Retail

Negozi, sugli affitti un taglio del 20-30% per due o tre anni

Nelle vie dello shopping, il trend dominante registra la polarizzazione tra strade del lusso, sempre più ambite, e aree dedicate al mass market. In mezzo, la fascia premium, che risulta quella più penalizzata dalle chiusure degli ultimi mesi

di Paola Dezza

3' di lettura

La parvenza di normalità che l’ingresso in zona gialla di molte regioni italiane ci restituisce non coinvolge al momento le vetrine del centro delle grandi città. E anche se il mercato retail a Milano e Roma non si ferma e il balletto degli spazi è vivace, i clienti non si affollano ancora nelle strade. Nelle vie dello shopping – dove si tenta di dimenticare i giorni bui delle serrande abbassate dell’ultimo lockdown – il trend dominante registra la polarizzazione tra strade del lusso, sempre più ambite, e aree dedicate al mass market. In mezzo, la fascia premium, che risulta quella più penalizzata dalle chiusure degli ultimi mesi. Più in generale tutto ciò che non è lusso in senso stretto risente della crisi dei consumi, tanto che la domanda di spazi langue e i proprietari di vetrine situate in location meno appetibili sono disposti a scontare i canoni del 20-30% per i primi 2-3 anni del contratto pur di riaccendere le luci dei propri negozi.

«Ci sono vie che negli anni hanno visto una scarsa rotazione dei brand – dice Eugenio Amato, fondatore di Edares –. Qui i morsi della crisi si sono sentiti. Un esempio è via della Spiga a Milano, percepita da molti come la via del lusso accessibile, proprio oggi che la distinzione tra lusso e mass market diventa sempre più netta. A breve però la via si riprenderà: apre Polo Ralph Lauren e Hines sta finendo la riqualificazione dell’edificio acquistato da Thor Equities, che era occupato dal gruppo Dolce & Gabbana». Nella via comunque hanno chiuso 17 negozi.

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Un secondo trend che è emerso dopo i diversi lockdown è la ricerca in alcuni casi di spazi addirittura più grandi, spuntando buone occasioni. È il caso a Roma di Audemars Piguet, che a San Lorenzo in Lucina ha ampliato lo store. Lo spazio è più del doppio della vecchia boutique, ma il canone non è raddoppiato. «È sempre più frequente anche la locazione di spazi temporary ad aziende che prima non lo avevano mai provato» ,dice Andrea Di Cave, partner di Edares. È il caso di Decathlon che apre in via del Corso a Roma, dove lo staff venderà una gamma selezionata di prodotti e gestirà il negozio come punto di ritiro per merce acquistata online.

Sempre nel lusso, Moncler amplia il negozio in piazza di Spagna, che si allarga con le vetrine che erano di Missoni. Loro Piana ristruttura in via dei Condotti e apre un temporary in via Borgognona. Ancora in piazza di Spagna, secondo indiscrezioni, Dior avrebbe affittato tutta la palazzina dove si trova il negozio, prima divisa in uffici e appartamenti, ed Ermanno Scervino apre la propria vetrina.

A Roma gli ampliamenti sono anche legati all’arrivo di grandi hotel lusso che saranno di richiamo per una clientela pronta a fare shopping.

Milano non è da meno. La via più ambita è sempre Montenapoleone, la più cara in Italia con affitti «prime» (alto livello) da 14mila euro al mq all’anno: andrà via La Perla per lasciare il posto all’alta orologeria di Harry Winston (gruppo Swatch). Nella via i riflettori sono puntati sulla riqualificazione che Lvmh sta facendo dei negozi Louis Vuitton ed ex Armani. Kiton apre in Sant’Andrea – dove c’è la boutique Chanel – al posto di Berluti e nella via ha aperto da qualche giorno La Double J, brand fondato dalla californiana JJ Martin.

Secondo il report di World Capital, in collaborazione con Federazione Moda Italia, al nord i canoni sono scesi in media del 6% e gli spazi ridotti del 10 per cento. «A Milano in vie come corso Buenos Aires, Vittorio Emanuele e via Torino l’uscita di brand internazionali ha aumentato la disponibilità di spazi – dice Thomas Casolo, Cushman & Wakefield –. Anche se per esempio lo spazio lasciato da Geox è subito stato riaffittato a Portobello, marchio italiano per la casa». Gap, che ha scelto di chiudere in tutta Europa, lascerà gli spazi di corso Vittorio Emanuele. «Anche corso Como è in crisi» spiega Casolo, sottolineando la chiusura delle numerose vetrine di Gabs-Campomaggi. In corso Buenos Aires un negozio resta vuoto anchequattro mesi, in corso Vercelli fino a sette e nelle due location il rendimento lordo varia dal 3,5 al 5,55%. Secondo World Capital, il vacancy rate (tasso di sfitto) è contenuto intorno ai due mesi nella romana via dei Condotti, sale verso i quattro in piazza di Spagna e via del Corso. E mentre qui e in zone meno centrali si dividono gli spazi per creare negozi più piccoli, i canoni crescono nelle vie più ambite.

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