Lavoro

Natuzzi presenta il piano al Mise: produzione in 5 siti, su 2 turni e 315 esodi incentivati

Avanzate due opzioni, ma una, contenente 512 esuberi, sarebbe stata messa in secondo piano. Positivi i sindacati per i quali ci sono le basi per il rilancio del gruppo

di Cristina Casadei

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Nel nuovo piano industriale per il periodo 2022-2026, il gruppo Natuzzi ha posto le basi per il rilancio dell’azienda, condividendole con i sindacati Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, al ministero dello Sviluppo economico. A presiedere il tavolo, Luca Annibaletti, coordinatore della struttura per le crisi d’impresa al Mise. Si tratta di un piano aperto, che prevede 2 opzioni.

Una che contiene 512 esuberi, la produzione su tre turni e su soli tre stabilimenti, con l’esclusione, ad esempio, di Graviscella, ma sarebbe stata scartata per il momento.

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L’altra opzione, che sta invece prendendo piede, prevede la riapertura dello stabilimento di Ginosa, con la produzione in 5 stabilimenti e tutta una serie di misure per ridurre al minimo le conseguenze occupazionali. Nel piano c’è infatti anche la dichiarazione di 315 esuberi , dovuti al costo di trasformazione del prodotto che in Italia è più alto rispetto agli altri paesi europei e alla necessità di un maggiore efficientamento, come previsto da nuovo piano industriale.

Claudio Sottile della Filca-Cisl, spiega che «con questo Piano industriale si deve finalmente porre fine a quasi un ventennio di ammortizzatori sociali e di mancanza di una strategia a lungo termine del Gruppo, che ne sta impendendo il rilancio. I lavoratori della Natuzzi vogliono lavorare e vogliono riqualificarsi. Reputo molto positiva anche la volontà di semplificare sia la modellistica che la componentistica dei prodotti: questo porterà a una ottimizzazione dei tempi di produzione, senza che ci siano ripercussioni sulla varietà dei modelli e sulla qualità dei divani prodotti dall’azienda».

Sugli esuberi, ci sarebbe però l’impegno da parte dell’azienda a gestire il personale in eccesso «in maniera non traumatica attraverso una mix di strumenti, come il contratto di espansione, il ricorso al part time, le politiche attive per il reimpiego, gli accordi di ricollocazione, gli incentivi all’esodo, il contratto di rete di solidarietà, il rientro di parte delle attività oggi in Romania», spiega Fabrizio Pascucci della Feneal Uil.

A questo si aggiunga che il Piano prevede che «la produzione venga fatta su due turni e su cinque stabilimenti: Jesce 1, Jesce 2, Laterza, Graviscella e Ginosa. Quest’ultimo verrà quindi riaperto, come avevamo chiesto da tempo. Nello stabilimento della Martella, invece, resterebbe il polo logistico, mentre il laboratorio della sede centrale di Santeramo in Colle, in provincia di Bari, continuerebbe ad ospitare i corsi di formazione specialistica per i lavoratori», dice Tatiana Fazi della Fillea Cgil.

Mancano però ancora alcuni dettagli sul piano industriale che i sindacati hanno chiesto al gruppo, anche alla luce delle dichiarazioni di Invitalia sulla completa approvazione del finanziamento legato al Piano stesso. Si tratta di un piano ancora aperto e nei prossimi giorni ci saranno una serie di incontri di approfondimento, ma per i sindacati il piano contiene «le basi per un rilancio dell’azienda, dopo un lunghissimo periodo di crisi».

Per l’operatività del piano industriale si aspetta la definizione dell’accordo di programma che vedrà coinvolta Invitalia e che metterà a disposizione del rilancio industriale incentivi da parte del Mise.

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