Il ruolo degli accordi aziendali

Nei contratti di secondo livello focus su premi e welfare

di Cristina Casadei


3' di lettura

Premessa la gestione politica dei negoziati sui contratti collettivi nazionali di lavoro e su quelli di secondo livello, sia aziendali, sia territoriali, è un fatto che la consulenza strategica dell’avvocato entra sempre di più nella contrattazione. Con l’obiettivo di blindare gli accordi sia sul fronte di eventuali benefici fiscali, sia su quello del loro effettivo allineamento alla normativa. Il professor Arturo Maresca, ordinario di Diritto del lavoro all’Università La Sapienza di Roma e fondatore dell’omonimo studio, da diversi decenni ha la contrattazione tra le materie di forte specializzazione. Per sottolineare il ruolo “tecnico”, il giuslavorista spiega che «la consulenza strategica degli avvocati deve rimanere lontana dalla fase della contrattazione tra le parti. È bene che se ne occupino imprese e sindacati».

Non vi è dubbio, però, che gli accordi per essere validi devono precisamente e accuratamente seguire la normativa e, per questo, data la crescente complessità, serve la consulenza del legale. In questa fase storica i punti interessanti da sottolineare sono essenzialmente due.

Il primo è rappresentato dai premi variabili. In questo caso «la normativa è diventata molto più complessa e stringente oggi rispetto a un tempo - spiega Maresca -. Deve esserci un accordo collettivo aziendale che preveda una variabilità vera del premio di fronte a incrementi di determinati parametri economici. Gli accordi devono essere fatti con molta più attenzione, perché altrimenti il rischio è che non scatti il vantaggio fiscale. La costruzione più complessa rende indubbiamente utile il punto di vista dell’avvocato». L’evoluzione normativa potrebbe non essere finita. C’è infatti la proposta della Lega sui premi di produttività che vorrebbe portare da 3 a 5mila euro il limite dei premi detassabili, fermo restando l’attuale limite di reddito di 80mila euro per beneficiare dell’incentivo fiscale.

Il secondo aspetto molto importante, forse più importante ancora dei premi, riguarda il welfare, non inteso come la trasformazione del premio in beni e servizi, ma come welfare tout court che può essere previsto dalla contrattazione collettiva, ma anche da un regolamento aziendale, e che non è assoggettato a imposta o contribuzione. Il caso più rilevante che si può citare è quello del contratto dei metalmeccanici. Il riferimento è ai piani di welfare che possono essere concessi a determinate categorie di lavoratori, come per esempio i dirigenti, o alla generalità dei lavoratoiri, e che possono contenere beni e servizi che vanno dai libri, ai corsi di inglese, alla sanità integrativa, alla previdenza complementare, alla palestra, all’abbonamento a teatro o allo stadio per vedere la Roma, per esempio. «In questo caso l’ultimo contratto dei metalmeccanici ha dato l’indirizzo. I piani di welfare hanno un enorme vantaggio, tanto per le imprese quanto per i lavoratori perché non sono sottoposti al fisco e neppure alla contribuzione. L’unico vincolo è che vengano concessi a categorie di lavoratori o alla generalità dei dipendenti. Non si tratta di premi selettivi. L’impegno economico dell’azienda può essere variamente tarato, ma ciò che è importante è che scegliendo la via del welfare si abbatte del 100% il cuneo fiscale e il costo contributivo, con un vantaggio rilevante. È un nuovo approccio alle politiche di remunerazione che non sono solo politiche monetarie». Un aspetto non sempre compreso dai lavoratori ma che rappresenta un’innovazione nella contrattazione e nella consulenza. «Gli avvocati possono essere utili per spingere verso una modernizzazione e per dare idee e soluzioni alle imprese», aggiunge Maresca. Da tempo le unioni industriali e la stessa Confindustria stanno sviluppando piattaforme dall’impostazione molto semplice e consultabili attraverso lo smartphone dove i lavoratori possono scegliere beni e servizi attingendo direttamente al proprio conto welfare. Non mancano le resistenze del sindacato che sottolinea la perdita del gettito contributivo dando in welfare gli aumenti, in un momento in cui bisogna essere molto attenti al montante contributivo. «Non bisogna però dimenticare che la destinazione del welfare - aggiunge Maresca - può essere anche la previdenza complementare».

La ricerca interattiva sugli studi legali dell'anno 2019, per settori e aree geografiche, è disponibile all'indirizzo http://lab24.ilsole24ore.com/studi-legali-2019/

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