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Natuzzi e Bosch riaprono, in Puglia inizia la Fase 2

Il big dei divani in campo per le mascherine e la produzione dei nuovi modelli. Da Bosch componenti per l’automotive in sicurezza

di Vincenzo Rutigliano

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Una parte della linea di produzione Natuzzi è stata riconvertita per la produzione di mascherine

Il big dei divani in campo per le mascherine e la produzione dei nuovi modelli. Da Bosch componenti per l’automotive in sicurezza


3' di lettura

La Puglia avvia la sua fase 2 e riapre a partire da Natuzzi e Bosch. Il colosso dei divani riparte oggi con 130 operai che, nello stabilimento di Ginosa, nel tarantino, daranno il via alla produzione quotidiana di 3-4mila mascherine per il fabbisogno interno aziendale oltre che, in parte, per i presidi ospedalieri, la protezione civile e le forze dell’ordine del territorio.

La riapertura è funzionale anche alla realizzazione, attesa per il 20 aprile, di tutti i nuovi modelli (quasi 600 prototipi) che verranno esposti alla fiera di Shanghai , e quindi destinati al mercato estero.
Parte dello stabilimento di Ginosa viene così riconvertito alla produzione dei dispositivi Dpi, in linea con quanto indicato dal gruppo Natuzzi che – in risposta alla call Riapro (Riconversione Aziendale per la Produzione di DPI) del politecnico di Bari per le aziende pugliesi interessate ad ampliare o riconvertire parte delle loro linee produttive – aveva deciso di essere della partita.

Per questo al quartier generale di Santeramo è sitato messo a punto, in pochissimo tempo, un prototipo di mascherina che poi è stato testato nella vicina Modugno dagli esperti della Masmec, l’azienda biomedicale che ha progettato e realizzato, in collaborazione con il Politecnico, «a tempo di record– racconta l’ad Daniela Vinci – un sistema di test necessario per le aziende che hanno riconvertito la loro produzione in questo settore».

Così in meno di tre settimane Natuzzi ha superato i test previsti dalle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità e ha ampliato la sua offerta produttiva, adattato macchinari e competenze, trasformato postazioni tradizionalmente preposte al taglio e alla cucitura dei rivestimenti degli imbottiti in postazioni per taglio, cucitura e confezionamento di mascherine, realizzate con un materiale filtrante composito in grado di garantire protezione e comfort a contatto con la pelle.

Ai macchinari già presenti in stabilimento è stato aggiunto anche quello per la sanificazione finale, mentre l’ambiente di lavoro è stato adeguato alle normative vigenti dotando gli operatori, dei dispositivi di sicurezza necessari a ridurre il più possibile le aree di contaminazione. Con questa riconversione il gruppo ha potuto rispondere «immediatamente – dichiara Pasquale Junior Natuzzi, chief creative & marketing officer - all’appello lanciato dalla task force Coronavirus della regione Puglia, e messo a disposizione know-how e forza produttiva a servizio di una causa così importante».

A riaprire è anche la Bosch, la multinazionale che a Modugno produce pompe common rail e parti specifiche di pompe e motori destinate ad altri stabilimenti del gruppo. La riapertura, con quasi 150 addetti al lavoro, distribuiti su 3 turni, consente infatti di produrre parti della gear pumps per autovetture, camion, furgoni e anche ambulanze, parti destinate ad uno stabilimento cinese del gruppo e a quello ceko di Jihlava.

L’altra produzione avviata – insieme a quella delle mascherine necessarie al fabbisogno interno – è quella di un componente utilizzato per i motori elettrici delle biciclette a pedalata assistita e destinato allo stabilimento ungherese di Mifkolc.
«Tutte queste componenti – spiega Riccardo Falcetta che lavora in Bosch ed è segretario provinciale della Uilm Uil di Bari – sono strategiche nell’economia delle produzioni del gruppo . Per questo abbiamo dato un’accelerazione alla ripresa produttiva. Se questa fase nella filiera Bosch non viene gestita e controllata qui, queste produzioni andranno altrove e noi verremmo tagliati fuori .La Germania non è ferma e così la Cina».

Da qui la richiesta di deroga – preceduta in Bosch da protocolli sulla sicurezza e sanitari su mascherine, distanze, sanificazione – avanzata alla prefettura di Bari cui è seguito il via libera dato, anche per Natuzzi, dal tavolo virtuale che ha coinvolto i rappresentanti delle due aziende, i sindacati confederali e confindustria Bari-Bat.

Soddisfatto il presidente di Confindustria Bari- Bat, Sergio Fontana: «C’è stata una mediazione importante di Confindustria, grazie all’accordo con i sindacati e con laprefetta Antonella Bellomo. Sono stati presentati due progetti assolutamente validi e nel totale rispetto della sicurezza, visto che saranno garantite la distanza di un metro fra i dipendenti e regole chiare sullo scarico delle merci e la sanificazione degli ambienti».

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