universitÀ in emergenza

Negli atenei lezioni online per il 94% dei corsi

ll bilancio del primo mese a distanza: 26 mila lauree e 70mila esami. Raggiunti 1,2 milione di studenti (’l80% del totale)

di Eugenio Bruno

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Il ministro Gaetano Manfredi (Imagoeconomica)

ll bilancio del primo mese a distanza: 26 mila lauree e 70mila esami. Raggiunti 1,2 milione di studenti (’l80% del totale)


3' di lettura

Dove c’era un’aula universitaria piena di studenti adesso c’è una webcam che inquadra lo studio privato di un professore. Dove c’era una commissione di laurea in una sala gremita di parenti e amici ora c’è un collegamento da remoto che assicura la discussione (pubblica) della tesi e il dibattito (privato) sul voto da assegnare al candidato. Dove c’era un open day articolato in uno o più giorni a breve ci saranno dirette via web per invogliare nuove matricole a iscriversi. Sono alcune delle contromisure “di guerra” che le università italiane hanno dovuto prendere, quasi dalla sera alla mattina, per riprogrammare online le attività tradizionalmente svolte in presenza. E che, nel giro di un mese, ha consentito di raggiungere in rete l’80% di tutti gli iscritti costretti a casa dall’epidemia di Covid-19. A dirlo è il monitoraggio lanciato nelle scorse settimane dal ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, per testare la capacità del sistema accademico di rispondere all’emergenza. E portato a termine con la collaborazione della Conferenza dei rettori presieduta da Ferruccio Resta.

La didattica online
È direttamente il ministro Manfredi a illustrare al Sole 24 Ore i principali risultati dell’indagine, a cui hanno risposto 77 atenei su 85 (in pratica il 90%). Nel definire «molto positivi» i numeri della ricognizione, l’ex rettore della Federico II di Napoli rivela che con la didattica online «sono stati raggiunti 1,2 milioni di studenti», su 1,5 milioni di universitari totali (pari dunque all’80% di tutti gli iscritti). E chiosa: «Nelle classi virtuali abbiamo avuto più studenti di quelli che in genere si presentano a lezione nelle aule». Con forme e modalità diverse da realtà a realtà, ma in un contesto generale che vedeva le condizioni di partenza delle università migliori di quelle delle scuole, con ogni ateneo che già aveva una propria piattaforma da utilizzare.

In totale - fa sapere ancora il ministro - sono stati erogati da remoto «64mila insegnamenti, pari al 94% del totale». Una risposta che lui stesso definisce «importante considerando che tutti i grandi atenei sono intorno al 100%». E che non devono però far passare in secondo piano le difficoltà incontrate, ad esempio, dalle facoltà dal taglio tecnico-pratico come professioni sanitarie o architettura.

Esami e lauree a distanza
Marzo tradizionalmente è un mese di lauree. Con gli studenti che si ammassano per concludere in tempo gli studi ed evitare di dover pagare un altro anno di tasse universitarie. Nonostante il governo abbia scongiurato questa eventualità facendo slittare (con il decreto Cura Italia) al 15 giugno il termine per svolgere le sedute di laurea, proprio queste ultime rappresentano il vero banco di prova della migrazione online delle università. In totale - fa sapere ancora Manfredi - tra il 20 febbraio e il 20 marzo «ci sono state 26mila lauree a distanza». E anche qui ogni ateneo ha fatto da sé per garantire, da un lato, la trasparenza, e dall’altra, l’umanizzazione della sedute. Consentendo, ad esempio, a un numero ristretto di amici e parenti di poter assistere via internet. Senza dimenticare i 70.500 esami svolti anch’essi a distanza, che tuttavia mantengono qualche profilo di criticità quando sono scritti .

I prossimi passi
Nel sottolineare che il sistema universitario sta rispondendo alla crisi da vera «infrastruttura nazionale», il ministro indica nella riduzione del «digital divide che attualmente sta penalizzando le aree interne» del Paese uno dei primi obiettivi da raggiungere a emergenza finita. In attesa della normalità («che significa università aperte con gli studenti in aula», sottolinea più volte), Manfredi guarda ai prossimi mesi e annuncia che «a breve partiranno le attività di orientamento online degli atenei» e che, in vista dei test d’ingresso, «il Cisia sta preparando una piattaforma online che consentirà di svolgere i Tolc da casa». Raccomandando a tutti, e a se stesso, di «fare tesoro» dell’esperienza di queste settimane, magari integrando la didattica in presenza con quella a distanza per rendere le università ancora «più inclusive».

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