Il futuro dello shopping

Negozi, il lusso supera la crisi. Sconti per riaccendere le vie dello shopping accessibile

Il Covid ha reso più netta la distinzione fra strade del lusso e mass market. Ecco le attese degli analisti e le aperture in programma a Roma e Milano

di Paola Dezza

La nuova boutique Dior in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano

3' di lettura

La parvenza di normalità che l'ingresso in zona gialla di molte regioni italiane ci restituisce non coinvolge al momento le vetrine del centro delle grandi città. E anche se il mercato retail a Milano e Roma non si ferma e il balletto degli spazi è vivace, i clienti non si affollano ancora nelle strade.

Nelle vie dello shopping – dove si tenta di dimenticare i giorni bui delle serrande abbassate dell'ultimo lockdown – il trend dominante registra la polarizzazione tra strade del lusso, sempre più ambite, e aree dedicate al mass market. In mezzo, la fascia premium, che risulta quella più penalizzata dalle chiusure degli ultimi mesi. Più in generale tutto ciò che non è lusso in senso stretto risente della crisi dei consumi, tanto che la domanda di spazi langue e i proprietari di vetrine situate in location meno appetibili sono disposti a scontare i canoni del 20-30% per i primi 2-3 anni del contratto pur di riaccendere le luci dei propri negozi.

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Distinzione sempre più netta fra lusso e mass market

«Ci sono vie che negli anni hanno visto una scarsa rotazione dei brand – dice Eugenio Amato, fondatore di Edares –. Qui i morsi della crisi si sono sentiti. Un esempio è via della Spiga a Milano, percepita da molti come la via del lusso accessibile, proprio oggi che la distinzione tra lusso e mass market diventa sempre più netta. A breve però la via si riprenderà: apre Polo Ralph Lauren e Hines sta finendo la riqualificazione dell'edificio acquistato da Thor Equities, che era occupato dal gruppo Dolce & Gabbana». Nella via comunque hanno chiuso 17 negozi.

Alla ricerca di spazi più grandi

Un secondo trend che è emerso dopo i diversi lockdown è la ricerca in alcuni casi di spazi addirittura più grandi, spuntando buone occasioni. È il caso a Roma di Audemars Piguet, che a San Lorenzo in Lucina ha ampliato lo store. Lo spazio è più del doppio della vecchia boutique, ma il canone non è raddoppiato. «È sempre più frequente anche la locazione di spazi temporary ad aziende che prima non lo avevano mai provato» ,dice Andrea Di Cave, partner di Edares. È il caso di Decathlon che apre in via del Corso a Roma, dove lo staff venderà una gamma selezionata di prodotti e gestirà il negozio come punto di ritiro per merce acquistata online.

Le aperture attese a Roma e Milano

Sempre nel lusso, Moncler amplia il negozio in piazza di Spagna, che si allarga con le vetrine che erano di Missoni. Loro Piana ristruttura in via dei Condotti e apre un temporary in via Borgognona. Ancora in piazza di Spagna, secondo indiscrezioni, Dior avrebbe affittato tutta la palazzina dove si trova il negozio, prima divisa in uffici e appartamenti, ed Ermanno Scervino apre la propria vetrina. A Roma gli ampliamenti sono anche legati all'arrivo di grandi hotel lusso che saranno di richiamo per una clientela pronta a fare shopping.

Milano non è da meno. La via più ambita è sempre Montenapoleone, la più cara in Italia con affitti «prime» (alto livello) da 14mila euro al mq all'anno: andrà via La Perla per lasciare il posto all'alta orologeria di Harry Winston (gruppo Swatch). Nella via i riflettori sono puntati sulla riqualificazione che Lvmh sta facendo dei negozi Louis Vuitton ed ex Armani. Kiton apre in Sant'Andrea – dove c'è la boutique Chanel – al posto di Berluti e nella via ha aperto da qualche giorno La Double J, brand fondato dalla californiana JJ Martin.Secondo il report di World Capital, in collaborazione con Federazione Moda Italia, al nord i canoni sono scesi in media del 6% e gli spazi ridotti del 10 per cento.

«A Milano in vie come corso Buenos Aires, Vittorio Emanuele e via Torino l'uscita di brand internazionali ha aumentato la disponibilità di spazi – dice Thomas Casolo, Cushman & Wakefield –. Anche se per esempio lo spazio lasciato da Geox è subito stato riaffittato a Portobello, marchio italiano per la casa». Gap, che ha scelto di chiudere in tutta Europa, lascerà gli spazi di corso Vittorio Emanuele. «Anche corso Como è in crisi» spiega Casolo, sottolineando la chiusura delle numerose vetrine di Gabs-Campomaggi. In corso Buenos Aires un negozio resta vuoto anche quattro mesi, in corso Vercelli fino a sette e nelle due location il rendimento lordo varia dal 3,5 al 5,55%.

Secondo World Capital, il vacancy rate (tasso di sfitto) è contenuto intorno ai due mesi nella romana via dei Condotti, sale verso i quattro in piazza di Spagna e via del Corso. E mentre qui e in zone meno centrali si dividono gli spazi per creare negozi più piccoli, i canoni crescono nelle vie più ambite.

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