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Dove investire nel 2020: puntare sulle azioni con una «rotazione intelligente»

Gli esperti delle banche d’affari sono moderatamente positivi sull’azionario per il 2020 dopo il rally dell’anno che sta per chiudersi. Ma con molti distinguo e con numerosi fattori di rischio da tenere in considerazione, dalle elezioni Usa al rallentamento del ciclo economico. Le opportunità da cercare tra i titoli «value», trascurati da 10 anni, e i ciclici

di Chiara Di Cristofaro

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(AFP)

4' di lettura

La parola d’ordine per i mercati azionari del 2020 sarà la selezione. Dopo un anno che sta per chiudersi con successo per tutte le classi di investimento, per l’anno che verrà sarà importante saper scegliere, visto che gli asset finanziari a questo punto sono tutti piuttosto cari e che il quadro sarà comunque caratterizzato da incertezza e maggiore volatilità.

Se da un lato il rischio recessione sembra scampato e le tensioni tra Stati Uniti e Cina si sono allentate, i fattori da tenere d’occhio non mancano. A partire dalle elezioni americane, che terranno banco fino al prossimo novembre, per proseguire con le politiche monetarie delle banche centrali che hanno garantito finora la liquidità ma che certo non possono sorprendere a tempo indeterminato e per finire con una congiuntura comunque in rallentamento.

In questo contesto, secondo le principali banche d’affari, vale ancora la pena scommettere sull’azionario nonostante i recenti massimi delle Borse mondiali, ma sarà fondamentale selezionare i giusti settori e concentrarsi sui fondamentali.

Recessione scampata?
Nell’anno che sta per chiudersi le Borse si sono mosse senza considerare gli indicatori macro: al rallentamento globale, cioè, non ha corrisposto un mercato azionario in discesa. Per il 2020 le previsioni sono più rosee: la recessione – almeno per ora – appare scampata: «Ci aspettiamo una moderata riaccelerazione della crescita all’inizio dell’anno in un quadro di diminuzione dei rischi geopolitici, stabilizzazione del rallentamento cinese e impatto sulla domanda dell’effetto ritardato dell’espansione monetaria globale», secondo l’Outlook 2020 di Ubs.

Anche per State Street, «il 2020 non sarà un anno di recessione. Ci aspettiamo che la ripresa economica globale prosegua» con un Pil reale mondiale a +3,4%. Per Shroeders la crescita si fermerà al 2,6%, comunque migliore rispetto alle previsioni, con una media tra le banche d’affari che si aggira intorno al +3%. Il tutto, ovviamente al netto di possibili e ipotetici scenari di shock e comunque con l’attenzione che deve restare alta sull’inflazione.

Politica monetaria e politiche fiscali sotto la lente
Le principali banche centrali hanno rassicurato sul mantenimento di politiche accomodanti, con la nuova presidente della Bce Christine Lagarde intenzionata a seguire sul percorso intrapreso da Mario Draghi con un possibile nuovo taglio nel 2020. Tuttavia, scrivono gli esperti di Equita, «nel 2020 dubitiamo che le banche centrali potranno nuovamente sorprendere i mercati con azioni accomodanti come quelle che hanno alimentato il rally di quest’anno». A questo punto, quindi, la palla passa ai governi e alle politiche fiscali: «Le banche centrali hanno esaurito gli strumenti a loro disposizione – dicono gli analisti di Fidelity – ci aspettiamo che l’attenzione sia puntata sulle politiche fiscali». Secondo gli analisti, «stiamo probabilmente sottostimando il margine di manovra fiscale di Cina e Stati Uniti, mentre le banche centrali in Giappone ed Europa stanno spingendo i propri governi ad aumentare la spesa».

Azionario sì, ma vanno colte le opportunità
In questo contesto, quindi, va messa in conto una certa volatilità che potrà caratterizzare i mercati nel 2020, ma «ci sono buoni motivi per mantenere l’esposizione all’azionario globale nel 2020», secondo Franklin Templeton. Dello stesso avviso Blackrock, che si conferma «moderatamente ottimista» sull’azionario globale, sottolineando che le valutazioni sono ancora a livelli ragionevoli. Anche per Franklin Templeton «a fine 2019 i principali mercati azionari scambiavano a livelli inferiori ai P/E (rapporto prezzo/utili) prospettici medi di lungo periodo». Fanno eccezione solo gli Stati Uniti. Se azionario deve essere, Blackrock consiglia di puntare sui mercati emergenti e sulle azioni giapponesi e anche Ubs ritiene che il quadro sia «molto favorevole per le azioni emergenti in generale». L’azionario quindi resta un investimento da considerare, ma con alcuni importanti distinguo: Amundi non si aspetta un aumento sensibile del prezzo delle azioni ma sottolinea che «una rotazione dei temi azionari potrebbe invece riservare opportunità».

Value e Growth: su cosa puntare?
Una rotazione dai titoli growth a quelli value, per Amundi, avrebbe «effetti positivi su settori trascurati come il settore bancario dell’Ue o quello auto». Proprio l’Europa guadagnerebbe da questa rotazione, perché è prevalentemente un mercato value. I titoli value sono quelli di società che operano in mercati più maturi (energia, telecom, tabacco) il cui valore è quello di dare dividendi stabili nel tempo. Questi titoli, sottolinea Franklin, sono stati trascurati negli ultimi 10 anni a favore di titoli growth, quelli cioè con rapporto prezzo/utili più elevato, e possono riservare delle sorprese positive nei prossimi mesi. «Se la crescita dovesse recuperare terreno nel 2020 – dicono da Fidelity – i titoli ciclici e value, trascurati in passato, potrebbero tornare in auge, a eccezione delle banche. Il pricing della materia prima – ossia i tassi di interesse - rimarrà estremamente basso e non è escluso che scenda ancora». Per Ubs, proprio in questo quadro di tassi ancora in discesa a sostegno delle quotazioni azionarie, le stime sugli utili per azione del 2020 sono «ambiziose».

«In qualità di stock picker – dice Ubs – ci concentriamo sulle società dove il potenziale di crescita degli utili è trainato da fattori specifici aziendali o dalla crescita secolare, anziché fare affidamento sui fattori ciclici che esulano dal controllo delle società». Tuttavia, anche se l’attuale posizionamento del mercato sui titoli growth a favore dei titoli value appare eccessivo, Ubs non si aspetta che il value riesca a battere il growth nel 2020.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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