INTERVISTA

Neil Dwane, Allianz Global Investors: «Il vero test del mercato sarà sul piano fiscale»

di Andrea Franceschi

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3' di lettura

Nel suo discorso di insediamento Donald Trump non ha fornito i dettagli del suo «fenomenale» piano di stimoli fiscali. Ciò tuttavia non ha impedito a Wall Street di aggiornare i suoi massimi storici con il Dow Jones che ha superato la soglia dei 21mila punti. «Dietro questo rally c’è un mercato che ha aspettative molto alte sui piani della nuova amministrazione» spiega Neil Dwane, global strategist di Allianz Global Investors.

Non è che la Borsa sta sovrastimando gli effetti della «Trumpeconomy»?

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Può essere ma in questo momento è ancora troppo presto per dirlo. Bisognerà vedere come queste misure passeranno al Congresso e capire quale sarà la strategia fiscale della nuova amministrazione nel suo complesso. Mi preoccupano molto gli effetti sul commercio globale che potrebbe avere la cross border tax (la proposta che, disincentivando l'import e favorendo l'export, potrebbe aprire la strada al protezionismo ndr.). Bisognerà aspettare almeno un anno per farsi un'idea più precisa. Oggi non ha senso essere troppo ribassisti o troppo rialzisti sugli Usa.

Ci sarà una «reflazione» anche in Europa? I dati sull'inflazione in Germania, tornata sui livelli ottimali per la Bce (2,2%) potrebbero spingere la Bce a rivedere il suo piano di stimoli monetari?

La mia idea è che la reflazione sia per il momento una storia solo americana e che in Europa le politiche monetarie resteranno ancora per molto tempo espansive. Con i rendimenti del mercato obbligazionario a livelli ancora storicamente bassi l'unica alternativa valida per ottenere ritorni soddisfacenti a mio modo di vedere resta il mercato azionario.

Le Borse europee hanno valutazioni decisamente a sconto se confrontate con Wall Street. Perché c'è questo divario?

Il mercato azionario continentale sconta diversi fattori di debolezza. La fragilità del settore bancario, quello italiano in particolare, e l'incertezza politica in vista delle elezioni dei prossimi mesi. Ciò detto l'economia europea sta dando segnali incoraggianti come dimostrano i recenti dati macro. Se si esclude il settore bancario, su cui permangono ancora molte incertezze, vedo opportunità interessanti in Europa. Anche alla Borsa di Milano dove ci sono diverse società a forte vocazione esportatrice da cui potrebbero arrivare sorprese sul fronte dei conti».

E le banche? C'è la possibilità di una risoluzione della crisi dei bilanci? Cosa pensa della proposta di Andrea Enria (Eba) di una «bad bank» sui crediti deteriorati?

Sono molto scettico sull'idea di una soluzione europea alla crisi delle banche. Soprattutto se arriva dall'Eba che ha promosso UniCredit per cinque volte agli stress test senza accorgersi che aveva problemi di capitale. La mia idea è che lo Stato italiano si faccia carico della ricapitalizzazione del settore bancario.

A costo di sforare sui parametri di bilancio. Il governo italiano non dovrebbe farsi troppi problemi a combattere questa battaglia a Bruxelles.

C'è un crescente scetticismo a livello di opinione pubblica verso le istituzioni comunitarie. Come vede l'attuale situazione politica in vista di delicate scadenze elettorali come quella francese?

L’ascesa di movimenti populisti non è la malattia ma il sintomo di una malattia. Il segnale di un malessere dei cittadini verso un progetto (quello dell'Unione europea) che non ha rispettato la promessa di un miglioramento per la qualità della vita. A mio modo di vedere ci sono tre scenari possibili. Quello peggiore è senz'altro l'implosione della zona euro a seguito di un'uscita della Francia. La ridenominazione in franchi del debito pubblico francese ipotizzata da Marine LePen rischia di provocare contraccolpi sistemici al cui confronto il crack della Lehman Brothers è una passeggiata. Quello migliore invece comporta una tenuta del fronte europeista e un'evoluzione del progetto comunitario verso una maggiore integrazione. La realizzazione del sogno degli Stati Uniti d'Europa. Poi c'è un terzo scenario, che considero il più probabile, secondo cui l'Unione europea continua ad esistere con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi.

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