la chiesa ospiterà cento migranti

Nave Diciotti, Salvini indagato. Il ministro dà l’ok allo sbarco

di Gerardo Pelosi

(ANSA)

4' di lettura

«La Procura di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria compiuta a Roma, ha deciso di passare a noti il fascicolo, iscrivendo due indagati, un ministro e un capo di gabinetto, e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo». La notizia è stata comunicata ieri in serata con una nota dalla Procura di Agrigento. Pur senza fare il suo nome, il ministro indagato è il titolare del Viminale, Matteo Salvini. «Ogni eventuale negativa valutazione delle condotte dovrà essere sottoposta all’autorizzazione della competente Camera dei senatori», conclude la nota.

I reati contestati sono sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Pochi minuti prima era arrivata la nota della Anm, che aveva parlato di «inammissibili interferenze» di Salvini, con le sue dichiarazioni, nella attività dell’autorità giudiziaria.

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Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, in mattinata aveva ascoltato per tre ore a Roma i dirigenti della direzione del Viminale competente provocando la reazione di Salvini: «Mi spiace – ha detto Salvini - c’è qualche giudice che ha tempo di interrogare funzionari pubblici: vengano direttamente da me».

E in serata, dalla festa della Lega a Pinzolo (Trento), è arrivata la replica del titolare del Viminale: «Indagano un ministro che difende i confini del Paese. È una vergogna. Aspetto il pm con il sorriso: voglio spiegargli le mie ragioni. Invece di indagare un ministro indaghi gli scafisti e chi favoreggia l’immigrazione clandestina». Gli scafisti attacca Salvini «comprano armi e droga che poi viene spacciata magari fuori dalle scuole dei nostri figli. Serve la riforma della giustizia – ha sottolineato rivolto alla magistratura –: fate più in fretta a smaltire questi processi. Non ci si possono mettere tanti anni, non si possono trattenere tanti imprenditori in attesa di giustizia. Faccio affidamento ai tanti magistrati per bene. Il governo – ha concluso – è compatto come non mai, ringrazio il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio». E poi l’annuncio: «Gli immigrati della Diciotti sbarcheranno tutti». I migranti saranno portati, secondo fonti del Viminale, in un centro a Messina. Le operazioni di sbarco sono iniziate già ieri sera.

Un principio di svolta c’era stato nel pomeriggio. «Stiamo lavorando con alcuni Paesi - ha spiegato Salvini - con alcune realtà più vicine a noi che non fanno parte dell’Ue, c’è un dialogo aperto anche con altre istituzioni. Il principio è che non paghino gli italiani». La «realtà più vicina a noi» è l’Albania guidata dal presidente Ilir Meta e dal premier socialista Edi Rama. Come aveva confermato il responsabile della Farnesina, Enzo Moavero, il paese extra Ue è pronto ad accogliere 20 migranti ancora sulla Diciotti. «La restante parte dei migranti - ha specificato Salvini - andrà in uno, due altri Paesi», di cui uno l’Irlanda (accoglierà 20-25 profughi), «ma la maggioranza, e ci ho lavorato personalmente mentre gli altri insultavano, sarà ospitata a cura dei vescovi della Chiesa italiana». E la Cei conferma: ne ospiteremo un centinaio. Contatti sono in corso con altri Paesi e con organizzazioni delle Nazioni unite quali Unhcr e Oim.

Una dimostrazione di impotenza della Ue dopo il nulla di fatto dell’incontro a 12 di venerdì a Bruxelles. E quasi uno “schiaffo” , quello dell’Albania, inferto da un piccolo Paese candidato ai ricchi dell’Unione, la Germania della cancelliera Angela Merkel e la Francia di Emmanuel Macron. Il ministro degli Esteri albanese, Ditmir Bushati, spiega la decisione su twitter: «Italia! Non possiamo sostituire l’Europa, ma siamo sempre qui, sull’altra sponda di un mare dove una volta eravamo noi gli Eritrei che soffrivano per giorni e notti nel mezzo del mare, aspettando che l’Europa si svegliasse! Ieri l’Italia ci ha salvato e oggi siamo pronti a dare una mano». In serata il premier Giuseppe Conte ha parlato di sconfitta per l’Europa: «Siamo al lavoro per porre una riserva all’adesione dell’Italia al piano finanziario pluriennale in corso di discussione. A queste condizioni, l'Italia non ritiene possibile esprimere adesione a un bilancio di previsione che sottende una politica così incoerente sul piano sociale».

Intanto martedì a Milano Salvini incontrerà il premier ungherese Victor Orban («ma incontro solo politico» avvertono i 5 stelle) mentre a fine mese a Vienna i ministri della Difesa e degli Interni dovranno affrontare la questione delle piattaforme di sbarco per i migranti soccorsi in mare. Resta il problema, come ricorda il presidente del Movimento europeo Virgilio Dastoli, di verificare prima i singoli casi avendo riguardo a inviare i migranti in Paesi in cui si possono integrare e «l’Albania non è certo tra questi». Lega e M5S continuano a ventilare azioni ritorsive sul bilancio Ue in assenza di decisioni sui migranti.

Luigi Di Maio, come capo politico dei 5 stelle, ripete che in assenza di un accordo sui migranti l’Italia non verserà contributi previsti all’Ue. Non si tratta, tuttavia, di 20 miliardi ma, secondo i dati 2017, di 12 miliardi di cui già 8 miliardi versati per l’anno in corso. La quota parte dei contributi deve essere versata all’inizio di ogni mese e i ritardi vengono penalizzati con interessi superiori al 2,50%. La minaccia per quest’anno si limiterebbe quindi a 4 miliardi, ma da Bruxelles, sotto varie forme, recuperiamo circa 9,5 miliardi dei 12. Quindi lo sbilancio complessivo a nostro sfavore è di circa 2,5 miliardi di euro. Salvini parla invece di veto al nuovo bilancio Ue: «C’è un bilancio che dovranno approvare all’unanimità? Il voto dell’Italia non c’è e non ci sarà finché non si risolve il problema migranti». Il negoziato per le nuove prospettive finanziarie 2021-2027 è già cominciato. Un voto negativo italiano potrebbe però rivelarsi un boomerang per il nostro Paese perché si continuerebbero ad applicare le regole del bilancio 2014 – 2020 e questo comporterà il mantenimento dell'attuale riduzione dei contributi del Fondo regionale all’Italia a tutto vantaggio dei Paesi dell’Est.

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