L’AVANGUARDIA DELLA CRESCITA

Necessarie le sinergie tra pmi e multinazionali

Robiglio (Piccola industria): il vero valore consiste nello scambio tra velocità e programmazione, una contaminazione da cui possiamo uscire tutti vincenti

di Filomena Greco


3' di lettura

Le buone pratiche. Quelle che danno una mano all’innovazione, spingono l’export, rafforzano le filiere. Sono le protagoniste del roadshow organizzato dalla Piccola Industria di Confindustria, in collaborazione con Audi, che inizia il 26 giugno a Ivrea. Il «cambio di passo» è questione culturale prima ancora che tecnologica, e in questa chiave i diversi appuntamenti sul territorio mettono a confrondo eccellenze industriali, grandi e piccole. A Ivrea sarà protagonista ad esempio la Argotec, azienda del settore aerospazio specializzata nello sviluppo di servizi e tecnologie per le missioni spaziali.
«Le nostre pmi sono straordinariamente vitali e rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo italiano, considerando che la media dimensionale nel nostro Paese è veramente bassa», ricorda Carlo Robiglio, presidente nazionale di Confindustria Piccola Industria. Velocità e capacità di competere con concorrenti molto più grandi e strutturati, da un lato, dall’altro la fatica di intercettare il cambiamento e mettere in campo gli strumenti adatti a strategie di medio periodo. «Viceversa le grandi imprese, che non hanno difficoltà a impegnarsi in termini di investimenti in ricerca e innovazione o nella pianificazione a lungo termine - aggiunge Robiglio - sono sicuramente meno agili e possiedono una minore carica in termini di idee e capacità di adattarsi alle esigenze del mercato. Il vero valore consiste nello scambio tra velocità e organizzazione, tra agilità e programmazione, tra spontaneità e progettazione. Da questa contaminazione tutti escono vincenti e arricchiti».
Il Canavese ha accettato la sfida forte del suo background innovativo - commenta Claudio Ferrero, presidente di Piccola Industria Canavese - e in questi mesi abbiamo promosso una serie di incontri tra le imprese del territorio e grandi gruppi come Huawei, Microsoft e Tim Olivetti, per promuovere un territorio riconosciuto anche dall’Unesco».
«Il contagio tra buone pratiche in capo a aziende grandi e imprese più piccole punta sullo scambio, sulla contaminazione, in particolare nel campo dell’innovazione tecnologia» sottolinea Gabriella Bocca, a capo di Piccola Industria Piemonte. «Spingiamo le nostre aziende a fare innovazione e ricerca, elementi chiave per la competitività sul mercato – aggiunge – e lo facciamo mettendo insieme le storie di aziende leader nei loro comparti».
In quest’ottica emergono due elementi chiave: il primo riguarda l’approccio delle imprese al tema globale dell’innovazione, di processo, di prodotto e di gestione, che non considera in maniera strumentale l’innovazione tecnologica “qui ed ora”, necessaria ad una certa produzione, ma rappresenta piuttosto una scelta complessiva, capace di essere integrata in ogni funzione aziendale.

Il secondo ha a che fare con la digitalizzazione, un processo che riguarda tutte le imprese e che davvero è in grado di fare la differenza tra chi compete sul mercato e chi resta ai margini. Questo vuol dire che, tutto sommato, che per le imprese si puo’ sostenere che “piccolo è bello”? «Il vero discrimine - aggiunge Bocca - non è rappresentato dalle dimensioni di una impresa, ma dalla capacità di innovare velocemente guardando al mercato, la digitalizzazione la fanno le aziende eccellenti, anche di piccole e medie dimensioni e sul territorio abbiamo molte pmi leader di mercato nei loro settori». Specializzazione, qualità, flessibilità.
Dagli ultimi Scenari Industriali del Centro Studi Confindustria, ricorda poi Robiglio, è emerso come siano state soprattutto le pmi a beneficiare di Industria 4.0 e dei suoi benefici fiscali. «Il 96% dei beneficiari - cita - a cui corrisponde il 66% degli investimenti incentivati, è composto da imprese con meno di 250 dipendenti. Il 35% degli investimenti 4.0 si riferisce poi a imprese con meno di 50 addetti. Questo significa che le pmi hanno investito ed investono molto in innovazione».
Il tema, piuttosto, è superare la logica degli incentivi spot ma poter contare su un piano organico di sostegno e ottimizzazione degli investimenti. «Quello che pesa di più quando una piccola azienda deve valutare o pianificare un investimento è l’incertezza - spiega Robiglio - quando l’orizzonte non è limpido le pmi si mettono in trincea ed aspettano». Serve quindi mettere le aziende nella condizione di operare in un quadro di regole chiare e rinnovare quei provvedimenti che hanno dimostrato essere utili. In primis, per Robiglio, la proroga del super ammortamento al 130% inserita nel decreto Crescita e la nuova legge Sabatini del 2019.

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