Cassazione

Negare di avere spiccioli «incastra» chi spaccia la banconota taroccata

Condannata una donna che ha dichiarato di non avere monete di piccolo taglio per costringere il negoziante ad accettare un 50 euro taroccato: la menzogna è stata ritenuta elemento probatorio a suo carico

di Patrizia Maciocchi

(Agf)

2' di lettura

Negare di aver in tasca soldi spiccioli incastra chi cerca di spacciare la banconota taroccata. E rischiare tre mesi di reclusione e una condanna a 4 mila euro di spese, per spendere 50 euro false non ècerto un buon affare. Ora lo sa una signora barese, classe ’68, che aveva cercato di dare ad un ambulante extracomunitario una banconota da 50 euro per pagare un oggetto che ne costava 5. Lo ha stabilito la Cassazione nella sentenza 47230/2019, depositata il 25 novembre.

A incastrare la donna, che era andata a fare la spesa in compagnia di un’amica, era stata la bugia detta al commerciante, al quale aveva negato di avere un taglio più piccolo per fare l’acquisto. Il venditore, insospettito dall’insistenza con la quale la “cliente” pretendeva di pagare con le 5o euro, aveva chiamato i carabinieri che avevano svelato la menzogna: nel portafogli c’era la moneta utile a pagare la merce.

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Tanto basta ai giudici per escludere la buona fede della signora, che aveva tentato di salvarsi addossando la colpa all’amica, rea, a suo dire di aver saldato un vecchio debito con la banconota “taroccata”. Non passa neppure il tentativo di scaricare la responsabilità sull’ambulante che poteva essere il perfetto colpevole: straniero e con precedenti penali. La signora approfittando del “curriculum” dell’ambulante che si prestava aveva cercato di convincere gli inquirenti che poteva essere stato lui a sostituire una banconota buona con una fasulla. Ma anche questa tesi non convince.

Per la Cassazione è logica la conclusione dei giudici di merito: la consapevolezza della frode c’era dall’inizio, da quando la donna aveva mentito negando di avere monete di piccolo taglio. Per lei scatta il reato di ”spendita di monete falsificate” . E altre alla condanna ad una pena detentiva per la donna c’è anche un’ammenda di 2 mila euro che si vanno ad aggiungere ad altre 2 mila per le spese legali.

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