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Negozi, Milano e Monza in tilt Perdite per quasi 5 miliardi

La rete commerciale e di somministrazione accusa un bilancio drammatico. Auricchio: attesa per tempi e modi della ripresa. Barbieri: servono indennizzi e contributi

di Enrico Netti

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Negozi e ristoranti in centro a Milano con gli esercenti in grave difficoltà per il lockdown prolungato

La rete commerciale e di somministrazione accusa un bilancio drammatico. Auricchio: attesa per tempi e modi della ripresa. Barbieri: servono indennizzi e contributi


3' di lettura

A due mesi esatti dal lockdown prima la crisi dei consumi poi la pandemia mandano ko il commercio in Lombardia. Nel primo trimestre il numero delle imprese attive nel settore, secondo le rilevazioni Infocamere-Movimprese, erano 188mila contro le 191mila con un saldo negativo di 3mila aziende. Una perdita secca dell’1,3 per cento. Scorrendo tra le province il trend è di un calo generalizzato intorno all’1% con le eccezioni delle maglie nere Monza e Lodi. La prima segna un -1,6% e Lodi registra un -2,4%.

Scorrendo gli ultimi dati di Unioncamere Lombardia è proprio il commercio il settore che tra gennaio e marzo segna il peggiore deterioramento (-2,2%) nel numero delle imprese attive. Scorrendo tra gli altri settori nel terziario spicca la flessione delle attività di alloggio e ristorazione mentre gli altri servizi rallentano la crescita (+1,6%). «Cominciamo a sentire i primi effetti delle misure di contenimento dell’epidemia Covid-19, anche se almeno per ora non sono aumentate le chiusure aziendali rispetto agli ultimi dati - spiega il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio –. Purtroppo l’incertezza sulle prospettive future ha di fatto congelato le decisioni sulle nuove aperture d’impresa, in attesa di capire quali saranno i tempi e i modi della ripresa».

Imprenditori in pectore che rinviano a tempi migliori il varo della nuova attività mentre i commercianti dopo due mesi di fermo dell’attività fanno i conti mancate vendite e perdite. Tra Milano, Monza e Brianza, Lodi le perdite attese saranno di 4,9 miliardi, secondo l’Ufficio studi di Confcommercio Milano. I lavoratori in cassa integrazione invece sono più di 42.300 e un quarto delle attività più piccole rischia la chiusura. In quest’area il lockdown ha completamente bloccato l’attività di oltre 22.700 commercianti al dettaglio con 123mila addetti. Il 2020 potrebbe vedere un crollo del reddito di quasi il 60% rendendo molto elevato il rischio di chiusura definitiva.

«I danni causati dal Covid-19 stanno diventando drammatici. Le nostre imprese hanno bisogno di soldi veri per compensare le perdite e ripartire in sicurezza - spiega Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza -. Occorre passare dagli annunci e le promesse ai fatti: indennizzi e contributi a fondo perduto, credito a burocrazia zero, moratoria fiscale per tutto l’anno, estensione del credito d’imposta anche ai contratti d’affitto d’azienda o di ramo d’azienda».

Tra i commercianti l’esasperazione è al massimo e diversi hanno partecipato a flash mob e proteste organizzate da “Risorgiamo Italia”. Una mobilitazione che vede in prima linea bar e ristoranti a cui in ordine sparso e spontaneamente si aggregano diversi commercianti che per protesta alzano bandiera bianca e consegnano le chiavi dei loro locali nelle mani dei sindaci come per dire «è finita, così non possiamo andare avanti».

A soffrire di più sono le migliaia di piccole attività con una connotazione prevalentemente familiare ma anche quelle più strutturate hanno patito il collasso delle vendite. È, per esempio, il caso del Gruppo Cisalfa (si veda l’articolo in pagina ndr), specializzato nella vendita di articoli sportivi con quartier generale a Curno, nella bergamasca. Prima della pandemia in un giorno venivano “battuti” nei negozi di tutta Italia in media circa 33mila scontrini mentre a seguito del lockdown con l’e-commerce si arriva a un migliaio.

Della Fase 2 delle aperture parziali preoccupa il crollo dei consumi: a livello nazionale Confcommercio prevede per fine anno una perdita di 84 miliardi. Le perdite maggiori saranno concentrate in pochi settori: abbigliamento e calzature, quattro e due ruote ma lo stop di bar e ristoranti continuerà a pesare sui conti di quelle società commerciali specializzate che lavorano con le aziende del canale Ho.re.ca. (Hotel, ristoranti, caffè) e negli ultimi due mesi hanno fatto i conti con il fermo degli ordini. Presumibilmente i pubblici esercizi ripartiranno per ultimi e quest’anno non potranno contare su milioni di turisti soprattutto esteri. Milano, con oltre 12 milioni di presenze è la città più visitata della Lombardia, seguita da Limone sul Garda e Sirmione, ognuna con circa 1,2 milioni di presente provenienti soprattutto dalla Germania e dal Nord Europa. Assenze che rischiamo di pesare ulteriormente sul commercio lombardo.

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