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Negoziato difficile con il Consiglio su Recovery Fund e bilancio

di Antonio Pollio Salimbeni

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2' di lettura



Il 14 settembre il Parlamento europeo si riunirà a Strasburgo per la prima volta dopo i mesi di confinamento. L’appuntamento è stato confermato e al momento non ci sono controindicazioni nonostante la crescente preoccupazione per l’ondata autunnale di contagi da Covid-19 in mezza Europa. Ci si sta già preparando per il confronto di mercoledì 16 tra gli eurodeputati e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Nel fine settimana precedente (11-12 settembre) toccherà ai ministri finanziari europei, a Berlino per le riunioni informali di fine estate, fare il punto sulla situazione economica e sulla gestione dell’accordo di luglio sul pacchetto

europeo per la ripresa. Nel frattempo sono cominciati i negoziati tra Parlamento e Consiglio sul piano anticrisi da 750 miliardi per stimolare l’economia e sul bilancio Ue 2021-2027, entrambi concordati tra i governi a luglio. Non sono discussioni facili, tuttavia nessuno gioca a tirar tardi. Il Parlamento vuole ottenere un accordo entro fine ottobre per non compromettere l’avvio dei nuovi programmi - anticrisi e non - dal primo gennaio 2021.

I nodi da sciogliere

I maggiori gruppi parlamentari considerano che i compromessi raggiunti dai governi siano “un passo positivo per la ripresa economica a breve termine, il Fondo per la ripresa è una mossa storica per la Ue”. Tuttavia su vari punti hanno subito annunciato battaglia. Giudizio negativo sui tagli al bilancio dei 7 anni. Eccessivo il taglio alle sovvenzioni agli Stati rispetto alla dimensione dei prestiti: i primi ammontano a 390 miliardi, i secondi a 360 miliardi mentre l’esecutivo Ue aveva proposto 500 miliardi e 250 miliardi. I tagli dei programmi clima, transizione digitale, salute, gioventù, cultura, infrastrutture, ricerca, gestione delle frontiere e solidarietà sono a rischio di “un calo immediato dei finanziamenti dal 2020 al 2021”. Inoltre, dal 2024, "il bilancio nel suo complesso sarà al di sotto dei livelli del 2020, mettendo a rischio gli impegni e le priorità europee”.
Poi il Parlamento ritiene che il Consiglio europeo abbia «significativamente indebolito» gli sforzi della Commissione e del Parlamento a difesa dello Stato di diritto, i diritti fondamentali e la democrazia in relazione all’uso dei fondi europei. “La regola dello Stato di diritto non è uno slogan”, ha dichiarato il capogruppo di Renew Europe Dacian Ciolos. Un altro punto controverso è costituito dalle risorse proprie: non c’è una riforma del sistema delle risorse proprie della Ue che includa l'introduzione di un paniere di nuove risorse entro la fine del periodo 2021-2027, necessarie a coprire almeno i costi relativi al rimborso di Next Generation Eu (il nuovo fondo anticrisi). Infine viene ribadita la richiesta di riconoscere al Parlamento un ruolo di supervisione del piano per la ripresa.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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