Diporto

Nautica contro il Governo: «No ad aumento canoni e a raddoppio Iva sui noleggi»

Sei associazioni del settore denunciano che «il Governo fa scelte incomprensibili, che porteranno alla chiusura di centinaia di aziende nautiche o al loro trasferimento all’estero»

di Raoul de Forcade

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(Agf)

Sei associazioni del settore denunciano che «il Governo fa scelte incomprensibili, che porteranno alla chiusura di centinaia di aziende nautiche o al loro trasferimento all’estero»


2' di lettura

Il mondo della nautica si unisce contro il Governo che, spiegano le associazioni di settore, «mette in crisi il turismo nautico con aumento retroattivo dei canoni demaniali dei porti e raddoppio dell'Iva sui noleggi».

La protesta è trasversale e raggruppa Confindustria nautica, Federturismo, Assomarinas, Assonat-confcommercio (porti e approdi), Confarca (scuole nautiche agenzie), Assilea (leasing) le quali denunciano, in una nota congiunta, che «mentre parla di rilancio e riduzione delle tasse, il Governo fa scelte incomprensibili, che porteranno all’inevitabile chiusura di centinaia di aziende nautiche e dell’indotto o al loro trasferimento all’estero». E il primo a rimetterci, affremano, «sarà l’erario».

All’indomani della ripartenza post lockdown, sottolineano le sei associazioni di categoria, Esecutivo ed agenzie governativa hanno messo in moto provvedimenti che «colpiscono duramente la nautica e in particolare il suo segmento turistico, con tutto l’indotto a questo collegato».

Nel mirino degli operatori c’è, in primis, «il parere negativo della Ragioneria generale sull’emendamento al decreto Rilancio volto a chiudere il contenzioso giudiziario che oppone 23 fra i principali porti turistici del Paese allo Stato».

Questa, aggiungono, «è la goccia che fa traboccare il vaso: quelle imprese, nel corso di 13 anni, hanno vinto ogni possibile grado di giudizio, fino alla Corte costituzionale, contro l’aumento retroattivo dei canoni demaniali deciso dal Governo Prodi nel 2007; eppure l’Agenzia delle entrate continua a richiedere denari non dovuti e a spiccare provvedimenti esecutivi, di blocco dei conti correnti e persino di revoca delle concessioni».


Il Tar Sardegna

Le associazioni ricordano che, recentemente, anche il Tar della Sardegna ha ribadito che questi aumenti «non possono essere applicati retroattivamente ai rapporti allora in essere (sentenza numero 382 del 6 luglio 2020) e ha condannato la parte pubblica anche al pagamento delle spese di giudizio».

Altra questione dolente, stigmatizzano le sei associazioni, riguarda il «veto politico» con cui è stato «cancellato un altro intervento nel dl Rilancio, che faceva chiarezza sull’applicazione della disposizione relativa ai cosiddetti Marina resort (porti o porzioni di essi attrezzati con specifiche dotazioni turistiche per i diportisti), voluta per rilanciare il turismo nautico e l’incoming di imbarcazioni dall’estero e che rimane, invece, di difficile interpretazione e applicazione».

La circolare delle Entrate

Ma «ancora più grave» viene giudicato «l’impatto della circolare dell’Agenzia delle entrate che, a valere dal 15 giugno, detta nuove regole per il calcolo dell’imponibile Iva su noleggio e locazione di unità da diporto; e che comporta, di fatto, un delta fino a 11 punti percentuali in più di imposta, rispetto agli altri Paesi concorrenti».

Questo provvedimento, rimarcano le associazioni, è stato adottato in conformità con quanto richiesto dalla Commissione Ue, ma «segue la cancellazione del 62% dei contratti a causa del Covid e giunge mentre la Francia ha sospeso l’introduzione delle nuove regole (mantenendo un'aliquota al 10%, proprio per sostenere le aziende del charter), la Croazia applica l'Iva turistica (sempre al 10%) e la Grecia ha individuato un escamotage per sottrarsi» al dettato comunitario.

I controlli in mare

Si registra, infine, concludono le associazioni, «un’escalation della reiterazione dei controlli in mare, incomprensibile visti i già pochi clienti presenti. Controlli effettuati con la motivazione di verifiche sanitarie che, tuttavia, appaiono quantomeno in controtendenza con il basso rischio delle attività nautiche rilevato dall’Inail».

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