OSPITALITA’

Negli hotel post pandemia il virus viene lasciato fuori dalla porta con check up e unità anti Covid-19

Le strategie messe in atto dagli albergatori per garantire sicurezza agli ospiti. Per alcuni però il costo è troppo alto e rimandano l’apertura al 2021

di Sara Magro

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Un addetto dell’Hotel Negresco a Nizza (Photo by VALERY HACHE / AFP)

Le strategie messe in atto dagli albergatori per garantire sicurezza agli ospiti. Per alcuni però il costo è troppo alto e rimandano l’apertura al 2021


3' di lettura

Gli hotel nelle località di vacanza stanno riaprendo. Un po' perché, secondo Enit, il 47,5% farà almeno qualche giorno di vacanza, e di questi l'83% in Italia. Un po' perché i protocolli si sono dimostrati più praticabili per gli albergatori e non troppo ingombranti per i villeggianti in cerca di sicurezza. Secondo l'indagine di Tecnè per Assosistema e Confindustria Alberghi, l'81,5% degli ospiti chiederà quali sono i protocolli adottati, dalla sanificazione della biancheria all'igienizzazione hi tech. Per queste garanzie, sono disposti a spendere fino all'8% in più.

A worker at the Hilton Hurghada Plaza hotel disinfects a shower at the premises in Egypt's southern Red Sea city of Hurghada on June 19, 2020, as a safety measure against the COVID-19 coronavirus pandemic. (Photo by Khaled DESOUKI / AFP)

Unità anti Covid 19 a disposizione degli ospiti

D'altronde gli hotel si stanno impegnando per implementare termoscreening, mascherine, sanificazione, distanziamento e tecnologie touchless. In prima linea ci sono ovviamente quelli di categoria alta, con maggiore capacità di investimenti. A Villa d'Este sul Lago di Como hanno ridotto i posti al bar e al ristorante e introdotto il menu digitale, dal room service alla spa. Al Principe di Savoia a Milano, le camere vengono pulite con l'ozono, come al Four Seasons di Firenze che riapre con il supporto di un programma del gruppo realizzato con la Johns Hopkins Medicine International, e sfrutta la chat della sua app per mantenere il contatto diretto con gli ospiti, riducendo al minino gli incontri. Alcuni hanno allestito mini unità anti Covid 19, che superano le linee guida dell'OMS e il protocollo “Accoglienza Sicura” delle associazioni alberghiere, con l'obiettivo di creare ambienti a contagio zero, senza limitare la libertà di movimento e di utilizzo dei servizi. Al Romeo di Napoli hanno appostato un furgoncino all'ingresso: chi arriva, dipendenti e ospiti (anche dei ristoranti), è sottoposto al test sierologico con esito in 10 minuti.

All'arrivo al Forte Village, sulla costa sud della Sardegna, gli ospiti fanno il test IgM/IgG anticorpale rapido con medici specializzati. Se il test è positivo, si fa anche il tampone, e l'ospite viene isolato in una villa, in una zona protetta al 100%, finché non arriva l'esito. Se il tampone è positivo, interviene la Asl, se è negativo, la vacanza prosegue serenamente nei 50 ettari di parco del resort. A Borgo Egnazia, nella campagna pugliese, c'è un medico residente ed è stato creato un piccolo ambulatorio con erogatore di ossigeno in caso di emergenze.

Test rapidi ospiti e collaboratori si fanno, su richiesta, in molti spa resort dell'Alto Adige, regione tradizionalmente associata alle vacanze di benessere. Ventiduemila sono a disposizione gratuitamente per il progetto “Test in Alto Adige”, rivolto a chi lavora in hotel e ristoranti e su richiesta per i turisti loro ospiti. Negli hotel specializzati in wellness, si possono seguire protocolli preventivi per rinforzare il sistema immunitario. Al Preidlhof, fuori Merano, il team medico propone infusioni di vitamina C e incontri per imparare a gestire ansie e fragilità emerse durante la pandemia. Sempre a Merano, Villa Eden Leading Park Retreat, è invece il primo hotel italiano ed europeo certificato “Covid Safe”. Vi si accede solo con test immunologico, a meno che non si sia provvisti di un certificato di negatività al Covid-19 risalente al massimo a 4 giorni prima. In camera, si trovano anche diversi tipi di mascherine, tra cui la FFP2, obbligatoria nella spa.

Come gli hotel, anche Cortina si propone come meta per vacanze salutiste e Covid free. Con il supporto di albergatori, ristoratori e altri operatori, è stato messo a punto il progetto Medical Wellness con esercizi all'aperto (dal trekking allo yoga), “aerosol” alle cascate, “forest bathing”, sana alimentazione. Il programma può iniziare e finire con un check up all'ospedale, anche con esami prescritti dal medico di base. Come ulteriore tutela per i villeggianti, albeghi e agenzie di affitto offrono ai clienti la polizza “Andrà tutto bene” dell'Associazione Cortina For Us con UnipolSai: in caso di contagio, garantisce assistenza telefonica con i medici per 90 giorni, una diaria di 70 € al giorno per il ricovero, e 2000 € per la terapia intensiva.

Sembra insomma che nelle vacanze post pandemia, la nuova frontiera del lusso sia lasciare il virus fuori dalla porta. Ma se località e strutture di lusso riescono a sostenere l'onere di una tale impresa, spesso gli hotel di categoria inferiore sono in difficoltà: tra investimenti per le nuove regole e riduzione delle prenotazioni (fino al 70% in meno, ndr), ad alcuni conviene rimandare l'apertura a settembre o direttamente al 2021.


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