RAPPORTO ICE

Nel 2016 investimenti esteri in Italia in ripresa: + 50%

di Andrea Carli

(Mirco Toniolo / AGF)

3' di lettura

Nel 2016 le imprese estere partecipate da imprese italiane (considerando sia le partecipazioni di controllo, sia quelle paritarie e minoritarie) sono state 35.684, frutto delle iniziative di 13.907 soggetti investitori, mentre le imprese italiane partecipate da imprese multinazionali estere sono 12.743, con l'intervento di 6.704 investitori esteri. È quanto emerge dal Rapporto Ice “Italia Multinazionale”, presentato questa mattina a Roma alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto e del Presidente dell’Ice, Michele Scannavini.

Sull’internazionalizzazione l’Italia insegue i partner europei
L’Italia ha registrato nel 2016 una crescita degli investimenti esteri in entrata del 50%, raggiungendo i 29 mld di dollari e conquistando 5 posizioni nel ranking mondiale, dove è ora tredicesima. Nonostante una ripresa dei flussi di investimenti diretti esteri in uscita e in entrata a partire dal 2013, il report sottolinea che «il grado di internazionalizzazione, sia attiva che passiva, del Paese continua a essere di molto inferiore a quello dei suoi maggiori partner europei».

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Divari elevati
Per quanto riguarda l'internazionalizzazione attiva dell’Italia, a fine 2016 il rapporto percentuale tra lo stock di Ide (investimenti diretti esteri) in uscita e prodotto interno lordo (Pil) era pari al 24,9%, valore inferiore alla metà della media UE-28 (55,5%) e dell’intera Europa (59,8), nonchè a quelli di Francia (51,1) e Regno Unito (54,9) e largamente inferiore anche a quelli di Spagna (41,9) e Germania (39,4 per cento). Anche sul lato degli investimenti dall’estero la posizione dell’Italia appare modesta, come riflesso della persistente bassa attrattività internazionale del Paese. Il rapporto tra stock di IDE in entrata e Pil (18,7 per cento nel 2016) rimane significativamente inferiore alle medie mondiale (35 per cento), dell'Europa (49,3 per cento) e dell’UE (46,7 per cento), nonché a quello dei principali competitors europei (Regno Unito 45,5 per cento, Spagna 45,2 per cento, Francia 28,3 per cento e Germania 22,2 per cento). L’indagine mette in evidenza che i divari con gli altri paesi europei rimangono elevati, pur avendo l’Italia sfortunatamente “beneficiato” di una significativa contrazione del Pil, ovvero del denominatore dell’indicatore considerato.

Rapporto tra stock di IDE e PIL nei principali paesi UE, 1990-2016
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Investimenti diretti alle economie avanzate vicino al massimo storico 2007
Gli investimenti diretti esteri mondiali, negli ultimi anni, sono cresciuti più di Pil ed export, diventando uno dei principali fattori trainanti della globalizzazione. Gli investimenti diretti alle economie avanzate sono tornati vicino al massimo storico del 2007 grazie soprattutto alle operazioni di M&A. Gli Stati Uniti si confermano il primo paese investitore all’estero nel 2016, con 299 miliardi di dollari, seguiti dalla Cina (183 mld) e dai Paesi Bassi (174 mld) mentre i flussi in uscita dall’Europa registrano una contrazione di oltre il 20 per cento, a causa degli andamenti negativi di Irlanda, Germania e dei paesi non Ue.

Usa principale paese di destinazione degli investimenti in entrata
Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri in entrata, gli Stati Uniti sono anche il principale paese di destinazione (391 mld di dollari), seguiti da Regno Unito (254 mld) e Cina (134 mld). In questo scenario si registra la ripresa dell’Italia, confermata da un +35% di nuovi progetti di investimento, per un numero complessivo di 181 (valore massimo del periodo post-crisi). Questo dato - sottolinea il report Ice - assume maggiore rilievo se si considera che nell’ultimo anno solo la Spagna, tra i grandi paesi dell’Europa occidentale, ha registrato una crescita (+33%), mentre Francia (-8%), Regno Unito (-12%) e Germania (-59%) hanno evidenziato cali più o meno ampi.

Flussi di investimenti diretti esteri in uscita dai principali paesi UE, 1990-2016
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