Usa

Negli Stati Uniti domina il contract: architetti cruciali per spingere i prodotti di fascia alta

Artemide per la luce e Cappellini e Giorgetti per complementi e mobili raccontano la necessità di puntare su un mix tra canali di vendita diverso da quello europeo. New York la scelta principale per chi apre un monomarca

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Forse con meno resistenze sindacali o divergenze, rispetto all’Italia, tra partiti (gli americani hanno la fortuna, si potrebbe dire, di averne solo due), ma anche negli Stati Uniti gli uffici andranno ripopolandosi. Il telelavoro però resterà, fatto da casa e soprattutto da altri luoghi, come dovrebbe indicare l’aggettivo smart (intelligente). È un fatto che nei mesi del lockdown gli americani abbiano ripensato gli spazi domestici, come è accaduto in moltissimi altri Paesi. Un’opportunità in più per i mobili e complementi italiani, da anni in forte crescita tra gli abitanti delle grandi città, ma che in prospettiva, grazie alla spinta delle vetrine e vendite online, potrebbero conquistare altri target.

Tra le aziende della luce spicca Artemide: «In Usa abbiamo storicamente una forte presenza, una riconoscibilità come brand e al tempo stesso un grande potenziale di sviluppo legato al contract – spiega la presidente e ceo Carlotta de Bevilacqua –. Gli Stati Uniti sono il nostro secondo mercato di sbocco all’estero e assorbono circa il 10% del fatturato consolidato». Le grandi differenze, spiegano da Artemide, sono nella distribuzione e, per l’illuminazione, è fondamentale offrire sempre nuove innovazioni tecnologiche, in particolare nel contract. «Per i clienti consumer l’e-commerce è già oggi il primo canale di acquisto e in questo il mercato americano ha anticipato l’evoluzione poi vista su quello europeo», sottolinea de Bevilacqua.

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L’importanza del contract e le peculiarità della distribuzione in America sono confermate da Cappellini, azienda di Meda (Monza-Brianza), specializzata in mobili, ma anche complementi. «Gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato fuori dall’Italia in termini di fatturato e uno dei flagshipstore che abbiamo è a New York, mentre gli altri sono a Milano, Parigi, Londra, Manila e Ho Chi Minh City», spiega Giulio Cappellini, art director dell’azienda e instancabile talent scout di giovani promesse del design: a lui si deve la “scoperta”, ormai parecchi anni fa, di progettisti, architetti e creativi oggi protagonisti del panorama internazionale come Jasper Morrison, Marc Newson, Nendo, i fratelli Bouroullec e Marcel Wanders. «Negli Stati Uniti, oltre al retail diretto di New York, abbiamo una doppia distribuzione – aggiunge Giulio Cappellini –. Da una parte c’è la rete di dealer che fa capo direttamente a noi per la parte residenziale, dall’altra c’è una rete gestita da Haworth (leader americano nei mobili da ufficio, ndr) per il mondo contract, che rappresentata una parte importante del business di Cappellini negli Stati Uniti».

Il 2022 sarà l’anno dell’apertura del primo spazio a insegna propria, anche in questo caso a New York, di Giorgetti, che, come Cappellini, ha sede a Meda, nel cuore del distretto brianzolo del legno-arredo e che produce mobili per interni oltre che per esterni. «A differenza dei mercato italiano ed europeo in generale – spiega l’amministratore delegato Giovanni del Vecchio –, negli Stati Uniti i rivenditori di alta gamma del settore design&furniture sono davvero pochi. In media c’è un potenziale rivenditore ogni due o tre stati sui 50 che compongono il Paese, con aree completamente scoperte». Un’altra peculiarità per i prodotti di fascia alta o altissima, come quelli di Giorgetti, conosciuta per l’eccellenza della lavorazione dei legni pregiati, è che la quasi totalità dei clienti finali privati si appoggiano a interior designer o architetti, che hanno un peso rilevante sulla decisione dei marchi e prodotti. «È molto importante costruire e coltivare con estrema cura i rapporti con la design community americana».

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