell'aula di Montecitorio, la riunione del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente (GSM) dell'Assemblea Parlamentare della Nato approverà il rapporto «La minaccia di Isil/Daesh e Al Qaeda all'Europa». Presenti i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, i ministri Marco Minniti (Interno) e Andrea Orlando (Giustizia), il presidente dell'assemblea parlamentare Nato, Paolo Alli, e il capo della delegazione italiana, Andrea Manciulli.

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I «simpatizzanti di Daesh»
Il documento Nato mette in guardia: gli esponenti radicalizzati sono una minoranza ma l'azione strategica di sviluppo della propaganda violenta va oltre. E non è comunemente avvertito, sottolinea il testo, il livello di radicalizzazione in Europa rappresentato dal substrato sociale in cui cresce il sentimento radicale. Per condizioni contingenti, carenze ed esperienze sono persone che subiscono il fascino della propaganda jihadista. Sono chiamati «i buchi neri della società»: disoccupazione, corruzione, razzismo, esclusione. C'è anche una deriva specifica in continuo aumento: fasce sempre più giovani della società che fanno uso personale, scaricano e condividono videogiochi, musica e clip video impregnati di violenza e retorica estremista islamica. Una cultura, si sottolinea, che parla con gli stessi codici comunicativi di tali generazioni.

Le connessioni possibili con l'immigrazione
Il report premette che non ci sono serie conferme di una consolidata e sistematica strategia di sfruttamento del traffico internazionale di esseri umani da parte dei gruppi terroristici Daesh e Al Qaeda. Ma i profitti dei trafficanti sono rilevanti e appetibili per i network fondamentalisti. Il corridoio balcanico, scenario di ampia presenza fondamentalista, moltiplica le potenziali sovrapposizioni tra flussi migratori e processi di radicalizzazione. E se uno degli obiettivi di Daesh è mantenere alta la percezione della minaccia, il fenomeno migratorio – riconosce il documento – moltiplica l'insicurezza e anima risentimenti, fobie e razzismi che accrescono le possibilità di radicalizzazione.

La minaccia presente in Libia
Visto il permanere di una cronica conflittualità diffusa, la Libia continua a rappresentare per la minaccia di Daesh un rifugio, in gergo safe haven, dove addestrare combattenti e fornirsi di armi: il documento Nato lo ricorda e sottolinea come i gruppi organizzati di terroristi hanno mostrato un forte spirito di resilienza e riadattamento tramutatosi nella dispersione dei propri affiliati verso aree più remote. E anche in questo caso, benchè assenti riscontri concreti, non si possono escludere sovrapposizioni tra i flussi di profughi transitanti in Libia e le traiettorie di soggetti radicalizzati in fuga.

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