Libri

Né bianchi né neri, ma “popolo di mezzo”

L’ultimo romanzo di Mimmo Gangemi rilegge l’epopea minima di generazioni di migranti attraverso la storia di una famiglia siciliana e le vite di due fratelli tra New Orleans e New York all’inizio del ’900

di Giuseppe Chiellino

2' di lettura

Due fratelli, il racconto di due vite che si snodano, divergenti, nell'America di inizio ‘900. Immigrati siciliani nella Luisiana ancora impregnata di disprezzo per gli ex schiavi con cui si trovavano a lavorare nei campi di cotone e nei cantieri delle ferrovie, fianco a fianco, «figli di una miseria che livella i simili». Un gradino appena sopra i neri, ma molto lontani dalla piena dignità di chi ha la pelle bianca nordeuropea. Né bianchi, né neri: con “Popolo di mezzo”, Mimmo Gangemi idealmente riprende il filo sospeso de “La signora di Ellis Island”, si lascia alle spalle le storie di ‘ndrangheta e la Calabria tra l'Aspromonte e lo Stretto.

Colori diversi, destini comuni

In uno stile ricco e a volte complesso, ma efficace nella ricerca della lingua delle origini ma senza cedere al dialetto, la storia di Tony e Luigi è tutta al di là dell'oceano, tra New Orleans e Little Italy di New York. I Nebrodi, la Sicilia e l'Italia restano sullo sfondo, passato da cancellare per qualcuno, meta dell’agognato ritorno per altri, a coltivare il sogno «di un pezzo d'orto dove crescono le paste con la crema». L'amicizia profonda con persone dal diverso colore della pelle ma con un comune destino, tradisce la famiglia proprio mentre progetta il ritorno al paese, per godersi orgogliosa il poco conquistato in anni di disumana fatica e umiliazioni. Il caso risparmia Tony e Luigi, poco più che bambini, dalla furia cieca e omicida della folla di bianchi inferociti. Ma assistere impotenti al linciaggio dei propri genitori segnerà le loro vite, in modo opposto ma decisivo per entrambi. Uno sarà risucchiato dall'odio per l'America, dai “malarazza” e dalle ferite profonde che dovrà ancora subire. L'altro si salverà e troverà il riscatto sociale grazie alla musica, quando il jazz si chiamava ancora jass.

Loading...

Epopea minima di generazioni antiche

Nel romanzo di Gangemi, edito da Piemme e proposto per la corsa al Premio Strega, emerge un accurato lavoro di ricerca storica non solo sul contributo delle band siciliane di New Orleans alla nascita del jazz, ma anche sul ruolo, in quello scorcio di ventesimo secolo, degli ambienti anarchici italiani negli Stati Uniti in cui uno dei protagonisti si ritroverà fagocitato. Il popolo di mezzo è nella memoria di tante famiglie italiane, nei racconti di nonni e prozii, epopea minima di generazioni antiche che hanno contribuito fare grande il Paese in cui nel bene e nel male si sono smarrite. Tra i meriti di Gangemi c'è quello (forse non cercato) di allargare lo sguardo ai giorni nostri, alle nostre città e alla riflessione su cosa significhi per donne, uomini, famiglie, di qualsiasi colore o etnia, decidere oggi come ieri, più o meno liberamente, di lasciare il proprio paese per cercare altrove riscatto, fortuna e benessere per sé e per i propri figli. Partire verso l'ignoto, per ritrovarsi ultimi o penultimi nelle impietose e precostituite gerarchie sociali, comunque con la speranza di cambiare il corso del destino e le energie per costruire un futuro migliore, se non per sé stessi almeno per chi verrà dopo.


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti