aumentato il conferimento in discarica

Nel 2019 salita del 13% la raccolta differenziata di plastica, durante il lockdown +8%

La quarantena ha modificato i comportamenti dei consumatori, che hanno privilegiato l’acquisto di generi alimentari imballati, incrementato gli acquisiti online e del cibo da asporto

Aumentano le bioplastiche ma c'è ancora tanta plastica nell'umido

La quarantena ha modificato i comportamenti dei consumatori, che hanno privilegiato l’acquisto di generi alimentari imballati, incrementato gli acquisiti online e del cibo da asporto


3' di lettura

Nel periodo del lockdown legata all’emergenza coronavirus c’è stato un incremento dell’8% dei quantitativi di rifiuti di imballaggio in plastica gestiti da Corepla nel bimestre marzo-aprile 2020, in rapporto allo stesso periodo del 2019. Un aumento risultato in controtendenza rispetto alla riduzione dei consumi (-4%) e alla produzione dei rifiuti urbani (-10/14%) dello stesso periodo. Uno studio condotto da Corepla (Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) e Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha fotografato la reazione del sistema di raccolta e riciclo degli imballaggi nel periodo di restrizioni imposto dal lockdown di marzo e aprile 2020. Al consorzio aderiscono 2.572 aziende con una filiera composta da 35 centri di selezione, 77 impianti di riciclo e 32 preparatori ed utilizzatori di combustibile da rifiuti.

La quarantena ha modificato le abitudini degli italiani

La quarantena, ha spiegato lo studio, ha indotto «importanti modifiche nei comportamenti dei consumatori, che hanno privilegiato l’acquisto di generi alimentari imballati, incrementato gli acquisiti online e del cibo da asporto. Nel secondo bimestre 2020 sono cresciuti anche i quantitativi sia dei rifiuti di imballaggio avviati a riciclo sia di quelli valorizzati tramite recupero energetico».

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Lockdown, bloccata l’esportazione di 16mila tonnellate di rifiuti

Nello stesso periodo è emersa una forte criticità sia a causa della chiusura delle attività commerciali e produttive, sia per il brusco arresto dell’export dei rifiuti urbani: in 7 settimane di lockdown è stata bloccata l'esportazione di oltre 16.000 tonnellate di rifiuti urbani. In più, il blocco quasi totale del settore delle costruzioni ha fortemente ridotto l’utilizzo della porzione di imballaggi non riciclabili meccanicamente (Plasmix) come combustibile nei cementifici (il settore rappresenta il 75% circa dell’utilizzo del Plasmix). Queste cause, unite alla saturazione della capacità disponibile negli impianti nazionali nel secondo bimestre 2020, hanno provocato da una parte l’aumento della quota di rifiuti di imballaggio destinata a riciclo in impianti esteri (+27%, pari a 3mila tonnellate) e dall’altra, la crescita della percentuale conferita a termovalorizzazione.

Aumentato il conferimento in discarica

Il report spiega che la chiusura di alcune settori operativi utilizzatori di materie prime seconde, le forti difficoltà nella movimentazione delle merci e la ridotta capacita disponibile negli impianti di termovalorizzazione hanno spinto, come ultima ratio, anche alla crescita del conferimento in discarica (circa 42mila tonnellate in più rispetto all'anno precedente). Il sistema «ha dato prova di grande resilienza, riuscendo a individuare soluzioni senza ulteriori ripercussioni sulla collettività per garantire lo svolgimento del servizio essenziale anche in un momento di enorme criticità». Il report precisa che la tenuta del sistema è stata garantita grazie a interventi straordinari in assenza dei quali la filiera avrebbe rischiato la chiusura e che hanno evidenziato le carenze strutturali impiantistiche e del mercato nazionale delle materie prime seconde, rispetto alle quali occorrerà lavorare di concerto con le istituzioni per evitare crisi future.

Nel 2019 +13% nella raccolta di plastica in modo differenziato

Nel 2019 sono state oltre 1.370.000 le tonnellate di plastica raccolte in modo differenziato, ovvero il 13% in più rispetto al 2018. Un nuovo record in termini di quantità trattata, che porta l'Italia ad un procapite medio annuo di 22,8 kg. A guidare la classifica Valle d'Aosta e Sardegna, con oltre 31 kg per abitante. «Un risultato mai raggiunto prima – ha dichiarato il presidente di Corepla Antonello Ciotti - per gli oltre 7mila comuni che hanno avviato il servizio di raccolta. Con una media di circa 23 kg /abitante anno di raccolta differenziata il sistema italiano del riciclo degli imballaggi in plastica è tra i primi in Europa».

Raccolta capillare nel paese

Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.345 i Comuni serviti (92%) e 58.377.389 i cittadini coinvolti. Il valore economico direttamente distribuito dal Consorzio ammonta complessivamente a 760 milioni di euro, dove la quota di valore principale resta quella destinata ai Comuni o convenzionati da loro delegati. Nel corso del 2019 il corrispettivo riconosciuto da Corepla ai Comuni italiani o ai loro operatori delegati ha infatti raggiunto i 400 milioni di euro. Oltre 185 milioni sono stati destinati agli impianti che selezionano gli imballaggi dividendo la plastica per polimero e alcuni polimeri come il Pet anche per colore, dando così maggior valore al prodotto selezionato.

Riciclate più di 617mila tonnellate di imballaggi in plastica

Lo scorso anno sono state riciclate 617.292 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, prevalentemente provenienti da raccolta differenziata urbana (sono incluse le quantità provenienti dalle piattaforme da superfici private e dai Consorzi autonomi). Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora non possono essere riciclati. Il consorzio ha avviato a recupero energetico 445.812 tonnellate che sono state utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili. ll materiale avviato dal consorzio a recupero è stato destinato per il 75% a cementifici (41% in Italia e 34% all'estero) e per il restante 25% a termovalorizzazione.

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