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Nei centri per l’impiego pochi giovani e poca speranza di trovare lavoro

di Vera Viola

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2' di lettura

Ore 8 e 30, il Centro per l’impiego di via Raimondi in zona Capodichino apre tra un quarto d’ora: sull’uscio una decina di persone attende l’apertura. Intanto, una commessa (assunta con contratto di sei mesi) distribuisce i numerini in base ai quali si potrà accedere allo sportello. Resta sorpreso chi pensava di trovare una lunga fila di persone essendo ormai a pochi giorni dalla partenza del reddito di cittadinanza. Tra i cittadini in attesa, peraltro, i giovanissimi sono una minoranza, ma prevalgono le persone di mezza età (dai 40 ai 50 anni), molti chiedono un certificato storico (in sigla C2 che registra dopo un periodo di occupazione la nuova condizione di disoccupato).

Qualcuno si presenta allo sportello per chiedere generiche informazioni, altri per i sussidi di disoccupazione. Pochi dichiarano di essere interessati o di poter beneficiare del reddito di cittadinanza. «Troppi paletti - dicono - non ci rientro». E anche chi si prepara a farne domanda, a partire dal 6 marzo, non lo dichiara apertamente. A quanto sembra, i controlli annunciati spaventano e pochi sono disposti a rinunciare a qualche lavoretto in nero.

Gennaro, disoccupato, vorrebbe aderire a un progetto di Garanzia Giovani: «Non posso chiedere reddito di cittadinanza poiché non rientro nei parametri. Cerco lavoro affidandomi ad agenzie interinali, leggendo annunci e facendo colloqui». Umberto, 50 anni è stato da poco licenziato da una impresa di spedizioni di farmaci. «Sono per il C2, Farò richiesta di reddito di cittadinanza che potrei integrare con sussidio di invalidità. Allo stesso tempo cercherò lavoro anche attraverso conoscenze e invio di curricula».

Un popolo che si muove in ordine sparso, quello dei disoccupati o inoccupati, che cercano lavoro. Con pochi punti di riferimento in istituzioni o enti che si occupino di politiche attive per il lavoro. Gianluca, 21 anni, è accompagnato da suo padre. «Non ho mai lavorato - racconta -. Sono qui per cercare una occupazione e intanto vorrei poter beneficiare del reddito di cittadinanza. Non so se mi spetta. Mi accontenterei di lavori saltuari, ma per ora non ho trovato niente». Così Lucia, 45 anni, madre di due adolescenti. «Lavoravo come segretaria - racconta - poi sono stata licenziata. Ho chiesto l’Isee al Caf per accedere al reddito di cittadinanza. Parteciperò al concorso per il personale Ata. Non ho fiducia né speranza».

«Ho chiesto l’Isee per accedere al reddito di cittadinanza. Non ho fiducia né speranza»

Più esperto e generoso di spiegazioni Ciro, 30 anni: «A dire la verità ho sempre lavorato come aiutante in una pescheria. Poi ho provato ad aprirne una mia, ma non è andata bene. Vorrei tornare a lavorare da dipendente. Chissà!».

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