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Ndrangheta in Emilia: 16 arresti, presi il boss Aracri e i figli

Tra i destinatari delle misure contro i presunti appartenenti alle cosche c’è anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso


Le mani della 'ndrangheta sull'Emilia

2' di lettura

Nuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: stamane la Polizia ha eseguito una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e che sono storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Bologna su richiesta della Dda. Tra i 16 arrestati nell'operazione 'Grimilde' della Polizia, coordinata dalla Dda di Bologna, c'è anche il boss Francesco Grande Aracri, oltre ai figli Salvatore e Paolo. E tra i destinatari delle misure cautelari c’è anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. 

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Secondo gli investigatori sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri.

Oltre agli arresti e alle perquisizioni, i poliziotti stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili ed immobili e conti correnti. Sono anche in corso un centinaio di perquisizioni in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca.

A Brescello presi il boss e i figli
Il boss Francesco Grande Aracri, già condannato per associazione mafiosa, viveva a Brescello, in provincia di Reggio Emilia. Il Comune è noto, oltre che per i film su Peppone e don Camillo ispirati dai libri di Guareschi, per essere stato il primo in Emilia-Romagna che venne sciolto, a fine 2107 proprio le infiltrazioni della criminalità organizzata.

Le indagini
Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dagli uomini della Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata.
Per eseguire le misure cautelari, in diverse città dell'Emilia Romagna, sono impegnati oltre 300 agenti.

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