RAPPORTO ICE

Nel 2018 export trainato dai mercati Ue (+4,1%) ma crescono India, Usa e Canada

Sul rallentamento nelle aree extra-Ue hanno influito l’apprezzamento dell’euro, l’aumento delle tensioni nelle politiche commerciali e la debolezza di alcune tradizionali aree di sbocco nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Resta limitata la quota di mercato in Cina (0,9 per cento) a fronte della grande dimensione e forte crescita dei consumi di questo paese

di Andrea Carli

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L’Italia è per la Cina solo il quarto partner commerciale tra i paesi Ue (dopo Germania, Regno Unito e Francia) e il 24esimo a livello mondiale (fotogramma)

Sul rallentamento nelle aree extra-Ue hanno influito l’apprezzamento dell’euro, l’aumento delle tensioni nelle politiche commerciali e la debolezza di alcune tradizionali aree di sbocco nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Resta limitata la quota di mercato in Cina (0,9 per cento) a fronte della grande dimensione e forte crescita dei consumi di questo paese


4' di lettura

Nel 2018 la crescita delle esportazioni italiane è stata trainata dal mercato dell’Unione Europea (+4,1 per cento) più che dalle aree extra-Ue (+1,7 per cento), ma aumenti consistenti sono stati registrati anche in India, Stati Uniti e Canada. Sul rallentamento nelle aree extra-Ue hanno influito anche l’apprezzamento dell’euro, l’aumento delle tensioni nelle politiche commerciali e la debolezza di alcune tradizionali aree di sbocco nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

È quanto emerge dal Rapporto Ice 2018 - 2019, dal titolo “L’Italia nell’economia internazionale”, giunto alla 33esima edizione, e presentato oggi pomeriggio a Napoli alla presenza del vicepremier Luigi Di Maio, del Sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Michele Geraci e del presidente di Istat Gian Carlo Blangiardo. Nell’occasione è stato presentato anche l’Annuario commercio estero e attività internazionali delle imprese edizione 2019, frutto della collaborazione tra Istat e Ice. «Nonostante un contesto del commercio mondiale caratterizzato da dinamiche frenanti, l’export italiano è aumentato del 16,9% nel periodo 2008-2018, sebbene il Pil italiano a fine anno scorso fosse ancora del 3.1 per cento inferiore al precrisi», ha sottolineato Carlo Maria Ferro, presidente di Ice.

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Germania e Francia principali mercato di sbocco
Secondo l’annuario statistico dell’Istat, Germania e Francia si confermano nel 2018 i principali mercati di sbocco delle vendite di merci italiane, con quote pari, rispettivamente, al 12,6% e al 10,5% delle esportazioni nazionali. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner, con una quota del 9,2%; seguono Spagna (5,2%) e Regno Unito (5,1%). Tra i principali paesi, i mercati di sbocco più dinamici nel 2018 (incremento della quota sulle esportazioni nazionali pari o superiore a 0,2 punti percentuali rispetto al 2017) sono Svizzera, Paesi Bassi e Stati Uniti.

EXPORT ITALIANO IN CRESCITA DEL 16,9% IN DIECI ANNI

Andamento export italiano e crescita del Pil nel periodo 2008-2018. (Fonte: elaborazioni ICE su dati Banca d'Italia)

EXPORT ITALIANO IN CRESCITA DEL 16,9% IN DIECI ANNI

L’export rappresenta il 32% del Pil
Il Rapporto redatto dall’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane fa il punto sulla capacità del Made in Italy di conquistare nuovi mercati, e individua i paesi (e i consumatori) a cui le aziende guardano. Il contesto è quello di un export italiano di beni e servizi che oggi rappresenta circa il 32 per cento del Pil e contribuisce a un saldo positivo della bilancia commerciale di 44 miliardi di euro, pari al 2,2 per cento del Prodotto interno lordo. Nei primi cinque mesi di quest’anno la crescita dell’export italiano sull’analogo periodo dell’anno precedente è stimata del 4 per cento (fonte Istat), nonostante un contesto del commercio mondiale colpito dal protrarsi dei già indicati fattori di incertezza, cui si aggiunge un generale rallentamento del settore mondiale dell’automobile.

Italia nono esportatore al mondo
L’Italia è il nono paese esportatore al mondo con una quota di mercato del 2,9 per cento nel 2018. La seppur lieve ripresa registrata dalla quota di mercato mondiale delle esportazioni italiane negli ultimi anni, si legge nel report, si deve essenzialmente ai risultati brillanti conseguiti nel Nord America e in alcuni mercati asiatici, come il Giappone e la Corea del Sud. Il Nord America e l’Asia orientale sono anche le aree in cui sono aumentati maggiormente sia il numero delle imprese italiane presenti con le proprie esportazioni, sia il valore medio delle vendite per impresa.

Limitata la quota di mercato in Cina
Sulla Cina i margini di miglioramento sono ampi. Resta infatti più limitata la quota di mercato nel gigante asiatico(0,9 per cento) a fronte della grande dimensione e forte crescita dei consumi di questo paese. L’Italia è per la Cina solo il quarto partner commerciale tra i paesi Ue (dopo Germania, Regno Unito e Francia) e il 24esimo a livello mondiale. La Cina, sottolinea l’indagine, è «un’opportunità, un grande mercato in forte crescita e il Sistema Italia vuole aiutare le imprese a esportarvi di più. Vediamo grandi spazi di collaborazione nei macchinari, nella moda, nell’agroalimentare, nell’e-commerce e, in collaborazione con la Cina, in paesi terzi dell’Africa e del Sudest asiatico in particolare».

Macchinari, prodotti tessili e mezzi di trasporto trainano l'export

I principali settori dell'export italiano

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I settori trainanti: farmaceutico, Ict e sistema moda
Quali sono i settori che trainano l’export italiano? Le migliori performance nel mondo sono state realizzate in quelli che producono beni intermedi, nel farmaceutico, nell’Ict e nel sistema moda che hanno fatto registrare tassi di crescita superiori alla media. In tutti i principali settori del made in Italy i valori unitari delle esportazioni continuano a crescere più dei prezzi. Questo divario, osserva l’indagine, «può essere considerato un segno del miglioramento qualitativo del mix di prodotti esportati, anche per effetto del processo di selezione competitiva delle imprese e dell’ulteriore miglioramento della percezione del made in Italy tra i consumatori internazionali». Nel settore dei servizi le esportazioni italiane sono aumentate del 5,5 per cento nel 2018, trainate soprattutto dal turismo, mentre la crescita è risultata più debole nei servizi alle imprese. Nel complesso del terziario, la quota di mercato mondiale dell’Italia ha frenato la tendenza declinante in corso da molti anni ed è rimasta invariata al 2,1 per cento, un livello comunque più basso di quello registrato negli scambi di merci.

In prima linea imprese di piccola e media dimensione
L’economia italiana è fortemente caratterizzata da una grande presenza di piccole e medie imprese; non sorprende - si legge ancora nel report - guardando alla classe dimensionale delle aziende esportatrici che, a confronto con gli altri principali paesi dell’Eurozona, la distribuzione delle esportazioni in Italia sia fortemente orientata verso le imprese di piccola e media dimensione. Le circa 9.600 medie imprese italiane hanno fatto registrare nel 2016 un valore delle esportazioni di 11 milioni per impresa, quasi il doppio di quello delle medie imprese francesi, spagnole e tedesche. Il riflesso di questa caratteristica è l’alto numero di esportatori abituali, un totale di 125.920 nel 2017, e l’opportunità, anche con il supporto del Sistema Paese, di espanderne ulteriormente il numero.

Nord-Sud: export a due velocità
L’indagine mette in evidenza un punto debole del sistema: rimangono pronunciate le disparità territoriali delle esportazioni italiane di merci, con il 40 per cento proveniente dall’Italia nord-occidentale, il 33 per cento dall’Italia nord-orientale, il 16 per cento dall’Italia centrale e solo l’11 per cento dal Mezzogiorno. Può apparire positivo l’incremento registrato nel 2018 delle esportazioni dal Mezzogiorno (14,7 per cento); tuttavia questo dato appare collegato a fattori specifici (come il valore dei prodotti raffinati del petrolio esportati dal Sud) piuttosto che a segnali di sviluppo strutturale.

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