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Navi e aerei alla Colombia, D’Alema e Profumo indagati

Perquisizioni della Digos su disposizione della Procura di Napoli. Indagati anche l’ ex direttore del settore Navi di Fincantieri Giuseppe Giordo e Gherardo Gardo, nella veste di contabile di D’Alema

3' di lettura

La Digos di Napoli, su disposizione della Procura partenopea, sta effettuando una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici romani di Alessandro Profumo (nella veste di amministratore delegato di Leonardo), dell’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, di Giuseppe Giordo, ex direttore del settore Navi di Fincantieri e di Gherardo Gardo, nella veste di contabile di D’Alema. Il decreto di perquisizione nei confronti dei quattro indagati è stato emesso nell’ambito delle indagini dell’ufficio inquirente partenopeo sulla compravendita di navi e aerei alla Colombia.

Aerei e navi a Colombia: si indaga su commessa da 4 miliardi

L’indagine della Procura di Napoli - che oggi ha portato la Digos partenopea ha eseguire una serie di perquisizioni tra gli altri nelle abitazioni e negli uffici di Alessandro Profumo e Massimo D’Alema - verte in particolare sulla vendita alla Colombia di aerei M346, corvette e sommergibili prodotti da società italiane con partecipazione pubblica, come Leonardo e Fincantieri. Le forniture sulle quali si è concentrata l’attenzione degli inquirenti della sezione criminalità economica della Procura di Napoli avrebbe un valore di oltre 4 miliardi di euro.

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Aerei a Colombia: 8 indagati, corruzione internazionale

La sezione reati economici della Procura di Napoli - che oggi ha delegato alla Digos di Napoli, una serie di perquisizioni - contesta ad otto indagati (Alessandro Profumo, Massimo D’Alema, Giuseppe Giordo, Gherardo Guardo, Umberto Claudio Bonavita, Francesco Amato, Emanuele Caruso e Giancarlo Mazzotta), il reato di corruzione internazionale aggravata. La forma aggravata viene contestata gli indagati in quanto il reato sarebbe stato commesso con l’ausilio di un gruppo criminale organizzato attivo in diversi Stati, tra cui Italia, Usa, Colombia e anche in altri. I fatti contestati risalgono a una data prossima al 27 gennaio 2022

La vicenda

Nel marzo 2022 per la prima volta alcuni media riportarono la notizia di una trattativa per la vendita di alcuni armamenti al mistero della Difesa della Colombia in cui l’ex premier Massimo D’Alema si sarebbe posto come intermediario per conto di Leonardo e Fincantieri. Al centro della trattativa, non andata in porto, quattro corvette Fcx30, due sommergibili e alcuni aerei M346. Una operazione per la quale, stando a quanto scrissero fonti di stampa, D’Alema e altri intermediari contavano di incassare 80 milioni di euro.

L’intervento di Mulè

Sulla vicenda intervenne l’allora sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè, che parlando con Affaritaliani.it affermò che della storia era «venuto a conoscenza a metà febbraio quando l’ambasciatrice della Colombia mi ha chiamato parlandomi dell’interessamento del presidente D’Alema per conto di Leonardo». «Ho sollevato la questione di questo intervento a mio giudizio irrituale e comunque da chiarire da parte di D’Alema. Dico irrituale e da chiarire perché mentre Leonardo aveva chiesto supporto al governo italiano, poi si presenta all’ambasciata della Colombia una figura a suo dire inviata da Leonardo di cui non ero a conoscenza».

La difesa di D’Alema

In un’intervista a La Repubblica D’Alema commentò così la vicenda. Dal 2013 «io non sono più parlamentare» e «svolgo un’attività di consulenza regolare: ho una mia società e inoltre lavoro con Ernst&Young, di cui sono presidente dell’advisory board. Il mio lavoro è quello di consulenza strategica, relazioni, ma non sono uno che va a fare mediazione di vendita. Con la mia professione cerco di sostenere anche le imprese italiane all’estero». D’Alema aggiunse di non accettare incarichi «da società pubbliche. Ma solo da private», precisando di «non avere ho alcun rapporto di lavoro né con Fincantieri né con Leonardo» e di «non trattare per conto di nessuno». In questi mesi «mi sono occupato di Colombia, ma su altri temi: energia, portualità e sempre per conto di alcune delle società private». Poi è stato contattato «da personalità politiche colombiane, con incarichi istituzionali», sull’intenzione di puntare su prodotti italiani per l’ammodernamento delle forze armate, un investimento «di 5 miliardi». D’Alema così avrebbe «informato subito Leonardo e Fincantieri, che sono importanti clienti di Ernst&Young». Le società italiane «si sono comportate con grande prudenza e correttezza, non hanno dato soldi o incarichi a nessuno» e «i contatti che sono stati avviati hanno avuto un carattere ufficiale».

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