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Neil Gaiman e il colore della pelle degli «American gods»

La terza stagione della serie televisiva American gods va in onda su Amazon Prime

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Mr. Wednesday, interpretato da Ian McShane, ovvero il dio Odino, e Ricky Whittle nei panni dell’ex galeotto Shadow Moon, suo figlio

4' di lettura

La terza stagione di American gods, serie televisiva di culto, ritratto democratico e multirazziale degli Stati Uniti, andrà in onda su Amazon Prime dall’11 gennaio, in tempo per abbracciare idealmente l’insediamento il 20 gennaio prossimo di Joe Biden. «Non siamo ancora entrati nella nuova era. Trump è ancora rinchiuso nel bunker a lucidare il suo revolver, incerto se puntarlo contro se stesso o contro qualcuno là fuori», scherza Neil Gaiman, l’autore del romanzo omonimo, da cui la serie di culto, ideata da Bryan Fuller e Michael Greenin, è stata tratta.

Classe 1960, originario di una cittadina portuale del Sud della Gran Bretagna, cosa sa un inglese dell’America e dei suoi dei? «Quando sono arrivato negli Stati Uniti negli anni Novanta pensavo di avere in tasca il Paese, perché ero cresciuto mangiando libri e televisione americana. Ma mi sono accorto subito dell’autoinganno. American gods è nato dalla mia necessità di capire cosa rendesse l’America un posto così speciale, così strano. Nel romanzo (uscito nel 2001, n.d.r.) ho riversato quello che succedeva a me: un immigrato che si sentiva trattare da altri immigrati, convinti di essere i veri americani, come il diavolo e a cui rinfacciare di essere un outsider. Uno contro l’altro, come vogliono i politici».

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Un Gesù messicano

Sulla scia di Trump, che ha diviso i figli dai genitori al confine con il Messico: «Sono molto orgoglioso di una particolare sequenza della prima stagione, in cui alcuni messicani, durante il tentativo di attraversare il confine con gli Stati Uniti, vedono apparire loro un Gesù messicano in veste di protettore e salvatore. Ma dura un attimo, perché Gesù viene colpito dagli spari provenienti alla camionetta della polizia di confine. È una scena molto forte che può essere recepita in modo opposto: è giusta, per chi crede che le forze dell’ordine stiano facendo il proprio dovere e di pesante denuncia per chi vede nei migranti solo degli esseri umani».

La terza serie di «American Gods» in onda su Amazon Prime

La terza serie di «American Gods» in onda su Amazon Prime

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In American gods gli dei scesi sulla terra hanno le sembianze di persone di provenienze e colori della pelle diversi. Nonostante la loro sovrumanità, sono corrosi da dubbi e insicurezze e sono fallaci soprattutto nei rapporti umani, come rivela la relazione difficile tra l’ex carcerato Shadow Moon (Ricky Whittle), al servizio di Mr. Wednesday (Ian McShane), ovvero Odino, suo padre. Sono divinità trasandate e piene di cicatrici, come gli ultimi tra gli uomini; sono il frutto di un sincretismo religioso tra la mitologia nordeuropea e quella dei nativi americani. Dalla mitologia mediterranea hanno preso solo la litigiosità e la propensione a combinare pasticci. «Era più difficile giustificare l’idea che antichi greci e romani fossero approdati in America, mentre sappiamo con certezza che i vichinghi arrivarono dall’Islanda. Anche se in Mississippi sono stati trovate antiche monete romane. Chissà».

Gaiman negli Stati Uniti è così famoso da aver interpretato se stesso in una puntata dei Simpson, ma nel suo comportamento non c’è traccia di sussiego. Nella camera virtuale in cui il Sole 24 Ore è risucchiato dal lato opposto dell’Atlantico, Gailman è polite come un english gentleman, con l’additivo della modalità iperfriendly degli yankee, che fa apparire loro onorati di parlarti. In realtà Gaiman non ha nessun bisogno di cercare consensi. Prima di affermarsi come scrittore è stato lui stesso un dio (vocabolo scelto non a caso) alla Dc Comics, dove ha sfondato con Sandman, personaggio fantasy della linea Vertigo. Ha continuato a inanellare successi con gli eroi mistici di The Books of Magic (1990), diversificando poi la sua ridondante creatività in favole e storie per l’infanzia, drammi radiofonici, testi per canzoni e romanzi che sono diventati sceneggiature televisive come Good Omens (1990), scritto a quattro mani con Terry Pratchett, il cui titolo in italiano, Buona Apocalisse a tutti! , dà già l’idea della materia incandescente trattata. Seguono Nessun dove (1996), Stardust (1998), Coraline (2002, da cui è stato tratto nel 2009 Coraline e la porta magica). Nel recente Questa non è la mia faccia. Saggi sparsi su leggere, scrivere, sognare e su un mucchio di altra roba (Mondadori, 2019), si intuisce un pizzico della sua poliedrica personalità.

Marylin Manson

Oltre ad essere scrittore di successo e fumettista, ha gettato vari ponti con il mondo della musica: collabora con Alice Cooper, per il quale ha scritto il concept album The Last Temptation, la sua seconda moglie è la cantante e performer Amanda Palmer e in American gods ha voluto Marylin Manson.

Girata con larghezza di mezzi e un’ottima regia, la terza stagione di American gods racconta lo scontro tra gli dei della mitologia antica e quelli della nuova tecnologia, mescolando il thriller a un fantasy assai crudo, che non lesina in splatter e horror. Vi è una scena, di una potenza immaginifica notevole, in cui l’antica (si fa per dire, visto che è interpretata dalla modella Dominique Jackson) dea Mrs World nel cedere alle voglie di un homo novus lo ingoia attraverso gli organi genitali, come un cobra con un topolino.

Gaiman per questa avventura ha abdicato alla funzione di showrunner, che si è trovato a esercitare per Good Omens. Fare lo showrunner, figura ancora non frequente in Italia, che si avvicina a quella del capocomico teatrale novecentesco, un tuttofare senza il quale le serie non possono andare avanti, è per lui troppo usurante: «Preferisco rimanere uno scrittore perché quando immagino una scena nessuno viene a contestarmi che non ci sono i soldi. Trovo invece magnifico stare sul collo dello showrunner a questionare ogni sua decisione. E quando va tutto a rotoli dirgli trionfante: te l’avevo detto io!». E ride.

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