navi scomparse

Naufragi, tra Cina e Sudest asiatico il nuovo Triangolo delle Bermuda

di Raoul de Forcade


Il relitto della nave coreana Sewol arrivato nel porto di Mokpo

3' di lettura

Le acque della Cina meridionale e del Sudest asiatico sono il nuovo Triangolo delle Bermuda. L’area cioè dove l’anno scorso, e nell’ultimo decennio, è “scomparso” il più alto numero di navi. Un’altra zona rossa è molto più vicina all’Italia: è la regione del Mediterraneo orientale e del Mar Nero. A testimoniarlo arriva la Safety & shipping review 2018 redatta da Allianz global corporate & specialty (Agcs), compagnia del gruppo Allianz specializzata nei grandi rischi.

Il report spiega che nel 2017, nel mondo, si sono registrate 94 perdite totali, con un calo del 4% rispetto all’anno precedente (98). Il dato è il secondo più basso in 10 anni, dopo quello del 2014. Secondo il documento di Agcs, che analizza le perdite di trasporto per navi oltre le 100 tonnellate lorde, il maltempo ha contribuito alla perdita di oltre 20 mezzi.

Ma analizzando con attenzione il testo, si nota che il generale trend in discesa varia in modo deciso nelle diverse aree del mondo. Quasi un terzo delle perdite di trasporto in mare nel 2017 (30 unità) si è verificato nella regione marittima di Cina meridionale, Indocina, Indonesia e Filippine, con un aumento annuo del 25%. Quest’area è stata il principale punto critico delle perdite totali a livello globale dell’ultimo decennio. Ed è per questo che può essere definita, afferma il report, il nuovo Triangolo delle Bermuda. Anche se è ben chiaro a tutti che a provocare i disastri, in questo caso, non sono stati leggendari pirati fantasmi o ipotetici mostri marini; e non c’è neppure lo zampino degli alieni, come qualcuno ha ipotizzato per anni riguardo al famoso Triangolo.

I principali fattori di perdita, in Asia, sono in realtà le condizioni meteorologiche (nel novembre 2017, ad esempio, il tifone Damrey ha causato sei perdite), i mari affollati e gli standard di sicurezza più bassi su alcune rotte interne.

Al di fuori dell’Asia, comunque, sorprendentemente la regione del Mediterraneo orientale e del Mar Nero è il secondo punto di maggior perdita (17 unità), seguita dalle isole britanniche (8). Secondo l’analisi Agcs, si è registrato anche un aumento annuo del 29% degli incidenti di navigazione segnalati nelle acque del circolo polare artico.

Le navi cargo (53) hanno rappresentato oltre la metà di tutte le unità perdute, a livello mondiale, nel 2017. E le portarinfuse hanno registrato cinque delle 10 maggiori perdite totali in termini di stazza lorda. La causa più comune della total loss rimane il naufragio, con 61 casi di questo genere nel 2017. Curiosamente l’analisi, dando stavolta ragione, in qualche misura, alle superstizioni della gente di mare, mostra che il venerdì è il giorno più pericoloso in mare: 175 delle 1.129 perdite totali registrate negli ultimi 10 anni si sono verificate in quel giorno. Il venerdì 13, inoltre, appare particolarmente sfortunato, con tre navi andate perse quel giorno nel 2012, tra le quali Costa Concordia, la più grande perdita assicurativa marittima di tutti i tempi.

Gli esperti che hanno redatto il report, peraltro, stimano che una percentuale tra il 75 e il 96% degli incidenti di navigazione sia ascrivibile a errori umani, che sono anche all’origine del 75% dei 15mila sinistri del settore assicurativo della responsabilità civile marittima analizzati da Agcs, per un costo di 1,6 miliardi di dollari.

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