proteste in russia

Navalny condannato a 15 giorni. Il Cremlino condanna le proteste. Il blogger: «Un giorno li giudicheremo noi»

di Antonella Scott

(REUTERS)

2' di lettura

«Verrà il giorno in cui anche noi li giudicheremo - aveva twittato Aleksey Navalny dal tribunale - solo, lo faremo onestamente». Ma intanto è la corsa del leader dell’opposizione russa a fermarsi. Navalny è stato condannato a pagare un’ammenda di 20mila rubli, pari a circa 330 euro, per aver organizzato una manifestazione non autorizzata. Più pesante la pena per il secondo capo d’accusa, disubbidienza a pubblico ufficiale, per il quale il blogger anti-corruzione è stato condannato a 15 giorni di prigione, e portato via.

Insieme a molti altri era stato fermato domenica lungo la via Tverskaja di Mosca, dove aveva invitato i dimostranti a camminare, semplicemente, proprio per non contravvenire alla nuova legge contro le manifestazioni. Ma questo non ha impedito a Dmitrij Peskov, portavoce della presidenza, di definire le proteste «una provocazione», manifestando la preoccupazione che gli attivisti dell’opposizione cercheranno di incoraggiare la gente a infrangere la legge ancora, in futuro.

Loading...
Il video che accusa Medvedev: Non chiamatelo Dimon

Peskov ha aggiunto che le ragioni di chi ha preso parte a raduni nelle città in cui questi erano stati autorizzati verranno ascoltate. E tuttavia l’invito di Unione Europea e Stati Uniti a rilasciare i dimostranti arrestati (più di mille secondo il sito Ovdinfo) è stato respinto dal Cremlino. «Non possiamo accettarlo», ha spiegato Peskov dicendo che la polizia si era comportata in modo professionale e si era limitata a far rispettare la legge. Peskov ha detto che il Cremlino non ha alcun problema se le persone esprimono le proprie opinioni nei raduni di protesta, ma il tempo e i luoghi devono essere concordati con le autorità in anticipo, cosa che non era stata fatta domenica. Secondo Peskov, i ragazzi minorenni presenti erano stati pagati per partecipare, «mettendo a rischio la loro vita».

Il risveglio inatteso delle proteste, domenica, aveva seguito l’invito di Navalny sotto lo slogan “La corruzione ruba il nostro futuro”, risuonato un po’ in tutta la Russia: da tempo non si vedeva una partecipazione così consistente al di fuori della capitale, e in tutte le regioni. Pochi giorni prima Navalny, deciso a sfidare Vladimir Putin alle presidenziali dell’anno prossimo, aveva rilanciato la propria crociata contro la corruzione pubblicando un video, un lungo atto d’accusa nei confronti del primo ministro Dmitrij Medvedev per le proprietà accumulate in Russia e all’estero (compresa una tenuta con vigna presso Siena), per un totale di più di un miliardo di dollari. Proprio lui che, nel pieno della crisi economica, aveva offeso gli insegnanti statali e i pensionati invitandoli a stringere la cinghia e che ieri ha commentato quanto accaduto dicendo che era a sciare. Le accuse contro di lui, ha detto la portavoce Natalja Timakova, sono «attacchi propagandistici» che Navalny usa per la propria campagna elettorale.








Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti