Enti ecclesiastici

Negli ultimi 30 anni sempre meno chiese e sacerdoti

Sono nate 277 parrocchie e ne sono state soppresse 458. I parroci sono diminuiti del 16,5%: erano 38.209 nel 1990, oggi sono 32mila

di Antonello Cherchi e Carlo Marroni

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3' di lettura

Sempre meno chiese nel nostro Paese. Negli ultimi anni il loro numero è andato diminuendo, con scarti sempre più marcati tra le nuove parrocchie e quelle soppresse. Fino all’ampio saldo negativo dell’anno scorso, con la nascita di sei chiese contro cinquanta che hanno invece perso lo status. L’inversione di tendenza è avvenuta nel 2003, dopo anni in cui le nuove parrocchie erano sempre più numerose di quelle costrette a chiudere, ed è registrata dai decreti del ministero dell’Interno che periodicamente sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale per dare conto sia dell’istituzione di una chiesa, sia della cancellazione di quelle che non ce la fanno a tirare avanti.

I decreti del Viminale

A mettere insieme i decreti del Viminale, che compaiono a partire dal 1993, si arriva a un totale di 277 chiese nate da allora fino a oggi e di 458 soppresse. Una tendenza che non si smentisce neanche nei primi mesi di quest’anno: al 18 febbraio si registra la cancellazione di sette parrocchie, con zero nascite.

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SALDO NEGATIVO
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Tutto è nelle mani del Vaticano, ma il ciclo di vita delle chiese ha anche un riscontro contabile nei registri del Viminale dopo che la legge 222 del 1985 - che ha dato attuazione al nuovo Concordato tra lo Stato e la Santa Sede del 1984, con il quale sono stati modificati i Patti Lateranensi - ha previsto la possibilità del riconoscimento della personalità giuridica civile degli enti ecclesiastici, tra i quali le parrocchie.

Attraverso il riconoscimento, che si ottiene con un decreto del ministero dell’Interno e l’iscrizione di quell’atto nel registro delle persone giuridiche della prefettura competente per territorio, l’ente ecclesiastico acquista piena capacità di agire anche per l’ordinamento dello Stato italiano. Allo stesso modo, è sempre un decreto del Viminale a registrare il venir meno della parrocchia.

In entrambi i casi si tratta da parte del ministero dell’Interno di una presa d’atto di decisioni che originano dall’autorità ecclesiastica. Così come è di competenza di quest’ultima la destinazione dei beni della parrocchia soppressa, che solitamente sono devoluti a una chiesa vicina.

Meno fedeli e sacerdoti

Il calo costante delle parrocchie trova facile spiegazione in due fenomeni che viaggiano paralleli: la riduzione del numero dei fedeli e quello dei sacerdoti. Mentre il primo è molto difficile da quantificare - la percentuale dei battezzati rispetto alla popolazione non è significativa, e meno di un quarto della popolazione si dichiara praticante - quello dei preti è chiaro: nel giro di trent’anni il numero dei sacerdoti operanti in Italia è diminuito del 16,5 per cento. Erano 38.209 nel 1990, sono scesi a circa 32mila, oltre 6mila in meno. Una riduzione che solo in parte è stata compensata dall’ingresso in Italia di un sempre maggior numero di sacerdoti stranieri al servizio delle diocesi italiane, che sono passati da 204 nel 1990 a 2.631 nel 2020.

Questi i dati generali. Poi è necessario andare a vedere come il fenomeno incide sulla presenza delle parrocchie, oltre 25mila a livello nazionale, distribuite su 226 diocesi. C’è un numero medio di abitanti (non di fedeli praticanti) per parrocchia che oscilla tra 1.500 e 3.200, a seconda della regione, ma le medie spesso dicono poco. Infatti - per esempio - a Roma ci sono parrocchie che servono un bacino anche di 20mila persone. Al contrario ci sono aree del Paese, rurali e montane, quasi completamente disabitate e dove le parrocchie sono chiuse da anni.

Le Unità Pastorali

Quindi il numero di parrocchie che scende non rappresenta in tutto il fenomeno, che è molto più esteso. Qualche aggiustamento operativo è stato messo in atto con la costituzione di Unità Pastorali, un insieme di parrocchie vicine e affini per territorio e condizioni di vita degli abitanti, affidate a un unico parroco, ma dal punto di vista giuridico restano in vita tutte le parrocchie, che quindi risultano sulla carta.

Insomma, ci sono certamente più parrocchie che parroci, e l’apporto dei sacerdoti non italiani è importante, anche se giuridicamente va fatta una precisazione, prevista dal Concordato: i parroci per legge devono essere cittadini italiani, quindi molti presbiteri stranieri (in Italia per studiare e forse in attesa di rientrare nei loro Paesi) celebrano la messa e amministrano i sacramenti, ma con una funzione di collaboratori.

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