osservatorio politico

Nei ballottaggi un test sugli elettori M5S

di Roberto D'Alimonte

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(Alessandro Serrano' / AGF)


3' di lettura

Oggi si vota in 75 comuni superiori ai 15.000 abitanti oltre al Municipio 3 di Roma. Quattordici sono comuni capoluogo. Si tratta di una consultazione elettorale “minore” rispetto ad altre elezioni amministrative, ma 75 ballottaggi rappresentano in ogni caso un test significativo sia per gli esiti che si determineranno che per le informazioni che se ne potranno ricavare sulle tendenze di voto. Due domeniche fa il risultato è stato buono per il centro-destra, discreto per il Pd, negativo per il M5s. Ma il vero bilancio si potrà fare solo questa sera.

Vincere un ballottaggio non è cosa semplice. È vero che un buon risultato al primo turno spesso si traduce in successo al secondo. Ma non sono pochi i casi in cui questo non si verifica. Ne sanno qualcosa Alessandro Cattaneo candidato sindaco del centro-destra a Pavia che nel 2014 prese il 46,7% al primo turno e Luigi Petrone, candidato del centro-sinistra a Potenza che nel 2014 prese il 47,8%. Entrambi hanno perso al secondo turno. Come Americo Di Benedetto che a L’Aquila l’anno scorso arrivò al 47,1%, ma non vinse al ballottaggio contro Pierluigi Biondi del centro-destra che al primo turno aveva preso il 35,8%.

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Per vincere un ballottaggio occorre fare due cose: riportare a votare tutti quelli che ti hanno votato al primo turno e farsi votare da una parte di coloro che al primo turno avevano votato candidati non ammessi al secondo. Entrambe sono operazioni difficili. Al primo turno ci sono le preferenze a mobilitare tanti elettori a favore dei candidati sindaco. Soprattutto nei comuni del Sud questo è un fattore decisivo. Al secondo turno senza preferenze tanti elettori restano a casa. Lo stesso comportamento tende a prevalere tra chi ha votato al primo turno uno dei candidati perdenti. Ma tra questi elettori ci sono anche quelli che scelgono di esprimere una seconda preferenza. Dopo aver votato il candidato preferito al primo turno, decidono di votare il candidato meno sgradito tra i due sfidanti al ballottaggio. Questa è stata la chiave del successo della Appendino a Torino e della Raggi a Roma. In quella occasione sono state le seconde preferenze degli elettori del centro-destra a far vincere le due candidate pentastellate.

Cosa succederà oggi ? I candidati del M5S al ballottaggio sono pochi, sette in tutto. Sono presenti in tre capoluoghi. A Ragusa sfidano un candidato di destra, ad Avellino un candidato di centro-sinistra, a Terni un candidato di centro-destra. Negli altri quattro comuni corrono tre volte contro un candidato del centro-destra (Pomezia, Assemini e Acireale) e una volta contro un candidato del centro-sinistra (Imola). Anche in passato il M5s ha sempre faticato ad arrivare al ballottaggio, ma una volta lì vinceva grazie alla sua capacità di attrarre voti da tutte le parti. Sarà così anche questa volta? Il vero interesse di questa consultazione però è un altro. La maggioranza relativa dei 75 ballottaggi vede in gioco un candidato del centro-sinistra e uno del centro-destra. È così in 33 comuni, tra cui Pisa, Siena, Ancona, Teramo. Più in generale, escludendo i comuni in cui è presente un candidato cinque stelle, sono 41 i comuni con un candidato di centro-sinistra e 55 quelli con un candidato di centro-destra. In molti tra questi comuni l’esito potrebbe essere deciso dal comportamento degli elettori del M5S. Cosa faranno ? Staranno a casa o sceglieranno uno dei due sfidanti ? E in questo ultimo caso chi preferiranno ?

Negli ultimi anni molti elettori cinque stelle si astenevano, ma tra quelli che tornavano alle urne prevaleva il voto per il candidato del centro-destra o per candidati di liste civiche non collegate al Pd. Ma i tempi sono cambiati. Adesso il M5S è al governo con la Lega Nord. Non è più solo. Ha fatto una scelta che non è piaciuta a tutti. Per di più l’alleanza con Salvini sta creando malumori anche tra chi l’aveva approvata inizialmente. È questo che rende il voto di oggi interessante per capire cosa si muove all'interno del corpo elettorale. In particolare per capire se il Pd è capace, quanto meno a livello locale, di recuperare una parte dei voti perduti a livello nazionale. L’esito dei cruciali ballottaggi di Pisa e di Siena dipenderà anche da questo fattore.

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