AVIAZIONE CIVILE

Nei cieli è scattata l’operazione voli puliti

Forti investimenti in atto per sviluppare innovazioni green che riducano le emissioni e rallentino la diffusione del «flight shame»

di Laura La Posta


3' di lettura

«Altro che vergogna di volare, siamo fieri dei nostri aerei. L’aeronautica è l’industria che si è data gli obiettivi più ambiziosi di riduzione delle emissioni responsabili dei cambiamenti climatici: dimezzare la CO 2 emessa dagli aerei entro il 2050 (rispetto al 2005) e non farla più crescere dopo il 2020, nonostante il boom dei passeggeri, di cui è previsto il raddoppio entro il 2035». Così la lobby dei trasporti Airlines for America, rappresentata dal managing director Carter Yang, ha di recente replicato ai duri attacchi subiti dagli ambientalisti che hanno in Greta Thunberg il simbolo del movimento «flight shame» (vergogna di volare, flygskam in svedese). Un messaggio potente, quello lanciato dall’icona ambientalista sedicenne, arrivata dal Vecchio continente alle Nazioni Unite a New York in barca a vela con pannelli solari, per non provare la “vergogna” di prendere un volo transoceanico, responsabile dell’emissione di grandi quantità di gas clima-alteranti (per ogni passeggero, fino a 80 volte quelle emesse da un africano in un anno, secondo Germanwatch).

Orgoglio, altro che vergogna, ribatte Airlines for America: solo negli Stati Uniti l’industria aeronautica vale 1.500 miliardi di dollari di giro d’affari all’anno, producendo appena il 2% delle emissioni di CO2. Ma recenti ricerche hanno messo in luce che tutti i gas e vapori rilasciati da aerei valgono fino al 5% delle emissioni responsabili del climate change. E il comparto sta correndo ai ripari. Il colosso europeo Airbus investe in R&S oltre tre miliardi di dollari all’anno, in larga parte sulla sfida ambientale. Il gigante americano Boeing è in scia, con investimenti simili, dirottati al 75% sulla sostenibilità, con l’obiettivo di ridurre del 25% le emissioni entro il 2025. Il blocco imposto ai Boeing 737 Max dopo due disastri aerei, che tanti danni finanziari sta causando, forse rallenterà questi piani.

Ma la corsa green non si fermerà. Anche perché l’accordo del 2016 Corsia (Carbon offsetting and reduction scheme for international aviation), firmato in ambito Icao (United Nations international civil aviation organization), impone al settore di comprare entro i prossimi 15 anni crediti ambientali per più di due miliardi di dollari (che potrebbero arrivare fino a 6,2 miliardi). Questo al netto del regime di compensazione europeo Eu-Ets sulle emissioni, in vigore dal 2005, e delle eco-tasse annunciate da Francia e Svezia e allo studio in altri Paesi (tra cui l’Italia).

Per salvare sia i bilanci sia il pianeta, l’industria sta lavorando con università, fornitori e Nasa per studiare soluzioni innovative. Ad esempio, i 185mila voli con impiego di biocombustibili – da scarti agricoli o da rifiuti - operati dal 2008 a oggi stanno dando risultati positivi, con un taglio delle emissioni fino all’80% secondo la Iata (International air transport association). In prima fila su questo fronte ci sono United Airlines, che ha anche investito in società del settore biofuel, Sas ed Air France. Ma la Iata stima che, senza incentivi, entro il 2025 i biofuel potranno valere appena il 2% dei carburanti, visti i costi elevati e l’approvvigionamento difficile.

Altre leve su cui agire sono l’impiego di materiali più leggeri, l’ottimizzazione delle rotte e l’elettrificazione. Ad esempio, la Nasa sta finanziando con 6 milioni di dollari l’Università dell’Illinois per studiare un aereo con un sistema di accumulo dell’energia basato sull’idrogeno criogenico. Ma la Iata non prevede sviluppi commerciali per la mobilità aerea elettrica fino al 2040 (anche perché la produzione mondiale di energia dovrebbe aumentare del 26% per alimentare tutti gli aerei in volo). Lontano anche l’impiego dell’energia solare, nonostante il successo dell’aereo sperimentale Solar Impulse 2.

Queste innovazioni serviranno ad arginare il «sentimento anti-aviazione che si sta diffondendo in particolare fra i giovani», come lo ha definito al Paris airshow il presidente della Iata, Alexandre de Juniac. La vera svolta green avverrà solo entrando nella terza era dell’aviazione, dopo quella dei fratelli Wright e la “jet age” degli anni 50. Serviranno nuovi materiali, architetture, sistemi elettrici e di propulsione, digitalizzazione avanzata e intelligenza artificiale evoluta. Ma la rivoluzione del settore, per ora, non è in vista. Si procede con innovazioni incrementali, nella speranza che il «flight shame» non si diffonda.

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